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La sentenza

Livorno, l’omicidio stradale di “Pallina” è senza colpevoli: assolto il muratore

di Stefano Taglione
A sinistra un'immagine dell'incidente, a destra Lucia Battaglini
A sinistra un'immagine dell'incidente, a destra Lucia Battaglini

Non era il cinquantasettenne Sami Amri al volante dell’Iveco Daily che l’ha uccisa dopo l'incidente all'incrocio fra via Pera e via Mastacchi

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LIVORNO. Un omicidio stradale senza un colpevole. Chi ha ucciso “Pallina”, all’anagrafe Lucia Battaglini, l’ex dipendente comunale e militante di Lotta continua, falciata a 72 anni in bicicletta la mattina del 29 luglio 2024? L’incidente era avvenuto all’altezza delle strisce pedonali di via Mastacchi, vicino all’incrocio con via Pera e via Magnozzi. Lei è poi morta l’8 agosto successivo, in ospedale, dopo dieci giorni di agonia.

L’assoluzione

Il giudice per le indagini preliminari, nei giorni scorsi, ha assolto il cinquantasettenne tunisino Sami Amri, l’unico indagato. Muratore, da molti anni in Italia, a Livorno e in Toscana è conosciuto soprattutto a livello sportivo, dato che con l’associazione dilettantistica “Pisa Bocce” nel 2018 si è laureato campione regionale di “petanque individuale” e, recentemente, ha conquistato lo stesso titolo toscano in coppia. L’uomo, che vive nel rione di Shangai, aveva evidentemente un furgone simile a quello del “pirata”, che era anche stato sequestrato dagli inquirenti, ma dell’omicidio stradale – secondo quanto disposto dal gip – non può essere ritenuto responsabile, nonostante la polizia municipale – i cui accertamenti sono stati coordinati dal pm Massimo Mannucci – lo avesse individuato come conducente dell’Iveco Daily visto da alcuni testimoni (ma senza numero di targa annotato) travolgere la donna che alle 7,45 di quella mattina stava andando a fare la spesa. Alla guida, insomma, non c’era lui: è estraneo ai fatti.

«Sono innocente»

Il cinquantasettenne – difeso dall’avvocato Nicola Giribaldi – si era sempre professato innocente. «Non ho niente a fare con quanto accaduto», non ha mai smesso di ripetere. E ora lo ha certificato anche il primo grado di giudizio. Caccia al “pirata” Ma chi ha ucciso “Pallina”? Qualcuno al volante di un Iveco Daily col pianale di colore blu, almeno stando agli accertamenti dei vigili, ne ha provocato la morte travolgendola mentre pedalava per la strada lasciandola ferita in modo gravissimo sull’asfalto e dandosi alla fuga. Chi era lì, nelle fasi immediatamente successive, si è preoccupato di prestare i soccorsi, peraltro rapidissimi. Nessuno, purtroppo, ha memorizzato o annotato il numero di targa, visto che la priorità era tentare di dare chance alla settantaduenne, poi deceduta dopo dieci giorni di ricovero in ospedale. Né, in quel punto, vi erano telecamere. Incredibilmente chi ha provocato l’incidente, al momento, è riuscito a “bucare” le maglie della videosorveglianza, le menti e gli sguardi dei testimoni oculari, riuscendo a non farsi identificare.

Chi era “Pallina”

La donna, ex militante di Lotta continua e residente nella zona di Villa Fabbricotti, ha lasciato un vuoto incolmabile fra i familiari (la sorella Fabiola e il cognato Orlando Orsili) e fra le tante persone che ha incontrato nel corso della sua vita. In molti conoscevano il padre Gino, scomparso da tempo, ex consigliere di circoscrizione della Democrazia cristiana, attivo nella vita religiosa del suo quartiere (era catechista) e impiegato per 40 anni all’anagrafe comunale. Lucia viveva sempre nella casa dei suoi genitori, in via Vannucci. Aveva iniziato a lavorare in Comune da giovanissima, poco dopo i 20 anni, al dipartimento municipalizzate e decentrate di via Pollastrini. Era iscritta al sindacato, partecipava attivamente alle manifestazioni cittadine, rifiutando nettamente la linea politica del Partito comunista italiano e alla fine degli anni Settanta, in centro, aveva partecipato all'occupazione delle case di piazza Cavallotti. 

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