Livorno, sos sicurezza: «Cornicioni e balconi pericolanti» – È incubo nuovi crolli
Dopo la tragedia di via Bonomo, in cui ha perso la vita la professoressa Roberta Celli, sono tantissime le segnalazioni in città
LIVORNO. Dopo via Bonomo, Livorno guarda in alto con preoccupazione. Ai balconi, ai cornicioni, alle facciate, ai tetti. E si interroga. La morte di Roberta Celli, 56 anni, professoressa del Cecioni, travolta il 14 agosto dal crollo di un balcone, ha trasformato in paura concreta ciò che spesso restava dentro una segnalazione o un’assemblea condominiale. Il 9 settembre alle 17 il prefetto Giancarlo Dionisi riunirà a Palazzo del governo la task force sulle criticità edilizie cittadine. Intanto le segnalazioni fioccano.
La Rosa, grattacielo 1
Uno sguardo alla Rosa, al grattacielo con ingresso da via De Sanctis, visibile procedendo verso Antignano, sulla destra prima del ponte. A contattare Il Tirreno è Andrea Zanni, che come comitato di cittadini, ha già interessato l’assessore Andrea Raspanti e Casalp. Ai piani alti, quando piove, l’acqua entra nelle case. Si segnalano infiltrazioni, caduta di calcinacci e materiali. Marcello Canovaro, presidente di Casalp, spiega però che qui il percorso dei lavori è avviato. «Sono stati approvati». Il progetto prevede interventi su copertura e pilastri dell’ultimo piano, con ripristino del cemento armato. Poi, l’impianto antincendio, del quale il palazzo era privo dalla costruzione, nel 1960: «È un obbligo di legge e siamo andati avanti anche troppo». Saranno rifatte anche le colonne del gas, finora oggetto di riparazioni provvisorie. E poi la facciata. Le piastrelle di clinker, applicate all’epoca, si stanno staccando. Il condominio ha scelto una rete di protezione su tutta la superficie. Una soluzione esteticamente non certo bella e che non risolve il problema alla radice. «Casalp aveva proposto di sostituire le parti pericolanti, ma non può imporre la propria linea. Noi contiamo per uno e la maggioranza non è la nostra ». I lavori risultano definiti e appaltati, con l’apertura del cantiere indicata come vicina.
L’altro grattacielo
Poco più in là, questa volta sulla sinistra, c’è il gemello con ingresso da via Bikonacki, ed è più vicino alla caserma Vannucci. Anche questo, undici piani, 22 appartamenti: 14 proprietari privati e otto affittuari Casalp. Qui il perimetro è transennato da almeno due anni per il distacco dei mattoncini della facciata. Anche le ringhiere dei terrazzi sono ammalorate. Alessandro Dazzi, proprietario e residente al quinto piano, racconta una situazione che si trascina stanca. «Casalp ha la brutta abitudine di pianificare interventi quando la situazione diventa critica. Spendendo di più e nel frattempo creando dei pericoli».Canovaro precisa che in questo caso, i lavori non risulterebbero ancora deliberati, che ci dovrebbe essere in programma una nuova assemblea condominiale ai primi di ottobre. Amministrazione affidata a Foresi, anche qui la maggioranza è costituita dai privati.
La eventuale vendita
Da via Biconachi emerge un altro nodo. Alcuni degli otto inquilini Casalp sarebbero interessati ad acquistare l’alloggio in cui vivono. Vendere significherebbe alleggerire i costi e recuperare risorse da reinvestire altrove.Canovaro non nega la convenienza. «Edifici come quello, ci costano; e anche se siamo in minoranza sulle decisioni di condominio, ci costano centinaia e centinaia di migliaia di euro. Avremmo certo convenienza a venderli». Ma non funziona esattamente come uno crede. Gli alloggi nati come edilizia residenziale pubblica, possono essere venduti solo seguendo una procedura precisa che passa dall’autorizzazione della Regione e, quando viene aperta la possibilità di vendita, il Comune deve partecipare indicando un elenco di immobili. Casalp, spiega Canovaro, quella lista l’ha fornita fino a due o tre anni fa, ma da tempo il Comune non ha manifestato interesse. L’ultimo bando, a cui ha partecipato, risale probabilmente al primo mandato di Cosimi. Dietro c’è la scelta (da un lato legittima) di non ridurre il patrimonio pubblico disponibile per le assegnazioni. «Se un alloggio resta pubblico, quando si libera lo puoi riassegnare. Se l’hai venduto non è più tuo». Il rovescio è che Casalp continua a sostenere spese elevate in condomini dove spesso è minoranza, senza poter trasformare in risorse da utilizzare su altri progetti, appartamenti che alcuni assegnatari comprerebbero.
Il caso via Sansoni
Nel nuovo clima di attenzione entra anche la storia di Riccardo Garofoli, 69 anni, proprietario di un appartamento in via Eugenio Sansoni 4 e che Il Tirreno ha raccontato nell’edizione di domenica scorsa. La casa è stata dichiarata inagibile nel gennaio scorso. Da allora vive in affitto a 1.400 euro al mese. Le infiltrazioni sono cominciate nel 2020 con acqua, muffa, parquet gonfio e soffitti compromessi. Il Tribunale di Livorno, nel gennaio 2025, ha riconosciuto la responsabilità dell’Inps per la parte di propria competenza, ordinando i lavori e un risarcimento di 12.065 euro, oltre alle spese. La sentenza è stata impugnata ed è ora in Corte d’appello a Firenze. Ma il punto resta concreto: «Io sono il proprietario, ma non posso vivere dentro casa mia».
Tetto in piazza Magenta
L’ultima segnalazione arriva da Davide Morucci e riguarda lo stabile di piazza della Vittoria 59, di proprietà Inps e gestito da Romeo Gestioni, società romana che si occupa di patrimoni immobiliari. Gli inquilini denunciano da anni problemi al tetto e ai terrazzi. Il 30 maggio una porzione della copertura è crollata, rendendo necessario l’intervento di vigili del fuoco, Protezione civile e polizia municipale. Ai residenti è stato vietato di sostare sui terrazzi. Ma, scrive Morucci, a distanza di mesi «i lavori di messa in sicurezza non risultano ancora avviati». «Paghiamo regolarmente ogni mese un canone di affitto a un ente pubblico», scrive. E dopo via Bonomo la domanda pesa più di prima: è davvero necessario attendere un’altra tragedia prima di vedere un intervento concreto?
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