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Livorno, la rinascita di Victor dopo il dramma dell'incidente: «È stato un calvario, questo lavoro è il mio riscatto»

di Martina Trivigno

	Victor Faria Freitas è stato assunto come autista dalla “In Associazione”
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Victor Faria Freitas è stato assunto come autista dalla “In Associazione”

Il 42enne fu vittima di un incidente nel 2013 e perse l’uso delle gambe. Adesso la “In Associazione” lo ha assunto come autista: «Ho riconquistato la libertà»

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LIVORNO. Il volante stretto tra le mani, la sedia a rotelle dietro di sé e una nuova strada davanti, tutta da percorrere. Victor Faria Freitas, 42 anni, oggi guida per lavoro i mezzi della “In Associazione Aps”, il cui presidente è Fabrizio Torsi, e accompagna persone con disabilità.

Un traguardo che per lui vale molto più di un’assunzione: è il risultato di 13 anni trascorsi a ricostruire, pezzo dopo pezzo, una vita che il 24 settembre 2013 un incidente in moto aveva completamente stravolto. «Questo per me è il riscatto più bello – racconta – perché significa tornare ad avere il più possibile una vita normale».

Quella parola, “normale”, Victor la pronuncia senza illusioni. Sa che dopo una lesione midollare niente torna davvero come prima. Ma sa anche che una vita può ripartire e riempirsi di nuovo di cose che sembravano perdute: la libertà di guidare, accompagnare sua figlia a scuola, uscire con la famiglia, lavorare, sentirsi indipendente. E, oggi, accompagnare altre persone nel loro percorso.

Il 24 settembre 2013 Victor era in moto quando una macchina uscita da un parcheggio lo travolse. La lesione al midollo spinale gli fermò le gambe, mentre a casa lo aspettava la sua compagna, oggi sua moglie, con la loro bambina di appena tre mesi. «Ero così felice, avevo appena provato la gioia più grande, quella di diventare padre – ricorda – . Poi tutto è precipitato».

Prima la corsa all’ospedale di Livorno, poi a Firenze. Sette mesi all’Unità spinale unipolare dell’ospedale di Careggi, sette mesi nei quali Victor ha dovuto imparare a conoscere un corpo che non rispondeva più come prima e a fare i conti, giorno dopo giorno, con una condizione completamente nuova. «È stato un calvario», ammette. E non soltanto per la perdita dell’uso delle gambe. «Una lesione midollare non significa soltanto non camminare più. All’improvviso, dal petto in giù, non controlli più il corpo». Così la sedia a rotelle è diventata parte della sua quotidianità, insieme agli ostacoli che comporta: quelli fisici, ma anche quelli meno visibili. La difficoltà di trovare un lavoro, la dipendenza dagli altri, la fatica di conquistare libertà che per la maggior parte delle persone sono semplicemente scontate. Dopo circa un anno dall’incidente, Victor è riuscito a prendere la patente grazie al servizio di scuola guida della “In Associazione”, che gli è sempre rimasta accanto, motivandolo e credendo in lui. «Un aspetto per la maggior parte semplice, come prendere la patente e iniziare a guidare con il comando manuale, a me ha cambiato la vita drasticamente – sottolinea – . Avevo una bambina piccola e finalmente potevo portarla a scuola. È una cosa che normalmente fanno i genitori, ma per me, prima della patente, era impossibile».

Poi sono arrivati i viaggi, le uscite con la famiglia, la possibilità di decidere di partire senza dover dipendere da qualcun altro. E adesso un’altra conquista: il lavoro. Victor è stato assunto dalla “In Associazione Aps” per guidare i mezzi dell’associazione e accompagnare persone con disabilità. Un incarico che per lui ha un significato particolare. Perché Victor non sarà soltanto un autista: sarà una persona che conosce sulla propria pelle cosa significa aspettare un aiuto, affrontare una barriera, avere bisogno di qualcuno anche per una semplice commissione. «Purtroppo, le opportunità di lavoro per le persone con disabilità sono veramente poche – aggiunge Victor – . Non per mancanza di volontà: personalmente ho cercato lavoro da quando sono in sedia a rotelle, ma con scarsissimi risultati». Per questo l’assunzione rappresenta molto più di un contratto. «Quando ho firmato il contratto ero felice di tornare a essere utile al mondo e non solo di essere visto come un peso», evidenzia. Una percezione contro la quale Victor combatte anche con il proprio esempio. Ora sarà lui ad accompagnare altre persone, forse proprio quelle che stanno vivendo le stesse difficoltà che lui ha conosciuto negli ultimi 13 anni. «Spero che la mia storia possa essere anche uno stimolo per gli altri – prosegue – . Si tende a vedere tanto il lato negativo dell’essere in sedia a rotelle, e non potrebbe essere diversamente. Ma se chi non ha l’uso delle gambe vedesse una persona che è riuscita a continuare ad avere una vita, questo potrebbe aiutarlo».

Una vita diversa, certamente. «Ma non una vita di serie B», sottolinea Victor. Originario del Portogallo, di Madeira, vive a Livorno dall’aprile del 2012. Si è trasferito in città per amore, dopo aver conosciuto quella che è poi diventata sua moglie mentre lei era in vacanza in Portogallo. Qui ha costruito la sua famiglia. Qui, appena un anno dopo, è arrivato l’incidente che ha cambiato tutto. La sua compagna gli è rimasta accanto. E quella bambina di tre mesi è cresciuta insieme a lui. A Madeira, quando può, continua a tornare. Ma la sua vita adesso è a Livorno. È qui che Victor ha ricominciato. Ed è qui che oggi, attraverso un lavoro, ritrova un altro pezzo di quella normalità che per lui non è mai stata scontata. «Non c’è mai un fine al dolore – sottolinea – . Sono passati 13 anni e continuo ad affrontare problemi ogni giorno. Però avere avuto al mio fianco la “In Associazione” è stata una grande fortuna».

Il percorso non è finito, e probabilmente non finirà mai. Ci saranno ancora barriere, difficoltà, giornate complicate. Ma oggi Victor ha davanti a sé una nuova strada. E, mentre guida, ora sa può essere percorsa anche insieme agli altri.

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