Il Tirreno

Livorno

La sentenza

Livorno, quarantenne ritenuto responsabile di spaccio: la corte d’appello dovrà pronunciarsi di nuovo

di Stefano Taglione
La sede della Corte di Cassazione
La sede della Corte di Cassazione

La Cassazione dopo il ricorso della difesa rinvia gli atti a Firenze limitatamente a recidiva e attenuanti generiche. Confermato il resto dell'impianto accusatorio

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Droga divisa in diversi dosi tra l’auto e l’abitazione, ma sulla pena dovrà pronunciarsi di nuovo la Corte d’appello. La Cassazione ha infatti annullato parzialmente la sentenza nei confronti di un uomo di 40 anni di origine tunisina, Mohamed Hedi Boudinar il suo nome, rinviando gli atti ai giudici fiorentini per una nuova valutazione limitatamente alla recidiva e alla concessione delle attenuanti generiche, confermando comunque il resto (e quindi il cuore) della pronuncia.

La vicenda risale al 7 giugno di tre anni fa, quando l’uomo era stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti: circa 6,6 grammi di hashish suddivisi in varie dosi, oltre a cocaina – per un totale di 13,7 grammi – in parte rinvenuta in auto e a casa, dove era stato sequestrato anche un bilancino di precisione con tracce della sostanza. Per questi fatti era stato condannato in primo grado dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale labronico a otto mesi di reclusione e mille euro di multa per detenzione ai fini di spaccio, sentenza poi confermata in secondo grado.

La difesa aveva però fatto ricorso in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, che la droga non fosse destinata allo spaccio ma a un uso personale o di gruppo, contestando anche il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema corte ha respinto gran parte dei motivi di ricorso, ritenendo corretta la ricostruzione dei giudici di merito sulla destinazione allo spaccio. Secondo i magistrati, infatti, il quantitativo di droga, la suddivisione in dosi e la presenza del bilancino rappresentano elementi «compatibili con l’attività di cessione e non con un uso esclusivamente personale».

Respinta anche la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto: la quantità e la tipologia delle sostanze, secondo la Cassazione, non consentono di ritenere «l’offesa di minima entità». Accolto invece l’ultimo motivo di ricorso. I giudici hanno rilevato come la Corte d’appello non abbia adeguatamente motivato né sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche né sulla recidiva, applicata sulla base dei precedenti penali senza ulteriori valutazioni. Per questo la sentenza è stata annullata limitatamente a questi aspetti, con rinvio a un’altra sezione della Corte d’appello di Firenze, che dovrà riesaminare la posizione dell’imputato. Per il resto, la condanna è stata confermata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Il delitto

Il delitto

Massa, come è morto Giacomo Bongiorni: l’ultima corsa del figlio per salvarlo dopo il pestaggio a sangue dei ragazzini

di Melania Carnevali

La ricostruzione

Massa, morte di Giacomo Bongiorni: così piazza Palma il giorno dopo la furia cieca del branco

Speciale Scuola 2030