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Il caso

Maxi furto di vino alla cantina Antinori: l’ombra del mercato nero e come è avvenuta l’azione dei ladri – «Colpo mirato e studiato»

di Maria Meini

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Foto d'archivio

È il furto più ingente di vini pregiati mai messo a segno in Italia, un colpo al cuore alla cantina Antinori: 30mila bottiglie tra Tignanello, Solaia e Guado al Tasso. Valore stimato 5 milioni di euro

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AREZZO. È il furto più ingente di vini pregiati mai messo a segno in Italia, un colpo al cuore alla cantina Antinori, simbolo d’eccellenza dell’enologia italiana (e toscana): nel fine settimana tra il 2 e il 4 ottobre, un commando di almeno sette ladri mascherati si è introdotto di notte nel deposito della tenuta “La Braccesca” di Cortona, in provincia di Arezzo, e ha caricato su due bilici 30mila bottiglie tra Tignanello, Solaia e Guado al Tasso. Valore stimato 5 milioni di euro. Le tre etichette sono tra le più rappresentative dell’azienda e tra le più ricercate dal collezionismo internazionale. Ma anche must di attrazione nel mercato parallelo dei luxury brand del vino. Un grosso buco nero che non conosce confini.

Il colpo record 

Furti di vini di alta gamma si sono verificati in Francia, nelle domaine più esclusive, e in Italia (di recente in Piemonte). Ma questo in casa Antinori è un colpo record per entità economica e quantitativa mai registrato in Italia. Le 30.000 bottiglie, dai 150 ai 380 euro a bottiglia, appartenevano tutte all’annata 2023, una delle migliori degli ultimi anni. Tra queste figurano 10.000 bottiglie di Solaia, oltre a carichi di Tignanello e Guado al Tasso. Tignanello è uno dei primi Supertuscan, vero oggetto del desiderio in Paesi come la Russia, gli Usa, la Gran Bretagna, prodotto nel Chianti classico, come il Solaia. Guado al Tasso nasce invece nell’omonima cantina di Bolgheri.

Come è avvenuto il furto 

Tutte bottiglie dotate del sistema anti contraffazione adottato dall’azienda. Un colpo su commissione? Gli inquirenti ipotizzano l’azione di una banda specializzata, professionisti nel mercato nero dei vini di lusso, che potrebbero aver agito su richiesta. Di sicuro un commando di almeno sette persone esperte che ha pianificato l’azione nei minimi dettagli. Disattivati i sistemi d’allarme, i banditi hanno messo fuori uso le telecamere di sorveglianza della cantina e utilizzato i muletti della stessa azienda per caricare i bancali, o europallet, di vino tra cui bottiglie di grande formato, Magnum e Jeroboam, su due grossi camion.

Si sta parlando di almeno 55 bancali formati da 5mila scatole da sei bottiglie ciascuna. Una montagna di vino. Chi può aver commissionato un furto di tale entità, che impone un’organizzazione quasi “militare” nell’esecuzione? Ci sono elementi concreti che fanno ritenere che il furto sia stato selezionato in modo mirato e non casuale?

«La scelta delle etichette sottratte costituisce un elemento concreto che fa ritenere il furto selezionato e non casuale – confermano dall’azienda Antinori -: i ladri si sono concentrati su vini di elevato valore e forte riconoscibilità sul mercato. Dalle prime immagini disponibili emerge l’azione di almeno sette persone, mascherate, che sono entrate nel magazzino di Cortona dopo aver disattivato il sistema di allarme. Le modalità osservate fanno apparire l’azione organizzata, mirata e condotta con particolare attenzione».

Su come è stato possibile violare i sistemi di sicurezza, Marchesi Antinori non si sbilancia. «È ancora prematuro trarre conclusioni - afferma -. Il sistema di sicurezza del magazzino era stato aggiornato circa tre anni fa. Stiamo analizzando con attenzione quanto accaduto, saranno le indagini a fare chiarezza».

Rischio di vendita sul mercato secondario 

Le modalità dell’azione e la selettività del bottino sono oggetto di approfondimento, per accertare se «vi siano stati una pianificazione specifica, una conoscenza preventiva della struttura o un’eventuale commissione del furto». Esiste il rischio che le bottiglie rubate vengano rivendute attraverso canali ufficiali o sul mercato secondario? «È probabile – dicono dall’azienda – che le bottiglie sottratte possano essere reimmesse sul mercato». Non quello regolare, perché «i canali ufficiali di distribuzione sono presidiati attraverso il rapporto diretto con importatori, distributori e partner commerciali». Inoltre le bottiglie sono tutte dotate del sistema anti contraffazione.

Un’ultima ricaduta. Non di poco conto: il furto potrebbe far mancare il vino sul mercato ufficiale. Vista la disponibilità limitata di queste etichette rispetto alla domanda del mercato, infatti, «il quantitativo sottratto avrà certamente un impatto su specifiche allocazioni». Ma «stiamo lavorando per gestire la situazione attraverso un’attenta pianificazione commerciale, per garantire la maggiore continuità possibile ai nostri partner e ai diversi mercati». 

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