Il Tirreno

Livorno

Violenza sulle donne

Livorno, accoltellò sotto casa la donna della quale si era invaghito: ingegnere condannato a sette anni

di Stefano Taglione
Un'aula di tribunale (foto d'archivio)
Un'aula di tribunale (foto d'archivio)

La sentenza per il livornese Alessio Melita è passata in giudicato: ora è in carcere alle Sughere. Per la ragazza una provvisionale di 35mila euro

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LIVORNO. È diventata definitiva la condanna a sette anni e due mesi di reclusione per Alessio Melita, l’ingegnere livornese di 36 anni che nell’aprile del 2022 accoltellò una giovane di cui si era invaghito dopo averla attesa sotto casa. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso della difesa, dichiarandolo inammissibile e rendendo irrevocabile la sentenza già pronunciata in primo grado e confermata dalla corte d’appello di Firenze. L’uomo era stato giudicato con rito abbreviato – quindi con lo sconto automatico di un terzo della pena – e ritenuto responsabile di stalking, lesioni e detenzione abusiva di armi. Assolto invece dall’accusa più grave di tentato omicidio, perché «il fatto non sussiste», come stabilito dal giudice del tribunale di Livorno.

L’aggressione

I fatti risalgono al 24 aprile del 2022. Secondo la ricostruzione della polizia di Stato, quella mattina poco dopo le 6,20 il professionista attese la ventinovenne (la sua età all’epoca dei fatti) sotto casa, dopo essere rientrata da una nottata in compagnia di alcuni amici, e la aggredì con un coltellino “rompighiaccio”. La giovane, che già in passato lo aveva denunciato per atti persecutori, tentò di difendersi spruzzandogli contro lo spray al peperoncino. Ne seguì una colluttazione. La lama – che si staccò dall’impugnatura – per fortuna non trapassò i vestiti della ragazza, che riportò ferite lievi e fu accompagnata in ospedale con un’ambulanza per le cure e il supporto psicologico. A chiamare il 112 fu il fratello dell’ingegnere, su sollecitazione dello stesso Melita: «Ho fatto una cavolata, mi devo costituire», gli disse prima dell’arrivo delle volanti della questura, che riuscirono subito a bloccarlo, facendo scattare l’arresto in flagranza di reato.

Due anni di inferno

La vicenda affonda le radici in una storia di persecuzioni durata – secondo la denuncia della vittima, assistita dall’avvocata livornese Mery Weaver – all’incirca due anni. Durante le indagini furono sequestrati dispositivi elettronici, un ricevitore gps e un coltello da cucina trovato nell’auto, e rinvenute tracce di sangue compatibili con la ferita riportata dall’uomo a un dito durante la colluttazione. Una perizia psichiatrica, disposta nella fase preliminare del procedimento penale, aveva dichiarato l’imputato pienamente capace di intendere e di volere.

Risarcimento e carcere

Con la sentenza di condanna, i giudici avevano riconosciuto alla giovane una provvisionale immediatamente esecutiva di 35mila euro, rinviando alla sede civile la quantificazione definitiva del danno. Al momento, però, la donna non ha ancora ricevuto niente. Melita ora si trova detenuto nel carcere delle Sughere. Con la decisione della Corte di Cassazione, la pena diventa definitiva e chiude il percorso giudiziario penale su una vicenda che all’epoca dei fatto aveva choccato la città. L’uomo è stato anche condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.

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