Il Tirreno

Livorno

Igor Protti
Simbolo di una città

Morte di Igor Protti, curva e tribuna gremite per l’ultimo saluto al Re. Fumogeni, lacrime e cori: «Capo degli ultrà» – Video

di Alessandro Bernini

	L'arrivo del feretro (foto Stick)
L'arrivo del feretro (foto Stick)

Un fiume di lacrime e tanti cori: gli ultras scortano il feretro per il saluto al simbolo di una città intera. In 12mila riempiono lo stadio. Presenti tanti amici ed ex calciatori, commosso il sindaco Luca Salvetti

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LIVORNO. Non è un funerale. È un ultimo, immenso, tributo d’amore. Vissuto proprio lì, su quelle tribune dello stadio che Igor Protti per anni ha fatto tracimare di entusiasmo. In 12.000 rispondono alla convocazione più triste, riempiendo l’Armando Picchi in una giornata che resterà indelebile per chi l’ha vissuta. Giornata di lacrime, perché nessuno di quei 12.000 riesce a trattenerle quando il feretro di Igor arriva sotto la Curva Nord, il tempio del tifo. Ma la Nord non piange per il calciatore, piange per l’uomo che era diventato uno di loro. Che non ha mai tradito, che ha difeso la città anche fuori dal campo, che ha masticato l’amaro della sconfitta e la gioia della vittoria con la stessa identica dignità.

Stadio completamente pieno

La salma arriva poco dopo le 18 e lo stadio è completamente pieno nei settori aperti ovvero la curva nord e la tribuna. Ma ci sono ancora centinaia e centinaia di tifosi che non riescono ad entrare. Così i responsabili della sicurezza aprono anche la Curva Sud. A fare da battistrada al feretro sono 30 ragazzi della Curva Nord con lo striscione delle Brigate Autonome Livornesi, gruppo disciolto che ha fatto la storia della Curva e ha sempre avuto un legame d’acciaio con Igor.

Il “suo” coro

Sono tutti in piedi per il “suo” coro: «Quando Igor Protti segnerà, un boato al cielo s’alzerà. E sotto la curva correrà, e tutta la nord canterà: Igor Protti capo degli ultrà, Igor Protti capo degli ultrà». É infinito il coro, nessuno ha intenzione di fermarsi, minuti e minuti di tributo per cristallizzare questo abbraccio. Il confine tra lutto e festa d’improvviso si fa sottile. Perché così avrebbe voluto Igor. Non si respira la tristezza cupa della fine, ma il dolore fiero di chi sa di aver vissuto qualcosa di irripetibile. Guardi questa gente di ogni età e capisci che i cori non sono un pianto di commiserazione. Sono cori orgogliosi, fieri, potenti. Come piaceva a Igor. É pazzesco vedere questa dimostrazione di amore per un calciatore che ha detto addio al calcio 21 anni fa. La forza di questa giornata sta negli occhi dei presenti.

Nessuna divisione

Non c’è divisione, non c’è distanza anagrafica. Ci sono gli anziani, che ricordano il fango della Serie C, quando Protti arrivò a caricarsi sulle spalle il destino di una piazza ferita. Ci sono quarantenni e cinquantenni, la generazione che grazie a lui ha visto il paradiso della serie A e l’Europa, camminando a testa alta nei templi del calcio italiano. E poi ci sono i bambini, aggrappati alle spalle dei padri o tenuti per mano, ragazzini che non hanno mai visto Protti toccare un pallone dal vivo, ma che cantano il suo nome come se lo avessero visto segnare ieri. Cristiano Lucarelli, un fratello per Igor, resta defilato nascondendo le lacrime dietro gli occhiali scuri. Anche il sindaco Luca Salvetti resta vicino al feretro con gli occhi lucidi. Nessuno ha paura a mostrarsi fragile. Ci sono tanti ex compagni del mondo del calcio, da Ale Lucarelli a Diamanti, da Amelia a Galante, da Balleri a Piovani. E decine di ex giocatori amaranto.

La famiglia

C’è anche la famiglia di Igor. Travolta da un amore che sapevano essere grande, ma forse non così grande. La mamma di Igor, in auto, chiede di scendere per sentire meglio i cori dedicati al figlio. La sua compostezza ti fa capire la dignità nella quale è cresciuto Igor. Dignità trasmessa ai figli. Dopo oltre mezzora, il feretro, scortato dai tifosi, completa il giro passando sotto la tribuna e poi la curva sud. Altre lacrime senza età. Poi l’uscita. Il silenzio si riprende lo stadio dopo questa ultima, oceanica tempesta d’amore. Livorno saluta il suo simbolo con gli occhi rossi e il petto in fuori, consapevole che si è chiuso un ciclo, ma non una storia: perché la morte può fermare una corsa sotto la curva, ma non potrà mai sciogliere un patto d’amore infinito.

Da mobile è necessario attendere 30 secondi per l’apertura della diretta qui sotto.

Qui il racconto della commemorazione

di Alessandro Lazzerini

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