Livorno, è morto il dottor Sirio Malfatti: presidente e socio fondatore dell’Associazione Cure Palliative
Aveva 81 anni, nel film di Paolo Virzì "La prima cosa bella" interpretò sé stesso nel ruolo del responsabile dell'hospice
LIVORNO. Il mondo della sanità livornese è in lutto per la morte di Sirio Malfatti, socio e fondatore e presidente dell’Associazione Cure Palliative nominato nel 2010. Aveva 81 anni. L’associazione venne fondata da Malfatti insieme all’ingegner Massimo Nannipieri, a Valdo Del Lucchesi e al dottor Giuseppe Logi nel 2003.
Chi era
Malfatti è stato anche poeta, scrittore, nonché interprete del film di Paolo Virzì "La prima cosa bella" nel ruolo del responsabile dell'hospice dove Anna (Stefania Sandrelli), malata di tumore, viene ricoverata negli ultimi giorni di vita. Era figlio di un commerciante e una maestra elementare («tenerissima») e aveva due figli («che non hanno scelto di fare il medico»), disse in una intervista al Tirreno.
Il ricordo della moglie
Su Facebook anche il ricordo della moglie Giada Garrison. «Mio Maestro, mio faro, mia guida, padre, fratello, amico e poi marito. In meno di un mese mi hai lasciato qui. Lo strazio è troppo grande. Ci rivedremo "nell'altra dimensione" insieme a tutte le persone care che sono andate via. [Cominciano ad essere un po’ troppe]. Ho eterna gratitudine per tutto quello che mi hai dato e insegnato. Potrete salutare Sirio alla sala mortuaria da oggi (12 giugno) alle 14:00. Domani alle 15:00 ci sarà una breve funzione nella Chiesa dell'ospedale, lato Viale Alfieri, accanto alla sala mortuaria. Grazie a tutti coloro che lo hanno amato».
«Ci lascia una lezione grande»
Sul suo profilo Facebook anche un pensiero di Marco Voleri, noto tenore conosciuto e apprezzato in città e non solo. «Ci sono persone che passano la vita a tenere la mano agli altri, nel punto esatto in cui la strada si fa buia. Sirio Malfatti era una di quelle. Sapeva che curare, a volte, vuol dire semplicemente restare. E adesso che se n'è andato lui, restiamo noi, con quella lezione in tasca, come una luce piccola che non si spegne. Ciao, Sirio. Grazie».
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