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Livorno, Amadio e Perini a processo: «Hanno diffamato Lenny Bottai»

di Stefano Taglione
Marcella Amadio e Alessandro Perini con uno dei cartelloni
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Marcella Amadio e Alessandro Perini con uno dei cartelloni

I due consiglieri comunali di Fratelli d’Italia (lei è anche in Regione) sono imputati dopo la querela dell’ex pugile sul caso della Spes Fortitude. Lo accusavano di non aver pagato 16.000 euro di affitto al Comune

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LIVORNO. Durante una conferenza stampa hanno sostenuto che non aveva pagato al Comune canoni d’affitto per 16.000 euro. I consiglieri di Fratelli d’Italia Alessandro Perini e Marcella Amadio, quest’ultima anche in Regione, sono a processo per concorso in diffamazione aggravata nei confronti dell’ex pugile Lenny Bottai. Il processo che sta per aprirsi riguarda la vicenda legata alla gestione della palestra comunale di via Lamarmora da parte della Spes Fortitude, l’associazione sportiva dilettantistica di cui l’istruttore di boxe e campione è consigliere e tecnico.

La ricostruzione

Al centro del procedimento penale le parole degli esponenti della minoranza e i tre cartelloni («Lenny paga l’affitto?» la frase in comune) con i quali Perini e Amadio – 34 e 61 anni, entrambi assistiti dall’avvocata Patrizia Finis, madre del primo – si erano fatti fotografare durante un incontro con i giornalisti organizzato il 18 aprile dell’anno scorso. In uno di questi la frase «Onorato in pieno il pagamento dei canoni fino alla conclusione dell’assegnazione», riferita al sindaco Luca Salvetti, riportando un articolo del Tirreno con tanto di foto, e sotto l’aggiunta «Non risulta pervenuto all’ufficio scrivente alcun pagamento relativo alle fatture emesse per le indennità di occupazione successive alla data del 29 luglio 2024», virgolettata agli uffici di palazzo civico, con la chiosa «Salvetti smentito». Una rappresentazione che, secondo l’accusa, non sarebbe corretta e sarebbe offensiva nei confronti di Bottai, che ritenendosi diffamato li aveva querelati. «Chiediamo che questi soldi in qualche modo siano restituiti all’amministrazione comunale, perché si sta parlando di un bene pubblico, cioè la palestra, e si sta parlando di soldi pubblici, cioè i soldi relativi al canone d'affitto e al pagamento dell’acqua sanitaria, dell’acqua calda sanitaria e dell'energia elettrica», aveva sostenuto Amadio ripresa in un video. Perini aveva poi colto l’occasione per attaccare il primo cittadino: «Ci deve dire perché copre Bottai. Non è normale che un sindaco copra in questo modo dei fatti. Questa storia va avanti da anni, ma noi continueremo a monitorare».

La difesa

All’epoca l’ex pugile – che comunque non era legale rappresentante della Spes Fortitude – aveva respinto le accuse dei consiglieri. Come dimostrato documenti alla mano dall’avvocato dell’associazione sportiva, Francesco Donati, e illustrato da Bottai in una conferenza stampa, acqua e luce dipendono dagli enti erogatori e non dal Comune, quindi se le bollette non fossero state pagate le forniture sarebbero state interrotte, mentre sul gas – il cui pagamento non era né previsto né contrattualizzato in nessuna gestione dei locali ed è arrivato a sorpresa dopo quattro anni di gestione – la Spes Fortitude vantava un cospicuo credito dato dalla partecipazione ai lavori iniziali (non previsti dal bando) a causa dei quali la palestra è pure rimasta chiusa per mesi ed è stata quindi danneggiata economicamente. L’associazione ha sempre chiesto una compensazione di crediti e debiti senza risposta e il riconoscimento di parte di queste spese è arrivato dopo anni. Le parole di Amadio e Perini, insomma, sono state ritenute dalla procura lesive della dignità di Bottai. Perini aveva anche sostenuto come l’occupazione dei locali, poi smentita, impedisse l’avvio dei lavori finanziati dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, «che devono finire entro il 2026», dice ripreso dalle telecamere. Oltre a questo, sempre secondo l’accusa, i 16.000 euro da pagare non trovano riscontri nella realtà.

Il video di Perini

Sul fronte politico, Perini dopo la denuncia aveva più volte attaccato Bottai, pubblicando anche un filmato su Facebook avendo avuto notizia della querela presentata nei suoi confronti dall’ex segretario del Partito comunista. «Secondo me è stalking ma spero almeno di vincere una bambolina perché è la terza volta», aveva detto il consigliere, ricordando i precedenti giudiziari tra i due. Celebre, nel recente passato, il processo per rissa che ha visto tutti assolti perché «il fatto non sussiste», con l’attuale vicepremier Matteo Salvini (prima Perini militava nella Lega ndr) che aveva preso le difese del suo iscritto affermando sui social che era stato aggredito da «una decina di conigli di sinistra», circostanza che poi sarà smentita dalle indagini. Nell’occasione erano stati scagionati anche gli altri due imputati: il ponsacchino Emanuel Baldini (la cui famiglia è amica di quella del politico di centrodestra e che si è fermato con la macchina aiutando Perini e aggredendo Bottai) e colui che, all’epoca dei fatti, era titolare del bar Dolcenera di via della Madonna, Andrea Preziosi.

L’udienza in tribunale

La questione ora approda nell’aula di tribunale: l’ex pugile, infatti, è parte lesa nel procedimento penale in mano alla pubblico ministero Antonella Tenerani che vede imputati i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, convocati a palazzo di giustizia con un decreto di citazione a comparire a giudizio per l’udienza predibattimentale. Amadio e Perini, contattati dal Tirreno, almeno in questa fase hanno preferito non rilasciare dichiarazioni. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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