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Livorno

La replica

Il consigliere Perini torna ad attaccare la procura di Livorno ed evoca gli ayatollah

Il consigliere di Fratelli d'Italia Alessandro Perini
Il consigliere di Fratelli d'Italia Alessandro Perini

L'esponente di Fratelli d’Italia, dopo la lettera contro il pm Niccolò Volpe (titolare del fascicolo che lo vede indagato) e la risposta del procuratore Maurizio Agnello, replica ulteriormente e chiede: «Perché Salvetti può darmi del criminale?». Il politico di centrodestra è accusato di oltraggio a pubblico ufficiale e diffamazione al sindaco dopo la denuncia del primo cittadino e le indagini svolte da carabinieri e polizia locale

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LIVORNO. Non si placa lo scontro innescato dal consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Perini con la procura, al punto che ora evoca l’ayatollah, una figura di primo piano della religione islamica, sebbene riferendola genericamente alla funzione del magistrato.

L’esponente della minoranza – indagato per oltraggio a pubblico ufficiale e diffamazione aggravata nei confronti del sindaco Luca Salvetti, al quale dopo una commissione sulla sicurezza ha detto: «Idiota, cretino, hai bevuto», motivo per il quale è stato poi denunciato – dopo l’articolo pubblicato dal Tirreno aveva attaccato il pm titolare delle indagini delegate alla polizia locale e ai carabinieri, Niccolò Volpe, criticandolo anche per aver sostenuto, a differenza sua, la linea del “No” al referendum sulla giustizia. Poi il procuratore Maurizio Agnello, sempre attraverso il nostro giornale, aveva replicato difendendo il lavoro del collega e ritenendo «l’attacco al pubblico ministero un tentativo di delegittimazione personale inaccettabile, che mette a rischio l’incolumità personale del magistrato additato pubblicamente come fazioso».

Ora Perini torna all’attacco. Stavolta entrando più nel merito del procedimento penale che si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. «Io non ho chiesto trattamenti di favore e non contesto il diritto-dovere della procura di indagarmi. Ho posto una domanda alla quale, però, nessuno ha ancora risposto nel merito: come può essere lecito darmi del criminale se sono incensurato? – le sue parole –. La spiegazione fornita da Volpe fa riferimento alle querele e ai procedimenti che mi hanno riguardato. Ma da quando ricevere delle querele è indice di criminalità? Tutte le querele e i procedimenti richiamati si sono conclusi con archiviazioni o assoluzioni. Ritengo questo criterio gravemente contrario al principio costituzionale della presunzione di innocenza e tale da rischiare di minare l’autorevolezza della procura. Ma soprattutto, può davvero l’espressione “idiota”, che secondo l’accusa avrei rivolto a Salvetti, essere considerata più offensiva del dare sostanzialmente del criminale a una persona incensurata e definirla “direttamente collegata a fatti di criminalità”? Penso che la risposta, dentro di noi, la conosciamo tutti. E forse è proprio per questo che le mie critiche hanno scatenato una reazione così dura da parte della procura».

«La decisione della procura è naturalmente legittima. Ma se, come a me sembra, risulta incoerente per il diverso metro di valutazione utilizzato, allora è inevitabile che tutti ne notino anche la coincidenza degli effetti sul piano politico: si accusa un esponente di Fratelli d’Italia di aver risposto “idiota”, mentre si giustifica un sindaco di sinistra per aver dato del criminale a un incensurato. Proprio per questo – prosegue il consigliere comunale di opposizione – credo che una risposta nel merito sarebbe nell’interesse della stessa procura e della sua autorevolezza. Chiarire come si possa ritenere legittimo dare sostanzialmente del criminale a un incensurato e, al tempo stesso, scegliere di perseguire proprio quest’ultimo per la presunta reazione a quell’offesa servirebbe a fugare ogni dubbio sul diverso metro di valutazione adottato. Invece l’unica risposta arrivata dal procuratore è questa: le mie critiche sono “inaccettabili”. Ma chi ha il potere di privare le persone della libertà deve anche accettare le critiche, altrimenti da magistrati si diventa ayatollah. Allora, visto che dalla legge stiamo andando alla religione, mi viene in mente la regola “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te stesso” e mi chiedo: se il sindaco avesse associato alla criminalità un magistrato incensurato, magari per non essere stato in grado di garantire la giusta punizione di un assassino, la procura avrebbe mostrato la stessa tolleranza? Ne dubito fortemente. Quella tolleranza, invece, è stata riconosciuta al sindaco quando quelle accuse sono state rivolte a me».

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