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Livorno

La protesta

Livorno, Ghiozzi da Pontida prepara l'esposto ufficiale contro le moschee abusive

di Stefano Taglione
A sinistra il consigliere comunale e capogruppo della Lega Carlo Ghiozzi e l'europarlamentare Susanna Ceccardi a Pontida. A destra un cartello fuori dal fondo di via dell'Angiolo
A sinistra il consigliere comunale e capogruppo della Lega Carlo Ghiozzi e l'europarlamentare Susanna Ceccardi a Pontida. A destra un cartello fuori dal fondo di via dell'Angiolo

Il consigliere comunale della Lega chiede la chiusura dei luoghi di culto irregolari: «Non discuto la libertà religiosa, solo che servono normative sanitarie e di sicurezza ben precise per aprire questi centri. In via dell'Angiolo, via della Pina d'Oro e piazza Garibaldi ci sono?»

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LIVORNO. Dopo il presidio di protesta in piazza Garibaldi con le europarlamentari Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint, il consigliere comunale e capogruppo della Lega Carlo Ghiozzi prepara l’esposto contro le «moschee abusive». Il testo, che verrà protocollato nei prossimi giorni, sarà inviato al prefetto Giancarlo Dionisi, alla questora Giusy Stellino, al sindaco Luca Salvetti e, «per quanto di rispettiva competenza», al comando della polizia municipale e al settore urbanistica ed edilizia privata di palazzo civico.

L’obiettivo del segretario provinciale del Carroccio è capire se questi luoghi di culto siano in regola e, nel caso, «farli chiudere». Cinque giorni fa in consiglio aveva presentato una mozione «per la chiusura immediata dei luoghi di culto islamico abusivi presenti sul territorio comunale e per l’avvio di un censimento e di controlli sistematici sulle attività di culto non autorizzate». «Dal nostro punto di vista è necessario intervenire quanto prima – le parole di Ghiozzi – visto che in via della Pina d’Oro, in piazza Garibaldi e via dell’Angiolo si svolgono attività di preghiera islamica. L’immobile di piazza Garibaldi, in particolare, è sede di un’associazione culturale. In via dell’Angiolo, invece, sono affissi cartelli tipici di una moschea, ad esempio l’avviso di spegnere i telefoni prima della preghiera. C’è un chiaro riconoscimento del locale come luogo di culto. Noi non discutiamo la libertà del culto, ma l’apertura di una moschea richiede che i locali siano destinati a tale uso e conformi alle condizioni sanitarie e di sicurezza. I residenti, inoltre, ci segnalano degrado urbano».

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