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Livorno, dal banco al web: la storia dell’ambulante 4.0 e della sua famiglia

di Greta Leone
Livorno, dal banco al web: la storia dell’ambulante 4.0 e della sua famiglia

Alessio Cataldi gira i mercati, moglie e figlie creano la linea social Lei.la bag

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LIVORNO Dai mercati al web. Una tradizione di famiglia che va avanti da oltre 50 anni. E che guarda al futuro. È la storia di Alessio Cataldi, livornese classe 1970 che porta avanti una identità ambulante dagli anni Settanta e Ottanta, quando i suoi genitori avevano un banco al vecchio mercato di piazza XX Settembre, dove vendevano calzature e articoli di pelletteria. È un’ attività che ancora oggi rappresenta il cuore del suo lavoro. Ma in versione 4.0, aiutato dal supporto silenzioso e quotidiano della moglie Leila e dalle figlie Marta e Anna.

«Ognuno dà una mano a modo suo: anche solo nella scelta o nel trovare nuove idee. Oggi bisogna adattarsi ai tempi: da qui è nata anche l’esigenza di darsi un nome, prima assente, e così è nato “Lei.LaBag”, ispirato proprio al nome di mia moglie», racconta Cataldi. «La moda è veloce, le persone cambiano abitudini. Bisogna provare a stare al passo, senza perdere la propria identità», ribadisce. Così lei.Labag si prende la sua vetrina su Instagram. E si fanno affari anche lì, con spedizioni in tutta Italia.

Ma le radici sono altre. E Cataldi le ripercorre. «Io sono cresciuto dentro al banco che avevamo in piazza XX; poi negli anni Novanta ho comprato il mio banco. All’inizio affiancato dai miei genitori, poi ho iniziato a camminare da solo, investendo sui mercati, da Livorno a Pisa fino a Cecina».

E racconta il mestiere dell’ambulante. «All’epoca le licenze costavano tanto, era una scelta di vita vera».

Oggi il contesto è cambiato. La concorrenza, la grande distribuzione e soprattutto l’online hanno trasformato profondamente il settore.

«Il mercato ha sofferto - ammette - e molte cose sono peggiorate. Però non è tutto da buttare: ci sono ancora realtà che lavorano bene, con serietà e passione. La gente passa e pensa che sia tutto semplice, già pronto. In realtà c’è un lavoro continuo: cercare la merce più volte a settimana, caricare, scaricare, preparare. E poi svegliarsi alle cinque del mattino, con qualsiasi tempo».

È un mestiere che non conosce pause, legato anche alle condizioni atmosferiche.

«Capita di lavorare sotto la pioggia o con il vento forte, cercando di salvare tutto al volo. Se non lo vivi, non lo puoi capire».

Eppure, nonostante le difficoltà, il mercato conserva un valore che va oltre l’aspetto economico. «La soddisfazione più grande - dice - è vedere tornare un cliente, sapere che si è fidato. Oppure ricevere un complimento per il banco, anche da chi non compra. Vuol dire che hai trasmesso qualcosa». È proprio questo “qualcosa” che la famiglia di Alessio Cataldi cerca di preservare, ciascuno con il proprio contributo. Senza mai perdere il centro dell’attività, che resta nelle mani di babbo Alessio,

Ma al di là degli strumenti, resta centrale il valore sociale del mercato. Un aspetto che spesso passa in secondo piano, ma che continua a essere uno dei punti di forza.

«Il mercato è incontro - va avanti la moglie Leila - è gente che si ferma a parlare, che si conosce, che torna. Non è solo comprare, è vivere uno spazio. Oggi tanti giovani non ci vengono più, preferiscono comprare online. Però il mercato ha ancora un grande potenziale. Se viene valorizzato, può tornare a essere un punto di riferimento per tutti».
 

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