Il Tirreno

Livorno

Il racconto

Lotta con uno squalo mako di 120 chili che abbocca a un miglio dalla Meloria: «Sembrava un film» – Video

di Stefano Taglione

	Lo squalo
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Lo squalo

Il “Maradona” della pesca Marco Volpi: «Sub fate attenzione, attacca l’uomo». Avrebbe potuto filmarlo e fotografarlo più a lungo: «Ma essendo protetto l’ho sempre rispettato e poi lasciato andare»

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LIVORNO. Per 50 minuti ha lottato contro «una macchina da guerra». Uno squalo mako incrociato non in mezzo al mare, lontano dalla costa, ma un miglio a sud delle Secche della Meloria e a quattro da Livorno: «Sono rimasto veramente colpito dalla forza, dall’agilità e dalla bellezza di un animale del genere, anche se il primo pensiero è stato quello della pericolosità. Quell’area è battuta dai sub, a loro consiglio di guardarsi bene attorno prima di immergersi: il mako è pericoloso, è fra gli squali “più pazzi” e attacca l’uomo. Di peggiore c’è solo il “bianco”».

Il racconto

A trovarsi dall’altra parte della lenza Marco Volpi, 34 volte campione del mondo di pesca sportiva dalla barca, il “Maradona” della specialità, conosciuto in Italia e in mezzo mondo per le sue abilità con la canna. Non gli era mai capitato di riuscire a documentarlo così vicino alla costa ed è la prima volta che «lo prende all’amo». «Quando ha tirato ho capito subito che era uno squalo e ho pensato immediatamente a un mako – racconta – poi ho cercato di “lavorarlo” nel miglior modo possibile, usando canna e frizione per portarlo vicino all’imbarcazione». Era una femmina e, secondo la stima del fuoriclasse cinquantasettenne, era lunga tra i 2,30 e i 2,50 metri e pesava fra i 110 e i 120 chili. Aveva abboccato a un tonno vivo di oltre un chilo, utilizzato come esca durante una battuta a traina alle ricciole.

«Come in un film»

«Quando l’ho agganciato era a circa 70 metri dalla barca. Poi mi è uscito tre volte dall’acqua, emergendo per due metri e mezzo o tre, e a 25-30 da me. Sembrava un film». Un animale potente e velocissimo, che viaggia più rapido del traghetto Toremar per Capraia, ed è all’apice della catena alimentare. Un super predatore che può raggiungere i 27 nodi come “crociera”, con punte di 40. Ma è anche un esemplare da trattare con particolare attenzione. Volpi, infatti, ha scelto di non prolungare il combattimento e di liberarlo appena possibile, anche perché è in via di estinzione. «Avrei potuto fare più foto o filmati, ma siccome è un pesce protetto, da rispettare, ho preferito non complicargli la vita: era già sfinito». La liberazione, però, ha avuto un ultimo colpo di scena. Volpi, il cui intento non era ovviamente catturarlo, stava preparando un coltello da legare al mezzo marinaio con lo scotch per poter recidere il finale vicino alla bocca e non lasciare all’animale la lunga lenza attaccata. «Ha dato una scodata alla barca e ha strappato tutto».

Dove siamo

Il mako si è così allontanato con l’amo. «Era biodegradabile e nel giro di poco si è sciolto, senza provocargli danni». La sorpresa, però, resta soprattutto la distanza dalla costa. «Ero a un miglio a sud della Meloria, lì la profondità era 22 metri. Sono rimasto di stucco, solitamente si trovano su fondali maggiori». Una zona frequentata anche dai pescatori subacquei in apnea. Nessun allarme, sottolinea Volpi, ma un invito alla prudenza. «Bisogna guardarsi attorno. Se si spara a un pesce, e poi è ferito, un animale del genere viene attirato. Il mako capta anche a distanza la presenza di prede».

La presenza così ravvicinata – che stamani verrà documentata anche con video sulla pagina Facebook del Tirreno e “Marco Volpi Fanclub” – potrebbe avere diverse spiegazioni, dalla ricerca di cibo alle condizioni del mare. «Non voglio creare allarmismi, ma visto il cambiamento delle condizioni del Mediterraneo e l’arrivo di nuove specie, bisogna fare attenzione». Perché quanto accaduto, a memoria, è inedito o quasi.

«Di squali così ne ho incrociati anche in passato, ma in Portogallo o in Inghilterra, quindi nell’Atlantico. Qui, un mako di questa mole così vicino alla costa, non mi era mai capitato. È chiaro che è potenzialmente molto pericoloso, perché attacca l’uomo, non gli facciamo paura. Specialmente se un sub sta pescando, può essere insidioso. Occorre fare attenzione. Mi sarebbe piaciuto mettergli una traccia gps, ma non è stato possibile. A bordo ero solo».

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