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Il processo

False assunzioni per avere la Naspi: due persone condannate a un anno

di Stefano Taglione
Due finanzieri al lavoro
Due finanzieri al lavoro

Il club "fantasma" era a Viareggio: dovranno risarcire all’Inps quasi 20mila euro. La guardia di finanza aveva scoperto il presunto giro di finti cuochi e camerieri

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LIVORNO. Altre due condanne sul presunto sistema di false assunzioni legato al “Club La Perla Viareggina”, l’associazione che secondo l’accusa sarebbe esistita soltanto sulla carta e che per anni avrebbe consentito a diverse persone, tutte residenti a Livorno, di ottenere indebitamente prestazioni previdenziali e, in alcuni casi, anche i permessi di soggiorno. Soprattutto la Naspi, il sussidio previsto a favore del lavoratore che venga a trovarsi in stato di disoccupazione per ragioni che non dipendono dalla sua volontà.

Le condanne

La giudice Martina Graziani ha condannato a un anno di reclusione e 309 euro di multa ciascuno il quarantottenne peruviano Jorge Cristian Ocharan Luyo e la cinquantenne dominicana Lily Plasencio, difesi dall’avvocato Marco Mazza e ritenuti responsabili di truffa aggravata ai danni dell’Inps. Entrambi dovranno inoltre risarcire l’ente previdenziale: 8.417,96 euro nel caso di Ocharan e 9.137,48 euro per Plasencio, oltre al pagamento delle spese legali della parte civile. Il tribunale ha disposto anche la confisca del profitto del reato, per un valore pari alle somme indebitamente percepite. Il legale livornese, per loro, ha presentato ricorso in appello, attualmente pendente. Per la terza imputata, la trentanovenne Rocio Solanyi Altagracia Peña Peña, accusata di aver utilizzato documentazione lavorativa fittizia per ottenere il permesso di soggiorno, il giudice ha invece dichiarato il non doversi procedere per prescrizione.

I riti abbreviati

La vicenda si inserisce nell’inchiesta della procura, delegata alla guardia di finanza, che aveva coinvolto complessivamente 13 persone e che aveva già portato, negli scorsi anni, a condanne in rito abbreviato e a un patteggiamento nei confronti di altri imputati, come la quarantatreenne livornese Claudia Cecchi (otto mesi di reclusione e 300 euro di multa), la cinquantasettenne peruviana Huamani Herminia Genoveva Cuellar, ritenuta responsabile anche lei in rito abbreviato a otto mesi, il connazionale Javier Simon Vanegas Alpaca (56 anni e condannato e otto mesi di reclusione e 300 euro di multa) e la quarantaquattrenne dominicana Modestina Ogando Gomera (difesa dall’avvocato Luciano Picchi, che ha patteggiato dieci mesi)

Il sistema

Secondo la ricostruzione accusatoria, il fulcro del presunto sistema era il “Club La Perla Viareggina”, associazione con sede formale a Viareggio ma che in realtà non avrebbe mai svolto attività di ristorazione o somministrazione di alimenti e bevande. Nonostante ciò, tra il 2015 e il 2020 sarebbero stati comunicati all’Inps numerosi rapporti di lavoro – cuochi, camerieri, baristi e addetti alle pulizie – risultati poi inesistenti. L’obiettivo, secondo gli investigatori, era permettere ai finti dipendenti di accedere alla Naspi, alla cassa integrazione Covid e ad altri benefici previdenziali. In alcuni casi, la documentazione lavorativa sarebbe stata utilizzata anche per ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Il legale rappresentante dell’associazione, ritenuto dagli inquirenti figura centrale nell’organizzazione del sistema, è nel frattempo deceduto

Il club “fantasma”

Le indagini dell’Inps e della guardia di finanza hanno accertato che il locale indicato come sede dell’attività, in via Monte Tambura a Viareggio, non era nella disponibilità dell’associazione già dal 2013, quando era stato eseguito uno sfratto. Durante un sopralluogo effettuato nel 2020 dagli ispettori dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, nel luogo indicato non è stata trovata alcuna attività di ristorazione. Gli accertamenti hanno inoltre rivelato che nello stesso immobile, nel 2016, operava un’altra associazione. Ulteriori verifiche in Comune hanno confermato che non era mai stata presentata alcuna comunicazione di inizio attività. Le somme percepite In base alla ricostruzione emersa nel processo, Ocharan – indicato come cuoco tra il novembre 2015 e il gennaio 2017 – avrebbe percepito 6.823,55 euro di Naspi oltre a 594,41 euro di crediti fiscali. Plasencio, formalmente addetta alle pulizie tra giugno 2015 e giugno 2016, avrebbe invece incassato 7.477,32 euro di indennità di disoccupazione e 660,16 euro di credito fiscale. Secondo il tribunale, la creazione dei rapporti di lavoro fittizi e la loro comunicazione agli enti previdenziali hanno costituito gli “artifici e raggiri” tipici della truffa, inducendo l’Inps a erogare prestazioni non dovute.

La decisione

Nella sentenza il giudice ha escluso che gli imputati potessero essere estranei alla vicenda. La tesi difensiva secondo cui sarebbero stati coinvolti a loro insaputa è stata ritenuta poco credibile, anche perché gli stessi avevano presentato le domande per ottenere le prestazioni previdenziali. Il tribunale ha inoltre negato sia le attenuanti generiche sia l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando l’entità delle somme percepite e la durata delle condotte. Alla condanna penale si aggiunge quindi l’obbligo di risarcire l’Inps, che si era costituito parte civile nel processo, per il danno patrimoniale e per le ulteriori spese sostenute per individuare e recuperare le somme indebitamente erogate. La sentenza rappresenta l’ultimo capitolo dell’indagine sulla presunta truffa previdenziale che, secondo l’accusa, avrebbe generato un danno complessivo allo Stato di oltre 60 mila euro.

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