Ucciso nel parcheggio a Livorno, il ristoratore super testimone: «In due erano qui a mangiare, erano sospetti»
Federico Castagnoli guida il “Ghinè Cambrì”, vicino al luogo del delitto: «Fino a mezz’ora prima andavano avanti e indietro, persone sospette»
LIVORNO. Si sono palesati nel ristorante due ore prima dell’omicidio. Sguardi tesi, inglese stentato: due persone che consumano antipasti e insalate in due tavoli separati, una accanto all’altra, senza rivolgersi parola. «Erano stranieri, avranno avuto sui 40 anni, forse dell’Europa dell’est. Turchi? Può darsi», rivela Federico Castagnoli, il titolare del locale, il Ghinè Cambrì di via di Quercianella, al Castellaccio, a meno di cento metri dal parcheggio dove il trentunenne Ylias Tas è stato gambizzato e ucciso.
La tensione al ristorante
Il ristoratore e i suoi dipendenti potrebbero essere i super testimoni del delitto che ha sconvolto il paese. Il gestore decide di metterci la faccia, chiedendo di non pubblicare la sua foto. Se questi due uomini - che lui descrive nel dettaglio - fossero collegati all’omicidio di domenica sera (7 giugno), sarebbero stati visti da una pluralità di persone, lavoratori e clienti. Persone che hanno destato sospetti, per vari motivi: «Sembrava quasi che scappassero da qualcuno e che si fossero rifugiati qui. Uno dei due, in particolare, nervoso si guardava attorno insospettito. C’era tensione, molta tensione». Un altro aspetto singolare è che durante la loro permanenza nel locale, pur essendo arrivati e usciti insieme, non si rivolgevano la parola. È possibile che fossero connazionali, anche se il titolare non può saperlo perché con lui hanno parlato solo inglese. Stentato, non erano sicuramente madrelingua. Potevano essere turchi? Secondo lui sì. Ma chi erano? Uno l’assassino, uno la vittima? L’assassino e un suo amico? La vittima e un suo amico? Oppure due persone che semplicemente avevano un appuntamento? Lui non può saperlo, ma incrociando le foto di Tas coi volti dei commensali potrebbe aiutare gli inquirenti a scoprirlo.
Nascosti tra le case vicino al parcheggio
Intanto i due possono essere descritti dettagliatamente: «Uno era un po’ tarchiato, l’altro più magro - spiega - ed erano di carnagione olivastra, coi capelli neri. Uno dei due, il più magro, indossava una tuta e una maglietta, l’altro invece una magliettina e dei pantaloncini corti, con un cappello a visiera in testa. Quello più magro era provato, sudatissimo, la maglietta era bagnata come se fosse uno straccio pieno d’acqua. Pensavamo che si sentisse male». Di Tas, invece, sappiamo che era alto all’incirca un metro e 80, capelli neri, corpulento, occhiali da vista, volto tondo e che era vestito con dei pantaloni scuri e una maglietta. Le descrizioni combaciano? Sì e no. Ma la memoria del ristoratore può non essere precisissima. Entrambi, in ogni caso, dopo aver consumato prima un antipasto e poi un’insalata, hanno pagato e se ne sono andati. Sono rimasti in zona, salendo di un centinaio di metri dalla parte opposta del parcheggio teatro dell’omicidio. «Si sono nascosti in una rientranza della strada, dove ci sono alcune abitazioni, facendo capolino di tanto in tanto».
«Aspettiamo un taxi»
Al punto da allarmare la popolazione. Perché al Castellaccio «tutti si conoscono». «Un mio collaboratore - prosegue Castagnoli - è andato da loro chiedendogli cosa facessero, spiegandogli che qui ci conosciamo tutti e che sarebbe stato meglio che chiarissero le loro intenzioni, perché altrimenti le persone si sarebbero spaventate. Uno dei due ha risposto, in inglese, spiegando che stavano aspettando un taxi». Il taxi, però, almeno fino a quando il ristoratore è rimasto lì non è mai arrivato. La polizia, che indaga con la Squadra mobile, potrà verificarlo. Era una scusa, forse. Nessuno dei due, probabilmente, lo ha mai preso. «Alle 23,15 sono venuto via dal Castellaccio - continua il ristoratore - quindi ciò che è successo dopo l’ho letto sul sito web del Tirreno. Ma rimettendo insieme i fili, qualcosa torna. Queste persone mai viste, la tensione: sembrava che aspettassero qualcuno. Erano strane. Siamo veramente sotto choc».
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