Moschee abusive a Livorno, il prefetto rilancia: «Aspettiamo le verifiche del Comune»
L’assessora all'urbanistica Silvia Viviani, in consiglio, auspicava «segnalazioni puntuali» con gli indirizzi. Giancarlo Dionisi sostiene di averle trasmesse: i luoghi di culto per i quali su auspicano i controlli si trovano in via dell’Angiolo, della Pina d’Oro e piazza Garibaldi
LIVORNO. Accertamenti sugli immobili che ospitano «le moschee abusive». Sono stati chiesti al Comune dalla prefettura, in uno scenario che sembra prefigurare un nuovo scontro istituzionale fra il prefetto Giancarlo Dionisi e il sindaco Luca Salvetti alla luce della risposta dell’assessora all’edilizia privata Silvia Viviani alla mozione ad hoc presentata nei giorni scorsi dal consigliere della Lega Carlo Ghiozzi, che al tradizionale raduno del Carroccio di Pontida di domenica 20 settembre insieme alle europarlamentari Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint, con lui a inizio mese in città per protestare contro i luoghi di culto a loro dire irregolari, si è detto pronto alla formalizzazione di un esposto ufficiale.
Parla il prefetto
La prefettura ricorda come il tema sia «stato portato all’attenzione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica nella riunione del 4 settembre scorso, alla quale hanno partecipato, oltre ai vertici provinciali delle forze di polizia, i rappresentanti dell’amministrazione comunale». Un incontro al quale per l’amministrazione era presente proprio Viviani, che ha le deleghe su urbanistica, rigenerazione urbana, politiche ambientali, coordinamento delle opere del Pnrr, attuazione del piano del verde, sviluppo e valorizzazione dei quartieri ed edilizia privata. «Nel corso della riunione – sottolineano dal Palazzo del Governo – è stata condivisa l’opportunità di approfondire la situazione degli immobili segnalati, verificando, attraverso gli organi competenti, la corrispondenza tra la destinazione d’uso urbanisticamente assentita e l’attività effettivamente esercitata. A seguito della riunione, la prefettura ha quindi interessato formalmente l’amministrazione comunale affinché venissero svolti, attraverso gli uffici competenti e la polizia municipale, i necessari approfondimenti, restando in attesa di conoscerne gli esiti. Nell’occasione, quindi, sono stati segnalati tre fondi di via della Pina d’Oro, via dell’Angiolo e piazza Garibaldi. «Desidero soprattutto rassicurare i cittadini che hanno ritenuto di rivolgersi alla prefettura – le parole di Dionisi – che le loro segnalazioni sono state prese in considerazione e hanno avuto un seguito concreto. Abbiamo interessato le istituzioni competenti e continueremo a seguire la questione fino al completamento degli approfondimenti richiesti».
Libertà religiosa
Il prefetto ribadisce che le verifiche «non mettono in alcun modo in discussione la libertà religiosa e il libero esercizio del culto, diritti fondamentali pienamente riconosciuti e tutelati dalla Costituzione». «Il tema è esclusivamente quello del rispetto delle regole che disciplinano l'utilizzo degli immobili e, soprattutto, della sicurezza delle persone che li frequentano. È importante fare chiarezza con serenità, senza pregiudizi e senza anticipare conclusioni che potranno derivare soltanto dagli accertamenti tecnici», prosegue. Gli approfondimenti riguardano, oltre alla corrispondenza tra destinazione d’uso e attività concretamente esercitata, «anche aspetti quali agibilità, accessibilità, capienza, sicurezza degli impianti, disponibilità di adeguate vie di esodo, condizioni igienico-sanitarie ed eventuali obblighi di prevenzione incendi. Tali verifiche si inseriscono, peraltro, nel più ampio percorso già avviato dalla prefettura attraverso il tavolo permanente dedicato al monitoraggio delle condizioni di sicurezza degli edifici pubblici e privati, con l'obiettivo di rafforzare, attraverso la collaborazione tra tutte le istituzioni e gli organismi competenti, l'attività di prevenzione a tutela dell'incolumità delle persone. La prefettura continuerà pertanto a seguire l'evoluzione della vicenda e ad acquisire gli esiti delle verifiche richieste, nell'ambito del costante rapporto di collaborazione tra tutte le istituzioni coinvolte».
Le parole di Viviani
Rispondendo al consigliere Carlo Ghiozzi, Viviani aveva però sottolineato la necessità di «segnalazioni più puntuali» e non generiche, in assenza delle quali palazzo civico non potrebbe procedere con i controlli. Dalla prefettura fanno comunque sapere di aver circostanziato l’indicazione dei tre fondi da verificare, ovvero via dell’Angiolo, piazza Garibaldi e via della Pina d’Oro. «Il 4 settembre scorso – le parole dell’assessora in risposta all’esponente livornese del Carroccio – ero in prefettura per il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dal prefetto proprio su questo tema. Dionisi ha chiesto all’amministrazione, avendo la prefettura ricevuto delle segnalazioni, se l’amministrazione intendesse avviare un censimento puntuale ed esaustivo sui locali all’interno dei quali a qualunque titolo si svolgano attività stabili di culto islamico. Noi, e glielo abbiamo detto, non lo possiamo fare. Sappiamo che il controllo sulle attività che si svolgono sul territorio comunale per la conformità urbanistica-edilizia prevedono apposite procedure di legge, attivate con determinati atti. Il controllo è assegnato al settore edilizia privata e alla polizia municipale, con l’ufficio abusivismo. Questo ufficio – ha sottolineato Viviani nella replica al consigliere della Lega – non può svolgerla attraverso censimenti generalizzati, lo dice la legge. La procedura, infatti, si mette in moto con i controlli in loco dietro una segnalazione formale al protocollo dell’amministrazione. Non c’è un’altra strada – la conclusione dell’assessora all’urbanistica – perché nelle segnalazioni non può esserci un’indicazione generale, ma deve essere puntuale con l’indicazione del fabbricato».
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