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Livorno

Il processo

Livorno, per Mawete chiesti tre anni e mezzo per il presunto stupro di gruppo

di Stefano Taglione
Jesus Christ Mawete
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Jesus Christ Mawete

Per il calciatore amaranto la difesa vuole l’assoluzione: «È innocente». Imputato insieme a due compagni di squadra all'epoca del Bra

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LIVORNO. Per lui la procura ha chiesto la condanna a tre anni, sei mesi e 20 giorni di reclusione. Mentre la difesa, con l’avvocato Andrea Rosso, l’assoluzione perché «è innocente, lo ha ripetuto anche nel corso dell’interrogatorio». Arriverà a inizio novembre la sentenza per il calciatore del Livorno Jesus Christ Mawete, 21 anni, e per gli altri due ex compagni di squadra del Bra, in Piemonte, accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa torinese di 20 anni. Nel processo con il rito abbreviato, che prevede lo sconto automatico di un terzo della pena in caso di condanna, davanti al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Asti Victoria Dunn, il pubblico ministero Davide Greco ha chiesto quattro anni per Fausto Perseu, mediano dell’Avezzano, e Alessio Rosa, attaccante del Pavia, mentre appunto tre anni, sei mesi e 20 giorni per l’esterno amaranto.

La vicenda risale al 30 maggio di un anno e mezzo fa quando il Bra aveva appena festeggiato il ritorno nel calcio professionistico. La giovane, che già conosceva uno dei componenti della squadra, avrebbe accettato l’invito di Perseu a seguirlo a casa, dove successivamente sarebbero arrivati Rosa e Mawete. Secondo l’accusa e il racconto della presunta vittima, lì si sarebbe consumata una violenza sessuale di gruppo. La serata sarebbe terminata dopo l’intervento di un’amica della ragazza, che avrebbe avvisato altri calciatori e minacciato di chiamare i carabinieri. La denuncia era arrivata tre giorni dopo, in seguito alle prime confidenze e a una visita in ospedale. La ragazza è stata sentita anche nell’incidente probatorio, confermando le accuse nei confronti dei tre, che sono stati ascoltati nel corso della penultima udienza e si sono dichiarati estranei ai fatti contestati.

Per Rosa c’è anche una seconda contestazione, quella di revenge porn. Secondo la procura, il calciatore avrebbe realizzato un video durante gli atti sessuali e lo avrebbe poi inviato nella chat WhatsApp della squadra, denominata “We are Champs”, dove il filmato poteva essere visualizzato una sola volta. Nell’inchiesta sono stati acquisiti e analizzati anche i telefoni dei calciatori. Tra gli elementi raccolti c’è un video nel quale, secondo quanto emerso durante le indagini, uno dei giocatori dice alla ragazza: «Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire». Lei risponde: «Non dico nulla». Il giorno successivo si sarebbe rivolta all’ospedale Sant’Anna di Torino.

A inizio novembre ci sarà l’ultima udienza, con le eventuali repliche e la sentenza. 


 

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