Semina il panico al pronto soccorso di Livorno e aggredisce la polizia: arrestato
Il diciannovenne, giunto in Italia come minore non accompagnato, è in carcere. Per gli agenti, che dovevano identificarlo perché senza documento di identità, due giorni di prognosi
LIVORNO. Prima le urla e i pugni alla scrivania, poi – dopo che si era pure buttato sul pavimento spaccando il tasto per aprire la porta del triage – l’arrivo delle guardie giurate, delle forze dell’ordine e il tentativo di accompagnarlo fuori dal pronto soccorso. Ma una volta nel piazzale, forse per un fraintendimento legato al fatto che non parlava bene l’italiano e pensava che gli agenti lo stessero portando in cella, la situazione è degenerata: il giovane – all’apparenza pure ubriaco – si è scagliato contro i due poliziotti delle volanti, aggredendoli. Entrambi verranno poi dimessi con due giorni di prognosi.
Così, per un diciannovenne tunisino giunto in Italia nel 2023 come minore non accompagnato, sono scattate le manette per resistenza a pubblico ufficiale. Rafet – questo il suo nome – non aveva documenti: diversi i cognomi, vari “alias” identificativi quindi nei database nazionali e internazionali, visto che per riuscire a capire che identità avesse fornito alla frontiera italiana è stato necessario il fotosegnalamento all’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico, diretto dal commissario capo Gabriele Nasca, e raccogliere le impronte digitali. Il caos in ospedale, purtroppo non il primo nel recente passato, è avvenuto fra le 21,30 e le 22 di giovedì 24 settembre, mezz’ora dopo che aveva fatto ingresso in reparto.
Il ragazzo si trovava nella struttura sanitaria per un problema a un ginocchio quando avrebbe iniziato a creare confusione, arrivando a battere i pugni contro una scrivania. Un comportamento che ha reso necessario l’intervento di vigilanti e forze dell’ordine, allertate da viale Alfieri. Medici, infermieri e operatori socio-sanitari, secondo quanto emerso, non lo hanno comunque denunciato. Sono invece gli agenti a essere stati aggrediti. Il diciannovenne, infatti, è stato accompagnato fuori dalla struttura e a quel punto la situazione è degenerata. Nella mattinata di venerdì 25 settembre, davanti al giudice, in tribunale si è svolta l’udienza direttissima.
L’arresto in flagranza di reato – disposto dalla pubblico ministero Alessandra Fera – è stato convalidato e per il giovane è stata disposta la custodia cautelare in carcere. È stato quindi portato alle Sughere, dove si trova tuttora. L’avvocata che lo assiste, Isabella Milianti, per lui aveva chiesto una misura meno afflittiva, l’obbligo di firma, ma essendo senza fissa dimora da quando ha lasciato la comunità per i minorenni, non è stata accolta. Un problema comune a molti minorenni extracomunitari che arrivano in Italia, come sottolineato anche dalla difesa: molto spesso, una volta maggiorenni, non sanno letteralmente dove andare e che cosa fare, con la possibilità che spesso avvengano episodi di questo genere, che si rendano protagonisti di reati.
Secondo la legale, il diciannovenne – che sostiene di non ricordare quanto accaduto, il che potrebbe avvalorare il fatto che fosse ubriaco – avrebbe frainteso le intenzioni degli agenti. Quando lo stavano accompagnando fuori dal pronto soccorso, e probabilmente negli uffici di viale Boccaccio per essere identificato, avrebbe pensato che lo stessero portando in carcere. Un equivoco che potrebbe aver scatenato la reazione violentissima. Il 20 novembre, in tribunale, il giovane verrà giudicato con il rito abbreviato.
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