Quando Mascagni là sotto faceva i suoi bagni terapeutici: Livorno e i sotterranei delle Terme del Corallo
Vasche, guardaroba, wc, docce: il tesoro inaccessibile (ripulito dai volontari) aspetta il restyling
LIVORNO Sono le foto a raccontare quella meraviglia sotterranea. Inaccessibile alle visite per ragioni di sicurezza. Ma ripulita anni fa dai volontari Reset. Quindici sale là sotto. Immaginarsi il maestro Mascagni fare i suoi bagni terapeutici (o terapici) magari proprio in quella stanza mattonellata con vasca di porcellana dell’epoca e sanitari dove si legge il marchio Johnson brothers Hanley, fabbrica con sede in Inghilterra fondata nel 1883 e talmente famosa che esportava in tutto il mondo, scelta dalla famiglia reale inglese. Perché il grande architetto ingegnere Angiolo Badaloni proprio in Uk andò ad acquistare quei sanitari.
Un paradiso perduto per troppi anni fatto di graniglie di marmo alla veneziana. Di stanze tentacolari. Di pavimenti bianchi e neri, con venature rosa, arancioni dalle geometrie e dai cromatismi spettacolari. Di decine di appendiabiti.
Una Grande Bellezza sotterranea dei primi del Novecento: si spera che un giorno anche questa parte possa essere ammirata dal pubblico, come scandisce anche l’architetta del Comune che segue i complessi e onerosi lavori di recupero delle Terme, Melania Lessi. Magari a piccoli gruppi. «La loro fruibilità dipenderà dalle indagini che faremo sulla percorribilità degli spazi, dalla messa in sicurezza, dal recupero di risorse per inglobare anche questa parte nel recupero: è un percorso in itinere - afferma - L’obiettivo è che una volta messo tutto in sicurezza possa essere visitabile anche la parte sotterranea. Tutto legato alla disponibilità di risorse».
Quei locali là sotto hanno rivisto la luce, anni fa, nel 2021, grazie al lavoro certosino dei volontari Reset. Hanno riportato in vita quell’ antichissima spa livornese datata 1904 che esportava il nome della città di Livorno in tutto il mondo e ne faceva la Montecatini a mare frequentata da re, regine e personaggi illustri.
Hanno scavato tra quintali di macerie. Fango. Detriti. Ma primo intervento tra tutti, anni fa, fu quello di togliere l’acqua da 50 anni stagnava. Lo racconta ogni volta che può il presidente Giuseppe Pera.
Il presidente dell’associazione, insieme al suol vice Mirco Mirabelli e ai tanti volontari che soprattutto nei fine settimana e nei giorni di festa si sono, poi, uniti ai lavori. In quegli anni. E oggi, dopo il nuovo patto di collaborazione complesso che arriva dopo un primo restyling del giardino e del Salone della Mescita dove le cinque sorgenti (Corsia, Corallo, Preziosa, Vittoria e Sovrana) sgorgavano dalle teste di leone di bronzo (oggi non ci sono più), tra maioliche e pareti con la tecnica del trompe l'oeil raffiguranti cascate di acqua. Un primo step di un’operazione di recupero più ampia resa possibile grazie al finanziamento del Bando delle Periferie: 2.2 milioni di euro.
Oggi ricorre il decennale di quelle pulizie collettive di cittadini attivi e dei tanti eventi culturali che hanno portato le Terme in tv, nei libri. E che vedono ancora protagonisti, capisaldi di questo amore per il tesoro liberty, Reset e l’ associazione Terme del Corallo onlus con la presidente Silvia Menicagli. Il Tirreno pubblica questi scatti narranti di Reset. Per ricordare ai lettori il cuore sotterraneo della cittadella della salute: là sotto si scoprono docce, wc, anche due bagni terapici con vasca, comunicanti. È l’unico caso: tutte le altre stanze terapiche sono singole. Fa pensare a storie di incontri segreti tra gli occupanti del vano 4 (il numero sopra la porta ancora si legge) e del vano 5 (la scritta non c’è più). Si vedono pavimenti in marmo; ci sono i guardaroba dell’epoca con decine di appendiabiti; stanzoni con soffitti ad arco.
Procedere. Vedere persiane, infissi, vetrate ancora intatte. Il giornale della città anni fa raccontò questa meraviglia. Che vale la pena di rispolverare. Fa impressione lo scalone in pietra che da sotto terra porta nella sala del gran ballo. Dove ancora si percepiscono due camini giganti con memorie di affreschi bellissimi. Intorno ci sono scale laterali che vanno sia ai piani alti che giù.
Fu in queste gallerie, in queste sale, che Reset trovò anche uno sportellino in vetro, con tanto di serratura laterale, forse era di un piccolo armadietto: incise due lettere, P e M. Forse Pietro Mascagni?
Nel gennaio 2025 l’associazione ha donato la vetrinetta al Comune. Sicuramente il grande musicista, con tanti illustri personaggi del tempo, frequentava lo stabilimento disegnato da Angiolo Badaloni.
Con un parco con varie strutture, all’epoca adibite a diverse funzioni, come una torre merlata, una loggia a terrazza progettata da Adriano Unis. Vista la capacità attrattiva dello stabilimento fu realizzato anche un lussuoso albergo, l’Hotel Corallo (oggi all’asta, preda di vandali e senza tetto, totalmente abbandonato), tra i primi dell’epoca a essere dotato di ascensori elettrici. Due.
Nel Dopoguerra gli americani s’impossessarono del complesso fino a quando il Corallo diventò di proprietà della Coca Cola per la produzione di bevande. Quando si stava per rimettere in piedi la sala da ballo, nel 1968, un incendio distrusse il grande padiglione centrale. Dal 2009 lo stabilimento è del Comune, acquisito sotto la giunta Cosimi.
Francesca Suggi
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