Livorno, addio a don Giuseppe Coperchini: era il cappellano della Misericordia
Aveva dedicato 60 anni, come ricorda la Diocesi, al sacerdozio e una parte lunghissima della sua vita alla comunità livornese. Parroco anche della "Nuova Costa Crociere"
LIVORNO. È morto don Giuseppe Coperchini, decano dei Canonici del capitolo e cappellano maggiore della Misericordia di Livorno. Aveva dedicato 60 anni, come ricorda la Diocesi labronica, al sacerdozio e una parte lunghissima della sua vita alla comunità livornese, attraversando parrocchie, associazioni e incarichi che lo avevano reso una figura conosciuta e amata in città. La salma sarà esposta lunedì 17 e martedì 18 agosto nella chiesa della Misericordia di via Verdi, dalle 9 alle 18. Lunedì 17, alle 18, è prevista una veglia di preghiera presieduta dal cappellano maggiore don Matteo Giavazzi.
I funerali saranno celebrati dal vescovo Simone Giusti mercoledì 19 alle 9 al duomo. Don Giuseppe aveva festeggiato recentemente i 60 anni di sacerdozio, occasione nella quale aveva ripercorso le tappe di una vita interamente legata alla Chiesa. Era entrato nel seminario diocesano ai tempi del vescovo Andrea Pangrazio e il 4 ottobre 1959 aveva iniziato il proprio percorso al servizio della diocesi, diventando, come ricordava con ironia, «segretario del segretario del Vescovo».
Dopo l’ordinazione era stato cappellano a San Jacopo dal 1964 al 1969, quindi alla Sacra Famiglia, dal 1969 al 1979, nella parrocchia retta da don Biondi. Poi gli incarichi da parroco: prima a San Leonardo a Stagno, quindi a Torretta e infine a Rosignano Marittimo, dove rimase fino al 2000. Tra i ricordi ai quali era più legato c’era l’esperienza di 32 anni come assistente dell’Azione cattolica ragazzi, vissuta in una fase di particolare sviluppo dell’associazione. Un impegno che gli aveva permesso di stare a lungo accanto ai giovani e alle famiglie, costruendo relazioni rimaste nel tempo. Dal 27 luglio 2006, quando fu nominato dall’allora vescovo Diego Coletti, era cappellano maggiore della Misericordia di via Verdi.
Un incarico che aveva svolto vivendo praticamente accanto alle ambulanze e ai volontari. La sua casa, infatti, si trovava lì. Ma la sua esperienza non si limitava alle parrocchie. Tra il 2003 e il 2006 era stato cappellano di bordo della Nuova Costa Crociere. Un’esperienza che ricordava con particolare entusiasmo: «È stata bellissima», raccontava. Faceva parte della dirigenza della nave, pranzava e cenava con il comandante e i suoi ospiti e avrebbe voluto raccogliere in un racconto alcuni degli episodi vissuti durante quei viaggi. «Sono un po’ pigro nello scrivere», scherzava. Di tutte le comunità nelle quali era stato parroco conservava un ricordo affettuoso. E il legame era rimasto reciproco: ancora negli ultimi anni gli ex parrocchiani di Shangai, Torretta e Rosignano continuavano a invitarlo ai pranzi organizzati nelle occasioni più importanti.
Tra gli incontri che ricordava con particolare affetto c’era anche quello con l’attuale vescovo Simone Giusti. Lo aveva conosciuto quando Giusti era delegato di Pisa dei giovani dell’Azione cattolica ragazzi. «Capivo le sue aspirazioni e gli dissi di entrare in seminario. Cosa che ha fatto, ed ora è il nostro vescovo», raccontava don Giuseppe. «In questi anni ho sempre confidato nell’aiuto del Signore che è la mia forza», aveva detto in un’intervista a “La Settimana”. Una convinzione alla quale si era aggrappato anche nei momenti più difficili, ricordando i diversi incidenti che aveva avuto e una recente caduta dalla quale era riuscito a riprendersi. Per celebrare il sessantesimo anniversario aveva scelto un luogo dal forte significato personale: Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, il paese d’origine dei genitori. Era lì che avrebbe voluto festeggiare il traguardo, tornando idealmente alle proprie radici.
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