Il Tirreno

Livorno

Arte

Livorno, sfuma il sogno Picasso in città: «Opere blindate per le guerre»

di Martina Trivigno
Livorno, sfuma il sogno Picasso in città: «Opere blindate per le guerre»<br>

Ma il Comune va oltre: «Puntiamo su Macchiaioli e Impressionisti»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Sfuma il sogno di portare Pablo Picasso a Livorno. Non per una scelta politica o per un cambio di strategia, ma per un ostacolo che arriva ben oltre i confini cittadini: la collezione individuata dal Comune non può lasciare il Paese in cui è custodita a causa delle tensioni internazionali e delle limitazioni ai prestiti di opere d’arte imposte in questo contesto geopolitico.

La notizia chiude una fase di grande attesa, alimentata dopo il successo della mostra dedicata a Giovanni Fattori nel bicentenario della nascita che aveva richiamato un numero record di visitatori: 42.123. Ed era stato proprio quel risultato, insieme al rinnovamento del Museo Fattori di Villa Mimbelli, a spingere l’amministrazione a immaginare un altro grande evento espositivo, questa volta nelle sale del Museo della Città, con un nome capace di richiamare visitatori da tutta Italia: Picasso.

L’idea, però, si è progressivamente arenata. La raccolta di opere sulla quale il Comune stava lavorando è oggi inamovibile. Negli ultimi anni, infatti, il sistema dei prestiti internazionali è diventato molto più complesso: i conflitti in corso, in particolare quello tra Russia e Ucraina e le tensioni in Medio Oriente, hanno indotto numerosi musei, fondazioni e collezionisti a sospendere o limitare la circolazione delle opere, sia per ragioni di sicurezza sia per i problemi assicurativi e logistici che accompagnano ogni trasferimento. In molti casi le istituzioni culturali preferiscono mantenere le collezioni nei propri musei, rinviando le collaborazioni internazionali a un quadro più stabile.

È questo il contesto nel quale è maturato il tramonto del progetto livornese. Il sindaco Luca Salvetti, però, esclude che si tratti di una battuta d’arresto per la politica culturale della città. «Il 2026 è stato l’anno di Fattori con la grande mostra e il rifacimento del museo – spiega il primo cittadino – . La nuova mostra, anche per esigenze di bilancio da far quadrare con le spese su sociale, scuola e lavori pubblici che hanno avuto priorità, va pensata per la prossima primavera, anche con l’adeguamento del Museo della Città per il quale sono stati stanziati ulteriori 250mila euro. L’idea di Picasso è tramontata perché la collezione che doveva essere esposta è al momento nell’impossibilità di essere spostata a causa dei conflitti internazionali».

E nelle parole di Salvetti c’è un doppio messaggio: da una parte il riconoscimento che, in una fase di risorse limitate, la macchina comunale ha dovuto privilegiare gli investimenti sul welfare, sulle scuole e sulle opere pubbliche: dall’altra la volontà di non interrompere il percorso che negli ultimi anni ha riportato Livorno al centro del panorama espositivo nazionale.

Anzi, il progetto cambia direzione ma non ambizione. Palazzo Civico è già al lavoro su una nuova proposta elaborata dal direttore dei musei cittadini Vincenzo Farinella: l’obiettivo resta quello di costruire una mostra di forte richiamo, magari in collaborazione con un prestigioso museo italiano, capace di parlare a un pubblico internazionale e di consolidare il ruolo del Museo della Città come sede delle grandi esposizioni.

La strada individuata guarda ancora una volta all’identità culturale livornese. «Stiamo puntando – spiega Salvetti – a una bellissima idea del direttore Farinella per un appuntamento che riporti la corrente dei Macchiaioli alla ribalta internazionale al fianco degli Impressionisti, che potrebbero essere parte decisiva della mostra».

Un cambio di prospettiva che, se da un lato rinuncia al fascino di un nome universale come Picasso, dall’altro prova a trasformare quella che poteva apparire come una rinuncia in un’occasione. Mettere in dialogo Macchiaioli e Impressionisti significa infatti tornare su un dibattito storico-artistico che da decenni occupa studiosi e musei: quello sul ruolo anticipatore della pittura di Fattori, Lega, Signorini e degli altri protagonisti della scuola toscana rispetto alla rivoluzione impressionista francese.

Sarà questo, con ogni probabilità, il nuovo terreno sul quale Livorno proverà a costruire il proprio grande evento culturale. Picasso dovrà attendere tempi più favorevoli. Ma la strategia del Comune, almeno nelle intenzioni, non cambia: continuare a investire sulle mostre come strumento di promozione della città, adattando i progetti alle condizioni internazionali e alle priorità di bilancio senza rinunciare all’ambizione di portare Livorno al centro del dibattito artistico.l

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Calcio

Spagna sulla Torres del mondo: alla Roja il titolo iridato grazie al gol dell’attaccante del Barcellona

di Alessandro Bernini
80 Vespa