Irpef, chi paga le tasse in Italia: 8 milioni di contribuenti versano il 65% dell’imposta
Sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie. I dati dell’ultimo rapoorto
Il totale dei redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 ai fini Irpef è stato pari a 1.076 miliardi, per un gettito generato al netto del TIR di 216,24 miliardi di euro (193,316 per l’Irpef ordinaria; 16,17 per le addizionali regionali e 6,76 per quelle comunali).
Il dato emerge dal "XIII Rapporto sulle entrate fiscali e sul finanziamento del welfare", presentato questa mattina, giovedì 24 settembre, al Cnel nel corso di un convegno promosso da Itinerari Previdenziali in collaborazione con Cida - Confederazione italiana alti dirigenti e professionalità.
Tasse, quasi due terzi dell'Irpef sulle spalle di 8 milioni di contribuenti
Un conto da 200 miliardi, si sottolinea, che a pagare sono però i 'soliti noti': nonostante aumentino sia i dichiaranti, vale a dire 42.837.963 persone che hanno presentano una dichiarazione dei redditi, sia i versanti, vale a dire 34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di Irpef, il carico fiscale del Paese - si sottolinea nel rapporto - continua a gravare sulle spalle di quei circa 8 milioni di contribuenti che dichiarano 35mila euro lordi l’anno (all’incirca 2mila euro netti al mese) e versano il 65% di tutta l’Imposta sui Redditi delle persone fisiche.
Redditi e Irpef, 24,8 milioni di italiani non dichiarano redditi
Sul versante opposto, sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette necessarie, tra le altre cose, a sostenere i costi del nostro welfare.
Il quadro presentato nel rapporto, si sottolinea, "è dunque un quadro complesso, e soprattutto distante da quella narrazione che vuole (tutti) gli italiani oppressi dalle tasse, che dovrebbe quantomeno invitare a riflettere media, sindacati e classi politiche su equità e sostenibilità del sistema di protezione sociale del Paese".
Cida: «La redistribuzione senza reciprocità è una grande asimmetria»
Per Stefano Cuzzilla, Presidente del Cida, i dati dell’Osservatorio pongono una questione che non è più rinviabile: "La redistribuzione senza reciprocità rischia di diventare la grande asimmetria italiana. Abbiamo universalizzato le prestazioni, ma non la responsabilità di finanziarle. Oggi meno del 19% dei contribuenti sostiene da solo quasi due terzi dell’intera Irpef.
Welfare, spesa assistenziale oltre i 180 miliardi
A questa forte concentrazione del prelievo si accompagna un altro paradosso: in sedici anni la spesa assistenziale è più che raddoppiata, passando da 73 a oltre 180 miliardi, senza una corrispondente riduzione della povertà. È il segnale che non basta redistribuire di più: occorre redistribuire meglio.
Pressione fiscale ed evasione: la richiesta di un cambio di rotta
La progressività è un principio di equità, ma non può trasformarsi nella penalizzazione permanente di chi lavora, produce e dichiara integralmente il proprio reddito. Serve un cambio di rotta: meno pressione su chi già sostiene il sistema, più contrasto all’evasione, un welfare capace di concentrare le risorse su chi ne ha realmente bisogno e di accompagnare le persone verso il lavoro e l’autonomia, aumentando la base di chi contribuisce".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
