Fisco
Livorno, omicidio al Castellaccio: Yilmaz aveva mille euro in tasca e diecimila in casa
La polizia ha perquisito l'abitazione della vittima: l'aveva presa in affitto da un'agenzia nelle vicinanze del luogo del delitto, al quale era arrivato in ciabatte
LIVORNO. Si era presentato all’incontro poi risultato fatale con mille euro in tasca. Soldi che, chi lo ha ucciso, non si è minimamente preoccupato di rubargli. Lasciandoglieli addosso. Ma c’è di più. Yilmaz Tas – il trentenne ammazzato nella serata di domenica scorsa nel parcheggio del centro sociale per anziani “Fabrizio Gioli” di via di Quercianella, al Castellaccio – in casa custodiva circa diecimila euro. Denaro che gli agenti della Squadra mobile della polizia di Stato, coordinati dal vicequestore Riccardo Signorelli, hanno subito sequestrato.
La casa al Castellaccio
La vittima – in Italia da pochi mesi e con i fratelli in patria – aveva richiesto protezione internazionale alla questura di Livorno, presentandosi assistito da un intermediario. Ha raccontato di essere curdo, quindi parte di una minoranza etnica nel Paese ponte fra l’Europa e l’Asia, spiegando di essere fuggito dalla Turchia in quanto perseguitato politico. Proprio per questo motivo avrebbe facilmente ottenuto il permesso di rimanere nel nostro Paese. In città abitava al Castellaccio, a pochi metri da dove è stato gambizzato con un colpo di pistola alla gamba e poi freddato con un secondo proiettile che gli ha trapassato il cranio. L’abitazione, che aveva preso regolarmente in affitto attraverso un’agenzia immobiliare labronica, si trova al termine di una strada molto stretta. Nessuno degli abitanti lo conosceva e il fatto che vivesse lì, dai residenti della frazione collinare, è stato accolto con estrema sorpresa.
La perquisizione
I poliziotti, inizialmente, non sapevano quale fosse la sua casa. Anche perché, nell’anagrafe comunale, non risulta nemmeno censito. Sono stati i responsabili dell’agenzia immobiliare, una volta letto sul sito web del Tirreno di un cittadino turco ucciso proprio al Castellaccio, a contattare la questura chiedendo se fosse proprio il loro cliente quello ammazzato nel parcheggio del centro sociale. In tasca, oltre all’ingente somma di denaro, Tas – oltre a due telefonini – aveva anche un paio di chiavi. Erano legate a una targhetta con su scritto “Casa Castellaccio”. Il sospetto che abitasse là vicino, quasi una certezza considerando che all’incontro mortale era arrivato con un paio di ciabatte ai piedi, era forte. Poi dopo la chiamata dell’intermediario immobiliare gli ultimi dubbi sono stati spazzati via. Inizialmente, fra gli abitanti della frazione collinare, si era sparsa l’errata convinzione che la vittima occupasse abusivamente un annesso in un’area boschiva a circa un chilometro e mezzo di distanza dal posteggio dove è stato freddato. Non era così. Perché lui abitava praticamente accanto a coloro che, dopo la cena di domenica sera al Ghinè Cambrì, si interrogavano su chi fossero quelle due persone sospette che si aggiravano lungo via di Quercianella, le stesse che gli inquirenti non escludono possano essere legate all’omicidio del trentenne originario di Ergani, una città nella parte est della Turchia. Una volta appurato quale fosse l’appartamento, gli agenti – coordinati dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi e dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze – hanno fatto ingresso dalla porta principale, sequestrando l’altra parte dei soldi, quella rinvenuta fra le mura domestiche.
L’ipotesi delle armi
La pista del traffico di armi resta fra quelle privilegiate dagli inquirenti, anche alla luce delle rivelazioni giunte da Istanbul, che comunque andranno vagliate con estrema attenzione, anche perché la vittima risulta incensurata. La domanda principale è chiara: come mai Tas disponeva di una così ingente somma di denaro? E perché, all’incontro nel parcheggio, aveva con sé mille euro? Cosa doveva comprare? Interrogativi che gli inquirenti stanno cercando di sciogliere, perché sono alla base della sua esecuzione. Un’esecuzione in stile “mafioso”, per dimostrare a qualcuno chi comanda.
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