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L’operaio poeta di Livorno: «Il pescatore cieco, per mio nonno»

di Margherita Gonnelli
L’operaio poeta di Livorno: «Il pescatore cieco, per mio nonno»

Danny Bastiani e i versi del libro “I riflessi di un’anima inquieta”

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LIVORNO Danny Bastiani, classe ’86, operaio metalmeccanico e poeta emergente. «La mia prof di Lettere vide in me del potenziale perché riuscivo a guardare dentro ad una poesia prima che lei la spiegasse». Diventa perito chimico, continua a leggere e interessarsi, ma per qualche anno non si dedica più alla poesia. «Ho ritrovato la Divina Commedia in casa e rileggendola mi è tornato in mente ciò che ero solito scrivere». Rispolvera vecchi appunti e poesiole e inizia a cimentarsi in un primo concorso gratuito organizzato dalla casa editrice Dantebus, incitato da sua moglie.

«Rileggendo la poesia – ricorda Danny - mi resi conto che fosse molto lunga, ma la giuria mi riconobbe ritmo e musicalità innati». Arriva la prima proposta di pubblicare alcune sue poesie in una raccolta edita da Dantebus. Anche la casa editrice indipendente Sensoinverso crede in lui e da questa collaborazione nasce il suo primo vero libro “I versi del cuore”, pubblicato nel 2021.

A gennaio pubblica “I riflessi di un’anima inquieta”. «C’è un distacco dall’amore, argomento cardine del primo libro, in questo secondo lavoro mi concentro su più riflessi e miro a farlo con sensibilità e delicatezza». Il riferimento all’inquietudine deriva dalla mancanza di una strada maestra percorribile in modo lineare. Si assiste a una costante rielaborazione. «La violenza domestica, la guerra e la memoria sono solo alcuni dei temi che tratto in questo libro, con l’obiettivo di orientare la mia penna verso la ricerca della realtà senza nascondere niente al lettore».

«Livorno è fonte d’ispirazione e la ritrovo ovunque. Finisco sempre al mare». Una delle sue poesie di punta “Il pescatore cieco” è ambientata alla Terrazza Mascagni. «Parlo di mio nonno, amante della pesca. Ho trasformato la poesia in un video per renderla più fruibile». Una malattia degenerativa lo ha portato a diventare ipovedente, ma sempre più tenace come «i soliti anziani forti di una volta». Anche la poesia “Fenice ametista” è ispirata alla sua famiglia, alla madre, che ricorda come una donna tenace, resiliente ed estremamente forte. «Voglio creare poesie che riescano a rappresentare il mondo in un esatto momento: l’istantanea di una situazione. La poesia è una sorta di bisogno e rileggendo ciò che scrivo scopro una sensibilità che non pensavo di avere».

M.G.
 

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