Il Tirreno

Livorno

L’iniziativa

Livorno, in pronto soccorso arrivano i clown: «Il sorriso fa parte della terapia»

di Martina Trivigno

	Il gruppo di clown dei Libecciati con il direttore Mencaroni e il primario Dallatomasina (foto Stick)
Il gruppo di clown dei Libecciati con il direttore Mencaroni e il primario Dallatomasina (foto Stick)

Da gennaio boom di accessi: «La cura non è fatta solo di tecnica e competenza»

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LIVORNO. Prima dell’arrivo del medico, a volte arriva un sorriso. E in pronto soccorso – dove ogni giorno varcano la soglia oltre 200 persone – anche un sorriso può diventare parte della cura. È qui che ha preso il via il servizio dei Libecciati, i clown di corsia dell’associazione Vip – Viviamo In Positivo Livorno Odv, volontari che da oltre 20 anni dedicano gratuitamente il loro tempo a portare leggerezza a chi affronta la malattia e la sofferenza.

D’altra parte, lo raccontano i numeri: nel primo semestre di quest’anno, gli accessi al pronto soccorso livornese sono aumentati di circa 1.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2025, con l’estate che rappresenta il momento di massimo afflusso: soltanto nei primi 20 giorni di

luglio di quest’anno si sono registrati 4.120 accessi (nello stesso periodo del 2025 erano stati 4mila): di questi, 264 sono codici 1 e 2 (emergenza e urgenza), mentre con i codici 4

(urgenza minore) si sale a quota 2.100. Un dato che, di fatto, conferma come circa la metà degli accessi sia impropria, con inevitabili tempi di attesa e tensioni per pazienti, familiari

e operatori. E proprio in questo scenario i nasi rossi di Poldina, Amparo, Gigioccolo, Lisca, Orticola e Hyena Ridens fanno il loro ingresso, in punta di piedi.

Nessuna invasione di campo, ma una presenza discreta fatta di palloncini, bolle di sapone, piccole magie, gag e soprattutto ascolto. «La cura non è fatta soltanto di tecnica e competenza – sottolinea il direttore degli Spedali Riuniti, Spartaco Mencaroni –. Accanto all’altissima professionalità dei nostri operatori c’è un altro aspetto fondamentale: l’umanizzazione, l’accoglienza, la vicinanza alla persona. La terapia del sorriso non è il contrario della sofferenza, ma diventa parte della presa in carico del paziente. Portare questa esperienza in pronto soccorso significa offrire un momento di sollievo proprio dove   ansia e preoccupazione sono più forti».

Un’idea accolta con entusiasmo anche dal direttore del pronto soccorso, Luca Dallatomasina. «Li accogliamo davvero con piacere – sottolinea – . Conoscevo già il lavoro dei Libecciati in ambito pediatrico e quando mi è stato proposto di estenderlo anche agli adulti ho aderito subito. Se riusciamo ad alleggerire anche soltanto per qualche minuto un momento difficile,

facciamo qualcosa di importante per i nostri pazienti».

I Libecciati non sono una novità per la sanità livornese: dal 2004 operano nei reparti ospedalieri, nelle Rsa e nell’hospice, sempre come volontari. «Siamo entrati con il pronto soccorso pediatrico – racconta Poldina, al secolo Claudia Chiari – e pian piano ci siamo accorti che anche gli adulti ci cercavano. Le persone ci fermavano, ci chiedevano di andare anche da loro. Abbiamo capito che c’era un bisogno enorme di relazione. Il pronto soccorso è come un piccolo paese: c’è chi aspetta una visita, chi un esame, chi notizie di un familiare. Noi proviamo semplicemente a spostare, anche se per poco, l’attenzione dalla malattia alla persona». Perché il loro pubblico non sono soltanto i pazienti.  «Ci prendiamo cura anche dei familiari – spiegano i clown –. L’attesa genera ansia e paura. Una battuta, un palloncino, una magia o

semplicemente una chiacchiera possono cambiare l’atmosfera. E quando sorridono i pazienti, sorridono anche gli operatori sanitari. Si crea un clima diverso, più sereno».

Dietro il naso rosso, però, non c’è improvvisazione: per entrare nei Libecciati occorrono una formazione iniziale, un tirocinio, aggiornamenti continui e il lavoro di squadra. «Lavoriamo

sempre in gruppo – spiegano – e dopo ogni servizio condividiamo emozioni, difficoltà e quello che abbiamo vissuto. È il modo migliore per prenderci cura anche di noi  stessi». Alla domanda su cosa ricevano in cambio, la risposta arriva quasi all’unisono. «Molto più di quello che diamo. Noi regaliamo un po’ del nostro tempo, ma torniamo a casa con emozioni enormi», spiegano.

E in un luogo dove il tempo è scandito dall’urgenza, dalle sirene e dall’attesa, i Libecciati ricordano che anche una risata può avere un valore terapeutico. Non sostituisce le cure, ma può rendere più sopportabile l’attesa e restituire un po’ di serenità.

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