Livorno piange Giovanni Motta, dirigente dell’Authority e prof. A lui il figlio ha dedicato alcune delle sue canzoni più famose
Insegnante conosciuto e stimato, aveva ispirato anche brani del figlio Francesco: «Mi sono sempre sentito difeso da lui, anche nelle scelte coraggiose»
LIVORNO. C’è un video, intenso, che rivisto oggi emoziona più di sempre. Giovanni è seduto su una panchina alla Rotonda di Ardenza insieme al figlio Francesco. Guardano il mare, uno accanto all’altro. Poco prima la macchina da presa li ha immortalati alla Terrazza Mascagni, sulle banchine del porto, lungo i fossi e dentro il “gabbione” degli stabilimenti balneari: Giovanni sempre di giorno, nella luce, Francesco sempre di notte, nella tempesta. Insieme, per la prima volta, nel videoclip “Del tempo che passa la felicità”.
Ieri Giovanni Motta, 75 anni, professionista molto conosciuto e padre del cantautore Francesco Motta, se ne è andato. A Livorno è stato una figura di primo piano: un dirigente pubblico serio, apprezzato. «Onesto nel lavoro e nella vita, una persona che ha saputo lasciare il segno», come ripetono i familiari e chi lo ha conosciuto.
Laureato in ingegneria chimica, per quasi vent’anni, fino al 2016, è stato dirigente dell’Autorità portuale. Dirigente alla sicurezza e all’ambiente. Con lui, solo per citare un passaggio, l’Authority livornese ha ottenuto, prima in Europa, la certificazione ambientale Iso 14001 e la registrazione Emas del porto.
Prima ha lavorato all’Asl, nei servizi di prevenzione e sicurezza, ed è stato prof all’Itis (insegnava impianti chimici e chimica industriale).
Poi due passioni. Per la politica, sempre vista da sinistra: dalla presidenza della Circoscrizione della Rosa, tra gli anni Ottanta e Novanta, fino all’impegno più recente con Buongiorno Livorno. E per la musica: l’aveva sempre amata e in età già adulta aveva deciso di mettersi a studiare pure il bassotuba, che ha poi suonato con la banda della città.
Un anno fa aveva festeggiato cinquant’anni di matrimonio con la moglie Rosetta Zan. «Aveva incarichi e impegni seri, ufficiali – lo racconta – ma allo stesso tempo aveva anche una vena di umorismo intelligente, particolare, quasi surreale. Un umorismo che colpiva».
Gli sono sempre rimasti accanto, insieme alla moglie, la figlia Alice e il figlio Francesco. Che non ha mai fatto mistero di averlo considerato per tutta la sua vita, anche artistica, una fonte di ispirazione. A lui ha dedicato alcuni dei suoi brani più famosi, a cominciare da “Mio padre era un comunista”. «E babbo ci teneva a dire che lo era ancora», ricorda con affetto il cantautore.
«Mi ha insegnato tantissimo e so che era fiero di quello che faccio. Mi ha sempre supportato, insegnato a difendere un’etica del lavoro. Mi sono sempre sentito difeso da lui, anche nelle scelte coraggiose, perché era una persona onesta».
Davanti agli occhi scorrono i ricordi della chitarra suonata insieme quando era piccolo, la scoperta di Bob Dylan, il primo concerto di Edoardo Bennato. Fino al videoclip girato insieme nella loro Livorno, città strana, piena di gambe nude e personalissime posture. «Quel video – ripete – è la cosa di cui vado più fiero tra tutte le scelte che ho fatto. Un ricordo che si spiega da solo».
Sorride parlando del padre Alice, che si tiene stretti i ricordi belli: «Le risate, la tenerezza, i momenti in cui suonavamo insieme». Lei è insegnante alle elementari e a lungo si è occupata di musicoterapia. La musica, di nuovo. «Vorrei gridare al mondo che era una persona speciale. Era generoso, non faceva mai qualcosa solo per se stesso, ma con un’idea di comunità, qualità rara».
In molti ieri hanno scritto per ricordare “Gianni”. Come il direttivo del circolo Legambiente di Livorno, intitolato a Luciano De Majo, che ha potuto apprezzare «le sue qualità umane e le competenze tecniche, sociali e politiche»: «Ambientalista da sempre, ci aveva accompagnato alla rifondazione del nostro circolo, fin dall’aprile 2023. Grazie Gianni per la tua amicizia e la condivisione di battaglie comuni, che cercheremo di continuare ricordandoti».
Per chi vorrà dargli l’ultimo saluto, oggi (venerdì 17 luglio) alle 17 ci sarà una commemorazione laica nelle salette della Svs davanti al cimitero dei Lupi.
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