Il personaggio
Livorno, è morto Igor Protti: così è diventato il simbolo di un popolo e di una città
Da tempo lottava contro una malattia: aveva 58 anni. L’ultima apparizione pubblica a fine maggio in occasione del matrimonio della figlia
LIVORNO. Igor Protti è morto venerdì 19 giugno, a 58 anni a causa di una brutta malattia che aveva scoperto di avere circa un anno fa.
La malattia e la battaglia raccontata senza filtri
La sua lotta contro il tumore al colon era iniziata il 5 luglio 2025, quando aveva annunciato pubblicamente la diagnosi, spiegando di essere stato sottoposto a un intervento di stomia e di aver iniziato la chemioterapia. In un’intervista a Il Tirreno aveva parlato della malattia come di una partita «iniziata sotto 3-0», da affrontare con la stessa determinazione che lo aveva accompagnato in campo. Negli ultimi mesi aveva condiviso momenti difficili, alternati a piccole riprese, sempre con una sincerità che aveva commosso tifosi e appassionati di tutta Italia. La malattia, però, non gli aveva mai tolto la dignità, né la capacità di parlare agli altri con coraggio e lucidità. L’ultima apparizione pubblica a fine maggio in occasione del matrimonio della figlia Noemi.
Il saluto di Igor
La famiglia di Protti stamani ha condiviso un post in cui riporta un messaggio lasciato dal bomber. Per chi volesse porgere l’ultimo saluto – fanno sapere sempre dalla famiglia – dalle 15 di oggi (19 giugno) si troverà nella stanza del commiato Frongillo al cimitero di Cecina, in via della Rimembranza.
Una carriera unica: il bomber che segnava ovunque
Nato a Rimini nel 1967, Protti ha costruito una carriera straordinaria, capace di laurearsi capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C. Un primato che racconta più di mille statistiche: la sua fame, la sua costanza, la sua capacità di segnare in ogni categoria e con ogni maglia. Dopo gli inizi a Rimini e la consacrazione a Bari, era arrivato a Livorno nel 1999. Da quel momento, la sua storia personale e quella della città si sono intrecciate per sempre.
Idolo di una città
A Livorno Protti non è stato solo un attaccante. È stato il capitano, l’uomo che ha guidato la squadra dalla C alla Serie A, il volto di una rinascita sportiva e identitaria. Il suo numero 10, ritirato dal club, è diventato un simbolo di appartenenza. Anche dopo il ritiro, Protti ha continuato a vivere Livorno: dirigente, punto di riferimento, presenza costante allo stadio, voce ascoltata e rispettata. Nel dicembre 2025 aveva portato la fiaccola olimpica proprio sul lungomare, nonostante la malattia, in uno dei momenti più emozionanti degli ultimi anni.
L’uomo oltre il calciatore
Un uomo semplice, diretto, capace di parlare con tutti. Mai sopra le righe, mai distante. Un campione che non ha mai smesso di essere “Igor”, anche quando lo stadio urlava il suo nome. La sua battaglia contro il tumore aveva mostrato un’altra parte di lui: la fragilità, la paura, ma anche la forza di chi non si arrende. Una testimonianza che aveva colpito profondamente la comunità amaranto.
L’eredità di un campione
Igor Protti lascia una carriera irripetibile, un legame indissolubile con Livorno e una testimonianza di coraggio che resterà nella memoria di chi lo ha amato. La sua storia continuerà a vivere nei racconti dei tifosi, nei bambini che indossano la maglia amaranto, nelle curve che ancora oggi cantano il suo nome.
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