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Livorno, «Il prefetto riferimento della destra»: Salvetti e l’accusa choc sul progetto del ponte da 40 milioni – Cosa sta succedendo

di Martina Trivigno

	Il progetto del ponte; a destra in alto Salvetti e sotto il prefetto Dionisi 
Il progetto del ponte; a destra in alto Salvetti e sotto il prefetto Dionisi 

Il sindaco accusa una “forzatura istituzionale” sul percorso deciso in cabina di regia e rivendica la linea della Regione, mentre sullo Scolmatore si apre uno scontro che coinvolge governo, Prefettura e Comune di Pisa

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LIVORNO. «Il prefetto di Livorno sembra giocare, perché preso come riferimento da tutte le forze di destra, una vera e propria partita politica. Dionisi, non so se in maniera inaspettata o consapevole, si trova ad essere un riferimento della destra cittadina, orfana di una leadership dignitosa, e ora anche del sindaco leghista Conti. Tutti ossequiosi verso il governo, prezioso dispensatore di nomine oggi e magari di strapuntini romani il prossimo anno». Non le manda a dire il sindaco Luca Salvetti, che interviene a gamba tesa sulla vicenda del nuovo ponte sullo Scolmatore, trasformata ormai in un caso politico che supera i confini locali. La miccia si è riaccesa con l’uscita del sindaco di Pisa, Michele Conti, che ha chiesto di accelerare e archiviare le polemiche, appoggiando di fatto la linea del prefetto di Livorno e invitando la Regione a evitare «sovrapposizioni». Ma è proprio su questo asse – Prefettura, governo e amministrazione comunale pisana – che Salvetti punta il dito, leggendo dietro la vicenda infrastrutturale una dinamica tutta politica.

Il nodo del ponte e le posizioni in campo

Il nodo resta sempre lo stesso: chi paga e chi progetta il ponte sullo Scolmatore da 40 milioni di euro. Sul tavolo, però, le soluzioni non mancano. Anzi, come sottolinea lo stesso primo cittadino, per la prima volta ci sono più soggetti disponibili a farsi carico dell’opera. Salvetti rivendica così una ricostruzione che – a suo dire – emerge semplicemente mettendo in fila gli eventi: da una parte la Regione Toscana, che ha già presentato una bozza progettuale insieme all’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale e che si è detta pronta ad anticipare le risorse. Dall’altra l’intervento del prefetto, che con una lettera ha indicato proprio nell’Autorità portuale il soggetto chiamato ad accelerare sulla progettazione. Un passaggio – quest’ultimo – che per il sindaco di Livorno rompe un equilibrio già definito. «Improvvisamente vuole inserirsi il prefetto che, di fronte a un percorso lineare che prevedeva soldi dello Stato, progettazione regionale e concretizzazione dell’Autorità di sistema portuale – sottolinea il primo cittadino – vuole togliere la realizzazione del progetto alla Regione e diventare il riferimento unico sull’opera, intimando al presidente Davide Gariglio di procedere alla progettazione come Autorità portuale».

La difesa della Regione e i 40 milioni “fumanti”

Da qui anche la difesa della posizione del presidente della Regione, Eugenio Giani, che durante la cabina di regia del 26 febbraio scorso ha messo sul piatto 40 milioni di euro, “ritagliandoli” «dai fondi della Darsena Europa immediatamente spendibili vista l’urgenza e previa garanzia di impegno da parte del governo di ripristinare tale investimento in sede di finanziaria». «Errato dire che il presidente Giani abbia proposto soluzioni diverse rispetto a quelle condivise nella cabina di regia – prosegue Salvetti – . Il presidente Giani, insieme all’assessore regionale alle Infrastrutture, Filippo Boni, quindi la Regione Toscana ai massimi livelli decisionali, era presente a quella cabina di regia e ha messo sul piatto 40 milioni “fumanti” come anticipo, previe le garanzie di cui sopra», prosegue il primo cittadino. Una proposta che Salvetti definisce concreta, contrapponendola a quelle che descrive come “promesse romane”. «Dall’altra parte del tavolo, in collegamento, un funzionario del governo che con un intervento-lampo “rassicurava” sulla volontà dello stesso di investire sull’opera», aggiunge il sindaco.

Le accuse di interferenza istituzionale

Il passaggio più duro riguarda però il metodo e i rapporti tra istituzioni. Il sindaco parla apertamente di un’interferenza della Prefettura, accusata di moltiplicare riunioni e interlocuzioni senza un chiaro coordinamento, con il rischio di creare confusione e rallentare i processi decisionali. «Al tavolo il prefetto e il sindaco della destra pisana che a queste promesse romane sembravano affidare le sorti dell’opera – sottolinea Salvetti – . La cabina di regia si è congedata con questa posizione: soldi dei toscani immediatamente spendibili, o le promesse di Roma. Tutta questa discussione appare per certi versi incomprensibile ma politicamente chiarissima. In questa fase è messo in discussione il corretto rapporto tra le istituzioni. Con la Prefettura che, con il pretesto dell’ordine pubblico, impegna l’amministrazione con ridondanti e spesso superflue riunioni e raccomandazioni, interloquisce su evidente mandato del governo ad ogni livello con i soggetti più disparati senza coordinamento istituzionale, creando disorientamento e spesso pregiudicando l’ordinato e sereno rapporto con l’opinione pubblica».

Le ricadute sul porto e sui Navicelli

Infine, nel mirino anche le ricadute sul sistema portuale e produttivo. L’Autorità di sistema, sottolinea Salvetti, si trova in una fase delicata, mentre gli operatori portuali e le imprese del distretto dei Navicelli rischiano di pagare il prezzo dell’incertezza. «In qualche misura è a rischio il sereno svolgimento delle funzioni dell’Authority, ancora senza segretario e sotto costante rischio di “sterilizzazione” del proprio lavoro – conclude il sindaco – . Gli operatori portuali, che fino ad ora hanno potuto sempre e solo contare sull’investimento regionale e sulle risorse impegnate dall’allora ministra De Micheli, a fronte di un governo che ora promette 40 milioni per l’opera sullo Scolmatore dopo aver tolto 150 milioni sulle opere infrastrutturali e ferroviarie a sostegno della Darsena. Infine gli imprenditori del distretto della cantieristica navale dei Navicelli, che rischiano di pagare con attese ingiustificate le promesse del sindaco di Pisa in linea politica diretta con il prefetto di Livorno e il governo nazionale». Sullo sfondo resta una partita che va oltre il ponte.

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