Il Tirreno

Livorno

La città che cambia

Livorno, centro culturale islamico e moschea a San Marco nei capannoni degradati

di Juna Goti
Livorno, centro culturale islamico e moschea a San Marco nei capannoni degradati<br>

L’istituto di via Guarini tratta con la proprietà dell’immobile e punta a trasferire in via de Pazzi le attività del Picchianti

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO Forse molti livornesi ormai non ci fanno più caso, quasi le brutture fossero diventate parte del paesaggio. Ma chi ogni giorno raggiunge la nave o entra in città passando dal ponte di via Salvatore Orlando, a due passi dagli imbarchi dei turisti, non può non notarlo: tra il porto e San Marco, in quello che dovrebbe essere uno dei biglietti da visita della città, c’è una distesa di capannoni e terreni privati che sono in preda al degrado. Da via de Pazzi a via delle Cateratte, dove da una quindicina di anni lo scheletro di un palazzo mai finito da Edilporto guarda dall’alto la Dogana d’Acqua. Senza contare poi, qualche metro più avanti, l’ex stazione ferroviaria San Marco.

In questo fazzoletto di città, c’è una grande area privata che da anni viene usata come rifugio di disperazione, tra chi cerca un angolo per dormire o nascondersi e chi ne approfitta per scaricare rifiuti, sfondando di continuo le recinzioni. È in via de Pazzi, davanti agli ormeggi delle barche, quasi all’angolo con via della Cinta Esterna e praticamente a parete con l’ex Feltrinelli: 2mila metri quadri di piazzale più 1.800 di capannoni, oggi nello stato che meglio delle parole raccontano le foto.

Qual è la novità? Che per quest’area, che è in vendita, si è presentato un potenziale acquirente, che ha formalizzato un’offerta e che ora è in attesa della risposta dei proprietari. Chi è? L’Istituto culturale islamico Livorno onlus, che punta ad aprire qui il suo centro culturale. Il progetto, come descrivono oggi i responsabili, prevede un’area sportiva polivalente, attività per donne e bambini, corsi di arabo e di italiano, una mensa. Non solo: se la trattativa andrà in porto, l’Istituto proverà a chiedere al Comune i permessi per spostare qui anche la moschea di via Guarini, al Picchianti, l’unica autorizzata in città.

Si sa che a curare la vendita degli spazi di via de Pazzi è la Tecnocasa immobili per l’impresa di Livorno, di Francesco Pilagatti, specializzata nella compravendita e nella locazione di immobili commerciali e industriali (su casa.it il capannone è in vendita a 290mila euro, ma non si conoscono gli estremi della trattativa privata).

Si sa anche che una ventina di giorni fa i rappresentanti dell’Istituto islamico hanno chiesto un appuntamento in Comune, dove hanno incontrato l’assessora all’urbanistica Silvia Viviani e i tecnici degli uffici. Un primo incontro interlocutorio, per parlare dell’area da acquistare e del progetto. Va detto che la storia recente di questi spazi, guardando proprio alle previsioni urbanistiche, è particolare. Perché ai tempi del Pinqua (il programma nazionale per la qualità dell’abitare) era stata ipotizzata la nascita di un polo per le discipline olimpiche e paralimpiche, superando la vocazione produttiva e artigianale. Evidentemente, nelle dinamiche tra privati, quel progetto non è andato in porto. Anche se nel frattempo il nuovo Piano operativo della città ha recepito l’ipotesi, assegnando all’area destinazione “direzionale e di servizio”. L’apertura del centro culturale sarebbe quindi già conforme alle previsioni urbanistiche (che richiedono comunque la presentazione di un progetto unitario convenzionato). Per lo spazio di culto vero e proprio serve invece un percorso.

«Sì, i rappresentanti dell’Istituto – conferma al Tirreno Viviani – hanno chiesto un incontro e abbiamo analizzato con i tecnici quanto riferito. Con una sottolineatura: la possibilità che questo centro possa diventare anche un luogo di scambio e conoscenza tra culture, uno spazio di integrazione sociale». l


 

Primo piano
L'intervista

Forte dei Marmi, il patron del Bagno Piero: «La Versilia degli anni ’60 è finita, ecco cosa serve davvero». E indica due esempi

di Gabriele Buffoni
Speciale Scuola 2030