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Francesco Gabbani: «Livorno, il tuo palco lo sognavo. Per il debutto porto Nigiotti con me». E svela un aneddoto speciale
Il cantautore carrarino in concerto venerdì 20 marzo al PalaModì dieci anni dopo il trionfo di Amen
LIVORNO. Dieci anni in un Amen. Scanditi da successi certificati dai numeri. Tredici dischi di platino, quattro d’oro, con il palco di Sanremo che si è rivelato un trampolino straordinario, grazie a una doppietta che ha segnato la svolta per Francesco Gabbani. Prima trionfatore tra i giovani (2016) e poi, l’anno successivo, tra i big con la canzone che l’ha proiettato nel juke-box della grande musica italiana, quell’Occidentali’s Karma da record di visualizzazione e streaming, diventata patrimonio collettivo. Da allora una lunga catena di successi per il cantautore carrarino, che diventa anche volto televisivo.
Prima con l’innovativo format green “Ci vuole un fiore” su Rai1, nel 2023, poi come giudice di quello che è considerato il re dei talent X Factor. Un impegno che l’aveva costretto a far slittare alcune date del tour, compresa quella di Livorno. Archiviata l’avventura da giudice, ripartono i live. E venerdì (ore 21) Gabbani “accenderà” il PalaModì con i successi dei suoi cinque album. Da Viceversa a Volevamo solo essere felici, da Viva la vita a Tra le granite e le granate, fino a Spazio Tempo e Viva la Vita: un viaggio in dieci anni di musica, attraverso i pezzi più iconici, dai successi sanremesi alle canzoni che fanno cantare e ballare tutti.
Dopo le tappe di Vigevano e Napoli torna dunque nella sua Toscana…
«Per me è sempre un grande piacere. E poi è in qualche modo è anche un debutto: è il primo concerto della mia carriera a Livorno. E avrà un sapore particolare legato a un aneddoto che mi è rimasto nel cuore».
Si può svelare?
«Certo. Quindici anni fa andai al Modigliani Forum insieme a un amico a vedere un concerto di Tiziano Ferro. Io scrivevo canzoni, ma ero uno sconosciuto, il successo sarebbe arrivato soltanto dopo qualche anno. E ricordo che quella sera, vedendo l’entusiasmo del pubblico, dentro di me pensavo “caspita, chissà com’è bello per Tiziano vivere queste emozioni”. E sognavo di poterle provare anch’io, un giorno. Ma era una chimera. Tra pochi giorni invece sarò su quel palco: è la dimostrazione che tutto è possibile».
Cosa si deve aspettare il pubblico del PalaModì?
«Un concerto dal sapore particolare, che celebra una ricorrenza speciale, a dieci anni dal mio primo album, “Eternamente ora”. Il live porta con sé un significato celebrativo, dove metto al centro la musica. Le canzoni sono il punto focale, le protagoniste principali. Certo, ci sarà una bella scenografia, saremo dieci elementi sul palco, con un quartetto d’archi che affianca la mia band. Ma niente effetti speciali, non mi interessano».
Spesso cerca il dialogo con i suoi fans…
«Vado a sensazione, mi calibro in base al tipo di pubblico che capisco di avere davanti. Con “Ci vuole un fiore tour”, avevo portato in giro un mix canzone/teatro che aveva un suo copione. Ora vado a braccio, in base alla risposta della gente. Non voglio rompere le scatole: metto al primo posto le emozioni».
Avrà ospiti speciali nella tappa livornese?
«Sì. Avrò l’onore di ospitare Enrico Nigiotti. In passato ci siamo incontrati tante volte nei backstage. Poi nell’ultimo anno ci siamo conosciuti meglio, perché abbiamo lo stesso manager live. Sono contento di averlo con me nella sua Livorno. E chissà, magari potrebbe essere l’inizio anche di una collaborazione».
Peraltro Nigiotti si è fatto conoscere al grande pubblico con X Factor nel 2017. Lei invece è stato tra i giudici dell’ultima edizione insieme ad Achille Lauro, Jake La Furia, Paola Iezzi. Che esperienza è stata?
«Coinvolgente. Una bella avventura. Ho dovuto metabolizzare il fatto di vestire i panni di colui che giudica e non è stato semplice per uno abituato a essere giudicato. Poi sono entrato nelle dinamiche del gioco. Perché è vero che si tratta di un talent che può aprire strade importanti nel mondo della musica, ma resta anche uno show, con le sue regole».
A proposito di giudizi, che rapporto ha con i social?
«Ora sano. Non ne sono più ossessionato. I primi anni dopo il 2017 ero diventato un po’ dipendente, andavo continuamente a vedere che cosa pensava la gente di me, cosa scriveva. Ero finito nella trappola. Con il tempo mi sono disintossicato. Ora riesco anche a godermi una giornata senza aprire i social».
Le sue canzoni, caratterizzate da uno stile pop, spesso contengono testi che “fotografano” la società, con i suoi costumi e le sue contraddizioni. Anche la tecnologia, per esempio, è un tema ricorrente…
«Faccio parte di una generazione “a cavallo”, nata e cresciuta in una dimensione analogia e che poi ha visto nascere la comunicazione digitale. Tutta questa tecnologia ha del buono, ma mi fa anche paura, perché ci allontana dal contatto diretto con chi siamo realmente».
Dopo Livorno, altre tre tappe nei palazzetti (Conegliano, Montechiari e Bologna) e poi a giugno partirà da Bergamo il tour estivo, con una tappa toscana anche a Peccioli il 15 luglio.
«La dimensione live per me è fondamentale, perché tocco con mano il risultato del mio lavoro. L’interscambio di emozioni vibrazioni con il pubblico è qualcosa di eccezionale. Nel frattempo sto scrivendo nuove canzoni. E magari presto ci saranno novità… Intanto mi godo il tour».
