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Livorno

Lavoro: la vertenza

Livorno, licenziato dopo la cecità e risarcito: «Darò questi soldi in beneficenza»

di Claudia Guarino

	Sandro Niotta con Massimo Braccini nella sede della Fiom Cgil
Sandro Niotta con Massimo Braccini nella sede della Fiom Cgil

L’operaio 43enne Sandro Niotta ha rifiutato il reintegro: «Ormai è venuta meno la fiducia». Dopo la conciliazione in sede sindacale l’azienda gli ha riconosciuto un incentivo

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LIVORNO. L’ha sempre detto: «Porto avanti questa lotta affinché in futuro non capiti ad altri». Perché «non possiamo far finta di niente. Io sono sempre stato fiero di essere un operaio. E dobbiamo far capire la forza che, tutti insieme, abbiamo». Ecco, dunque, che rifiutando il reintegro in azienda e dopo la firma del verbale di conciliazione, l’operaio cecinese di 43 anni Sandro Niotta, diventato cieco e licenziato una volta esaurito il periodo di malattia, ha deciso di devolvere in beneficenza i soldi che gli sono stati riconosciuti dall’azienda. «È fondamentale ricordare – dice Niotta – che non siamo numeri, che il potere risiede nelle nostre mani ed è quindi determinante acquisire una coscienza di classe». Ma andiamo con ordine.

Il lavoro

Niotta fino a poco tempo fa lavorava per la E – Repair, azienda con sede a Livorno specializzata nella riparazione di componenti elettroniche. L’operaio ha raccontato di essere impiegato nel settore della sala lavaggio. «Arrivavano i moduli danneggiati – ha raccontato al Tirreno – e io li aprivo, smontavo tutto, lavavo le schede e le mettevo in un forno a 60 gradi. Poi toglievo le componenti dal forno e le portavo al laboratorio tecnico». Poi però è successo che dopo il Covid ha perso la vista a causa di un tumore.

Il licenziamento

E una volta terminati i giorni di malattia a disposizione, è scattato il licenziamento, che gli è stato comunicato prima via WhatsApp e poi tramite raccomandata. Niotta ha quindi deciso di rivolgersi alla Fiom Cgil di Livorno.

La vertenza

E il sindacato ha avviato la vertenza impugnando il provvedimento e minacciando di intraprendere le vie legali. Questo perché, al di là del conteggio dei giorni di malattia, «un lavoratore che perde la vista a causa di una grave malattia non può diventare invisibile anche per la sua azienda – ha detto il segretario generale dalla Fiom Cgil di Livorno Massimo Braccini –. Riteniamo inaccettabile che una persona con anni di esperienza venga considerata un problema da archiviare anziché una risorsa da tutelare».

«No al reintegro»

Alla fine, dopo un incontro avvenuto lunedì scorso, la vicenda si è conclusa con la firma di un verbale di conciliazione in sede sindacale. Probabilmente anche a seguito della forte attenzione e mobilitazione suscitata da questa vicenda, nello specifico, è stata l’azienda stessa a richiedere un incontro con la Fiom e con il lavoratore. Nel corso del confronto è stata avanzata anche l’ipotesi di una riassunzione, ma Niotta, dopo quanto accaduto, ha ritenuto di non poter accettare questa proposta, avendo maturato «un profondo venir meno del rapporto di fiducia con la società». «Si tratta di una posizione che come sindacato comprendiamo e rispettiamo profondamente – commenta Braccini –. Quando una persona perde la vista a seguito di una grave malattia e successivamente perde anche il lavoro, non siamo di fronte soltanto a una questione formale o contrattuale, ma a una vicenda umana che lascia inevitabilmente conseguenze profonde».

La conciliazione

Il lavoratore ha preferito non rientrare in azienda e la società, «al fine di evitare il contenzioso giudiziario», gli ha riconosciuto un incentivo economico dall’entità riservata. «Il lavoratore – spiega Braccini – ci ha comunicato che l’intero importo ricevuto a titolo di incentivo economico sarà interamente devoluto ad associazioni benefiche. Per la Fiom resta centrale un principio cardine: le persone che diventano più fragili non possono essere lasciate sole. Continueremo dunque a seguire e a batterci per vicende come questa fino a quando non sarà garantita, in ogni luogo di lavoro, una soluzione rispettosa della dignità e dei diritti di ogni singolo individuo».

«Dobbiamo lottare»

Niotta, da parte sua, ringraziando Braccini e la Fiom, ci tiene a sottolineare che «in un mondo in cui è la merce ad essere sacra, e non le persone, la mia speranza è che nei rapporti di lavoro si possa restituire centralità e piena dignità all’individuo. Nella nostra lotta ho voluto sottolineare maggiormente la questione morale di questa faccenda, credo che alcuni vertici dell’azienda abbiano compreso il mio messaggio durante il confronto che abbiamo avuto».

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