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Sequestri a Livorno, nel cantiere del Rio Maggiore lavori subappaltati - Le aziende coinvolte

di Stefano Taglione
Il foglio che evidenzia il sequestro preventivo e la terra mista ai rifiuti
Il foglio che evidenzia il sequestro preventivo e la terra mista ai rifiuti

Il Genio civile ha aggiudicato per 5.4.442,42 euro, dopo un ribasso del 34,726% rispetto alla base di gara, gli interventi alla “I.G.C.” di Meletto, in provincia di Catania. Sul campo c'è però la TecnoWellpoint di Limatola, Benevento. E a lavorare nel cantiere, nei giorni scorsi, alcuni operai della E.D.C. (Earthmoving Dewatering Construction) dello stesso comune campano

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LIVORNO. Lavori per ridurre il rischio idraulico, stombare il Rio Maggiore e adeguarne l’alveo fra via dei Pensieri e via Cattaneo, con la demolizione e ricostruzione del ponte che attraversa quest’ultima. È questo il lotto post-alluvione nel cui cantiere la polizia provinciale martedì 22 settembre ha sequestrato i cumuli di terra mischiati ai rifiuti. Un’opera complessa, inserita nel piano degli interventi dopo la tragedia del settembre del 2017 che a Livorno ha provocato otto morti e devastazioni. Il progetto complessivo vale 9.843.847,11 euro. Il lotto affidato per l’esecuzione dei lavori, invece, è stato aggiudicato per 5.4.442,42 euro, dopo un ribasso del 34,726% rispetto alla base di gara. La cifra comprende 4.854.980,83 per i lavori e 149.461,59 per i costi della sicurezza, oltre all’Iva. A vincere la gara è stata la “I.G.C.” di Meletto, in provincia di Catania.

La società – 1.332.713 euro di utili e 7.428.342 di fatturato nel bilancio 2024 – era seconda in graduatoria: la prima classificata, la Vivai Barretta Garden, era stata esclusa per non aver fornito i giustificativi richiesti per verificare la congruità dell’offerta. A quel punto la Regione è passata all’impresa siciliana, che aveva presentato un ribasso del 34,726% superando le verifiche previste. L’esecuzione delle opere è poi passata, attraverso un subappalto, alla TecnoWellpoint, azienda di Limatola, nel Beneventano (l’anno scorso 75.402 euro di utili e 3.753.664 di giro d’affari complessivo). Sempre in questo comune ha sede la E.D.C. (Earthmoving Dewatering Construction, 4.850 di utile nel 2024, per un fatturato di 247.593), l’impresa i cui operai il 23 settembre erano al lavoro nel tratto del cantiere non interessato dal sequestro.

La loro presenza è stata verificata direttamente nella mattinata del 23 settembre: due lavoratori stavano realizzando un muro in cemento dalla parte di via dei Pensieri e via Montelungo. L’azienda sarebbe riconducibile alla prima. Una circostanza che dovrà essere ricostruita anche sul piano documentale, mentre la polizia provinciale sta verificando i rapporti fra le società – non ci sono al momento indagati e le modalità con cui sono stati eseguiti i lavori. Il quadro economico dà la misura delle dimensioni dell’intervento. La parte più consistente riguarda le opere fluviali e di sistemazione idraulica, per un valore contrattuale di circa 2,14 milioni di euro. Seguono il verde e l’arredo urbano, 965mila, gli edifici civili, 743mila, strade, ponti e viadotti, 420mila, opere strutturali speciali, 408mila, e acquedotti e fognature, 176mila euro.

Nel progetto rientrano inoltre somme per imprevisti, acquisizione di aree e immobili, spese tecniche, direzione dei lavori, sicurezza, collaudi e altre attività amministrative. Il ribasso ottenuto in gara ha prodotto quasi tre milioni di euro di economie. L’intervento non riguarda dunque soltanto l’area sequestrata. È un’opera più ampia, progettata per aumentare la sicurezza idraulica del bacino del rio Maggiore e include il nuovo ponte di via Cattaneo.

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