Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

Livorno, si indaga sui lavori non fatti nel palazzo della tragedia

di Stefano Taglione
Il terrazzo collassato (foto Stick)
Il terrazzo collassato (foto Stick)

Nel condominio dove abitava Roberta Celli era prevista la ristrutturazione. Accertamenti della municipale sugli interventi e sul ruolo dell’assemblea

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LIVORNO. L’attenzione degli investigatori, all’indomani della tragedia, si concentra sulla ristrutturazione dell’edificio. Era stata prevista, ma non realizzata. Perché? L’assemblea dei condomini si era opposta? C’è stato qualche altro problema? E, soprattutto, gli interventi programmati comprendevano anche il rifacimento del terrazzo dal quale sabato scorso è precipitata Roberta? Sono alcune delle domande alle quali occorrerà dare risposte.

La polizia municipale, con le sezioni specializzate di palazzo civico, è al lavoro insieme ai vigili del fuoco, impegnati soprattutto sul versante tecnico, per stabilire se vi siano responsabilità penali sulla morte della professoressa del liceo Cecioni Roberta Celli, 57 anni, che era sul terrazzo della sua abitazione di via Bonomo quando una grossa porzione ha improvvisamente ceduto, trascinandola nel vuoto. Le macerie hanno sfondato anche il terrazzo sottostante, sul quale per fortuna in quel momento non c’era nessuno. La donna – piemontese, ma da tempo residente a Livorno – era appena rientrata dal mare e stava sistemando i teli per farli asciugare. Sotto i suoi piedi si è aperta una voragine ed è caduta per circa dieci metri dal terzo piano.

I soccorsi sono stati immediati, con ambulanze della Svs, vigili del fuoco, polizia municipale, carabinieri e protezione civile. Trasportata all’ospedale, è stata sottoposta a lunghi tentativi di rianimazione, ma le ferite erano troppo gravi e la docente di italiano e storia, amatissima dove lavorava, è morta. Ora gli inquirenti guardano anche alla storia recente dello stabile e alle decisioni prese dall’assemblea del condominio. Una ristrutturazione era stata prevista, ma non è stata eseguita. Bisognerà capire quali lavori fossero stati indicati, perché non siano stati realizzati e se comprendessero anche il terrazzo della professoressa, che dell’immobile – amministrato dallo studio “Giulio Giulietti snc” – era la proprietaria. Ma soprattutto bisognerà stabilire se quegli interventi, qualora fossero stati eseguiti, avrebbero potuto evitare il cedimento.

Bisognerà comprendere prima le cause della tragedia. Le infiltrazioni d’acqua potrebbero aver lentamente eroso la tenuta strutturale? In alcune vecchie immagini di Google Street View, sulla superficie del terrazzo si notano macchie che possono somigliare a tracce di infiltrazione. Non sono, naturalmente, una prova della presenza di problemi strutturali: saranno i vigili del fuoco del nucleo investigativo del comando provinciale a stabilire se l’acqua possa aver avuto un ruolo nel cedimento e quali siano state le reali condizioni della struttura. Gli specialisti dovranno analizzare materiali, parti portanti e modalità del crollo. Solo dopo la relazione sarà possibile capire se vi siano state carenze, problemi di manutenzione o altre responsabilità.

Per questo la documentazione relativa al condominio, compresa quella sulla ristrutturazione prevista, sarà cruciale ai fini dell’inchiesta. Resta sotto sequestro la salma di Roberta Celli, in attesa degli ulteriori accertamenti dell’autorità giudiziaria. Insegnante di italiano e storia, era arrivata al Cecioni nell’anno scolastico 2023-2024. Il dirigente Rino Bucci, al Tirreno, l’ha ricordata come una docente «misurata, autorevole, sempre attenta ai ragazzi», che aveva saputo inserirsi rapidamente nella comunità scolastica. Quest’anno insegnava al linguistico, alle scienze umane e all’artistico e aveva accompagnato fino alla maturità la quinta C. Aveva inoltre partecipato ai progetti dell’istituto, tra cui la “Maratona civica”.

«Stavamo già pensando al prossimo anno scolastico», aveva raccontato Bucci. Un futuro che la scuola immaginava con lei e che invece si è interrotto improvvisamente. Roberta lascia il marito, un figlio e una figlia, quest’ultima studentessa del Cecioni. Ora, mentre colleghi, studenti e familiari fanno i conti con una morte tanto improvvisa quanto incomprensibile, gli investigatori cercano le risposte. La domanda centrale resta una: perché quel terrazzo ha ceduto? E, soprattutto, c’erano segnali che avrebbero potuto far prevedere un pericolo? La risposta arriverà dagli accertamenti tecnici e dalla documentazione del condominio, che vigili del fuoco e polizia municipale, ognuno per le proprie competenze, stanno analizzando.

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