Livorno, «Si è appropriato di oltre 200.000 euro»: chiesto il processo per l'ex capo degli architetti
L'allora presidente dell'Ordine professionale, Daniele Menichini, vuole essere giudicato con il rito abbreviato. Le accuse: peculato, truffa e malversazione di erogazioni pubbliche
LIVORNO. Per l’ex presidente dell’Ordine degli architetti di Livorno, Daniele Menichini, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio con le accuse di peculato, truffa e malversazione di erogazioni pubbliche. Il professionista piombinese, che non è più alla guida dell’ente professionale, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. La prima udienza davanti alla giudice per le indagini preliminari Francesca Mannini si è svolta il 28 gennaio scorso, ma la decisione è stata rinviata a maggio. Il professionista, che al Tirreno in questa fase ha deciso di non parlare, è difeso dall’avvocato Giovanni Ciro Pacilio.
La ricostruzione
Il procedimento rappresenta l’ultimo sviluppo dell’inchiesta nata dalla denuncia presentata dal consiglio dell’Ordine, subito dopo Menichini guidato dal presidente Marco Niccolini e ora da Roberta Cini, dopo la scoperta di un presunto ammanco nei conti dell’ente. Secondo l’accusa, l’ex presidente – cinquantottenne avrebbe utilizzato per fini personali somme custodite su due conti correnti dell’Ordine di cui aveva la disponibilità quando ricopriva la carica di tesoriere prima e di presidente poi. La vicenda era esplosa nella primavera del 2024, quando una dipendente si era accorta di movimenti sospetti su due conti correnti considerati una sorta di “salvadanaio” dell’ente. Conti che non venivano più utilizzati per la gestione ordinaria, ma che conservavano una riserva economica. Secondo quanto ricostruito nella denuncia presentata in procura, nel corso degli anni sarebbero state effettuate operazioni per scopi estranei all’attività dell’Ordine: prelievi, bonifici e ricariche di carte prepagate, in parte diretti verso conti riconducibili allo stesso Menichini.
L’inchiesta
L’inchiesta della guardia di finanza aveva portato nell’ottobre del 2024 al sequestro di 237.681 euro ritenuti profitto dei reati contestati. Di questa cifra, circa 143mila euro erano stati già recuperati dalle fiamme gialle. Secondo l’ipotesi accusatoria, la parte più consistente riguarderebbe somme prelevate dai conti dell’Ordine nel corso degli anni. Ma non solo. A Menichini viene contestato anche di aver richiesto alla banca un finanziamento legato all’emergenza Covid, garantito dal Fondo per le piccole e medie imprese, presentando la richiesta come proveniente dall’Ordine degli architetti. Un finanziamento da 30mila euro che – sempre secondo l’accusa – sarebbe stato utilizzato per scopi personali e non per le finalità dell’ente professionale. L’assemblea plenaria Il caso aveva scosso profondamente la categoria in provincia di Livorno. La scoperta dell’ammanco era stata comunicata agli iscritti durante un’assemblea plenaria convocata nella Fortezza Vecchia, alla presenza di numerosi professionisti. Un incontro particolarmente teso, nel quale molti architetti avevano appreso per la prima volta dell’indagine e della denuncia presentata dal consiglio dell’Ordine. Dalla ricostruzione contenuta negli atti, i due conti correnti erano rimasti formalmente aperti anche dopo la fine del mandato di Menichini alla presidenza, concluso nel 2021. Secondo quanto segnalato nella querela, l’ex presidente avrebbe continuato ad avere accesso esclusivo a quei rapporti bancari fino al dicembre del 2023.
Invii delle mail
A insospettire il nuovo consiglio sarebbe stato il fatto che gli estratti conto e le rendicontazioni non arrivavano direttamente dalla banca, ma sarebbero stati trasmessi via mail dallo stesso Menichini. Documenti che, almeno secondo quanto riferito nella denuncia, sarebbero stati poi utilizzati per la redazione dei bilanci dell’Ordine senza che emergessero anomalie evidenti. Solo quando l’allora presidente Niccolini, che al Tirreno non ha mai voluto parlare della vicenda, si è recato direttamente in banca con una dipendente dell’Ordine, la stessa che gli aveva esposto le perplessità, sarebbe emersa la reale situazione dei conti. A quel punto l’ente ha deciso di presentare querela in procura e di avviare parallelamente anche un procedimento disciplinare.
Le ammissioni
Negli atti dell’indagine viene inoltre ricordato un incontro avvenuto nell’aprile del 2024 tra Menichini e i vertici dell’Ordine. In quell’occasione, secondo quanto riportato nel decreto di sequestro, l’ex presidente avrebbe ammesso i movimenti indebiti riscontrati sui conti. Nei giorni successivi avrebbe poi inviato una mail all’Ordine nella quale riconosceva le proprie responsabilità, comunicando anche la decisione di volersi cancellarsi dall’albo professionale (a cui comunque risulta iscritto) e manifestando l’intenzione di reperire le risorse necessarie per ripianare il debito. Ora la vicenda entra nella fase giudiziaria. Il prossimo passaggio è fissato a maggio, quando davanti al giudice proseguirà l’udienza preliminare con la richiesta di rito abbreviato presentata dalla difesa. Una scelta processuale che, se accolta, porterà il procedimento a essere definito sulla base degli atti dell’indagine, senza il dibattimento, e in caso di condanna con lo sconto automatico di un terzo della pena.
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