Il dollaro di Spinelli torna all’asta: 70mila euro per il logo del Livorno calcio
L’8 aprile la messa in vendita su internet. Il marchio inaugurato da Claudio Achilli identificò gli amaranto in Serie A: chi lo compra si prende anche i diritti d’autore sul materiale negli archivi Rai
LIVORNO. Era andata deserta il 7 ottobre la messa in vendita senza incanto asincrona telematica con un prezzo base fissato a 94mila euro. Si tratta del ramo d’azienda calcistico e che riconduce al logo "AS Livorno Calcio".
Il tentativo
I motori si scaldano ora per il secondo tentativo guardando una data già fissata in mercoledì 8 aprile, prezzo base 70.500 euro. In caso di più offerte, si scrive nel bando, si procederà alla gara il 15 aprile con un aumento minimo di cinquemila e con termine delle operazioni alle 12. A poco meno di un mese dalla possibilità di collegarsi sul sito www.astetelematiche.it, ci si comincia a chiedere se questa sarà la volta buona oppure no. Intanto, è stata rimandata a novembre anche l’udienza prevista in prima battuta il 16 aprile al tribunale di Firenze, dove sono chiamati a rispondere dell’uso del dollaro tanto caro ai tifosi, sia la società che Enrico Fernandez Affricano. Quest’ultimo, dal fallimento, comprò nell’ottobre del 2021 mobili e coppe dal palazzo di giustizia di Livorno, depositando poi all’ufficio marchi e brevetti di Roma l’antico simbolo del club, intendendo preservare la storia e mettendolo al riparo da qualche possibile speculazione. Donandolo subito dopo al Club Magnozzi, che lo mise a disposizione della società amaranto. Per il curatore il Livorno non avrebbe invece mai dovuto utilizzarlo perché richiama troppo al marchio "AS Livorno Calcio", creando un danno.
La domanda
Il nodo non si scioglie e la domanda che tutti si fanno, resta per il momento senza risposta: si intende come l’originale e legittimamente utilizzabile il vecchio dollaro "Unione sportiva Livorno" che fece comparsa su carte intestate, spille da giacca e gagliardetti sin dal 1915, o conta di più la sua rivisitazione concepita nell’era di Claudio Achilli per voler restare legati alla tradizione e finita poi nel fallimento?
Cosa va all’asta
Non solo la titolarità del logo (probabilmente la cosa più importante), ma anche i diritti d’autore sul materiale audiovisivo negli archivi Rai, relativo alle partite e alla storia del club dalla stagione calcistica 54/55, i diritti di sfruttamento dell’immagine del club, comprendenti immagini collettive di squadra e dei simboli in contesti ufficiali, oltre ai segni distintivi. C’è pure l’avviamento commerciale e la reputazione sportiva, ossia il valore legato al legittimo sfruttamento del nome, della storia, dei risultati sportivi conseguiti e della notorietà acquisita a livello nazionale e internazionale.
Il rebranding
Il logo "Usl" presenta le lettere sovrapposte, abbracciate da due cerchi concentrici. È lo stile liberty, adottato per la prima volta dagli inglesi, ripreso nei primi anni del secolo scorso da tante società italiane. Come l’Inter, per esempio, nata nel 1908, stesso anno in cui anche il glorioso Real Madrid strizzò l’occhio alla moda di allora, cambiando il suo primo logo disegnato sei anni prima. Il dollaro interessato dall’asta, presenta la lettera A (di "Associazione"), invece della U (di "Unione"). Fu in sostanza la variazione della denominazione societaria adottata con l’arrivo del "sor" Claudio e della moglie Giusy alla scrivania di presidenza. Lo stemma che fa discutere e su cui si basa la tesi del curatore fallimentare fece infatti la sua comparsa a partire dal campionato ’92/’93 rompendo con la breve parentesi dell’88/’89 in cui la denominazione fu Pro Livorno e quella che va dalla stagione ’89/’90 al ’91/’92 in cui era tornato il dollaro ma con le iniziali cambiate perché il nome era "Unione calcio Livorno". Il marchio "AS Livorno Calcio" venne tuttavia registrato ufficialmente per la prima volta nel ’97 e siccome il rinnovo si fa ogni dieci anni, è di conseguenza valido adesso fino al 14 giugno 2027.
Il fallimento
Con il fallimento, furono acquisiti i beni della società: pulmini, completi in magazzino, il centro di Fauglia e le teche Rai, cioè i diritti di immagine che la televisione di Stato e la Figc (la Federazione italiana giuoco calcio, meglio nota come Federcalcio ndc) vendettero a ciascuna società, messi anch’essi a bilancio. Dei mobili e le coppe, già detto. Comprò tutto Fernandez, mettendo poi tutto in sede allo stadio. In quel momento, del marchio "AS Livorno Calcio", non si parlava neppure. Qualcosa si mosse probabilmente con la nascita di "Livorno Popolare", movimento spontaneo di tifosi che aveva l’intenzione di ripartire con una nuova società, chiamandola appunto "US Livorno" sfruttando il logo appena registrato dallo stesso Fernandez. Il tentativo che avrebbe coinvolto anche la Pro Livorno non andò a buon fine e arrivò la richiesta al curatore di acquistare il marchio "ASL", che era quello attivo al momento dell’arrivo dei sigilli. "Livorno Popolare" non ha mai definitivamente spiccato il volo, ma quella richiesta accese la convinzione che quel marchio, nato nel ’92 copiando quello antico, potesse avere un certo valore economico e che anzi, quello che chiunque riconoscerebbe come l’originale venisse considerato interferente.
Tutto in stand by
Le vie a questo punto sono ufficialmente due. In ordine di tempo, che l’asta ad aprile (prezzo base 70.500 euro) abbia successo e che sia appannaggio della società, libera così di adottare nuovamente il dollaro che la storia le attribuisce, cioè quello con "Unione sportiva Livorno", al momento "ritirato" dalla maglia a causa del contenzioso in essere. Se l’asta dovesse andare di nuovo deserta, ecco l’importanza di quel che potrebbe essere il pronunciamento del tribunale di Firenze. Da non escludere infine la terza via. Quella che potrebbe portare a un accordo a cifre ritenute congrue per tutte le parti in causa, così da chiudere si spera definitivamente la questione.
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