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Bimbi e ragazzi, uno su tre è miope. Il primario di Livorno: «Troppo tempo davanti agli schermi»

di Martina Trivigno
Una bambina durante una visita oculistica (foto Freepik)
Una bambina durante una visita oculistica (foto Freepik)

Vito Giudice: «Per chi lavora molto al computer servono pause frequenti, postura corretta, illuminazione adeguata e controlli»

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LIVORNO. Un giovane su tre è miope. E il trend è in crescita, anche a Livorno. Il motivo? «Colpa degli stili di vita moderni: la vita sempre più indoor, l’uso prolungato di tablet e smartphone e il tempo passato a leggere o studiare da vicino riducono l’esposizione alla luce naturale e aumentano il rischio. Al contrario, il tempo trascorso all’aria aperta è un potente fattore protettivo», sottolinea il primario di Oculistica dell’ospedale di Livorno, Vito Giudice. Ma i numeri sono destinati ad aumentare ancora.

Dottor Giudice, studi internazionali stimano che entro il 2050 oltre il 40 per cento dei giovani sarà miope. È una tendenza che riscontra anche a Livorno?

«Sì, le proiezioni scientifiche indicano un aumento costante della miopia tra bambini e adolescenti, ma è importante interpretare correttamente questi numeri. Le ricerche pubblicate su riviste come il British Journal of Ophthalmology mostrano una crescita progressiva della prevalenza globale con una previsione che sfiora il 40 per cento entro il 2050. Non si tratta però di un fenomeno attribuibile esclusivamente ai dispositivi mobili».

Si spieghi meglio.

«Gli studi parlano piuttosto di un insieme di fattori: l’aumento delle attività da vicino, come studio e utilizzo di schermi, e la riduzione del tempo trascorso all’aperto. Anche nella nostra area livornese osserviamo una tendenza simile. Va detto, tuttavia, che oggi le famiglie sono più attente e i controlli vengono effettuati prima e con maggiore frequenza, quindi intercettiamo più casi rispetto al passato».

Negli ultimi anni c’è stato un incremento significativo?

«Sì, l’incremento è evidente, soprattutto negli ultimi dieci o vent’anni, con un’accelerazione nel periodo successivo alla pandemia, quando bambini e ragazzi hanno trascorso molto più tempo in ambienti chiusi e davanti agli schermi».

Ma quali fasce d’età risultano più colpite?

«La fascia più delicata è quella compresa tra i 6 e i 14 anni. In questa fase la miopia tende a progredire più rapidamente perché l’occhio è ancora in crescita. L’allungamento del bulbo oculare, che è il meccanismo alla base della miopia, può determinare un aumento delle diottrie in tempi relativamente brevi. Tra i 16 e i 19 anni la prevalenza resta elevata, ma la progressione generalmente rallenta. Nei giovani adulti il difetto visivo è spesso già stabilizzato, con incrementi meno marcati».

Perché nei bambini la miopia progredisce più velocemente?

«Nel bambino l’occhio è una struttura ancora in sviluppo e questo comporta una maggiore sensibilità agli stimoli ambientali. Se l’allungamento assiale procede oltre certi limiti, la miopia aumenta in modo più significativo rispetto a quanto accade nell’adulto, in cui la crescita oculare è completata. Inoltre, l’età infantile è caratterizzata da un’elevata plasticità visiva. Questo significa che intervenire precocemente, ad esempio nei casi di anisometropia (quando c’è una differenza importante tra i due occhi, ndr) permette di prevenire condizioni come l’ambliopia, il cosiddetto occhio pigro. È per questo che raccomandiamo un controllo già intorno ai cinque o sei anni».

Oltre all’uso degli schermi, quali altri fattori incidono sull’aumento della miopia?

«La miopia è un fenomeno multifattoriale. Esiste una componente genetica, ma l’ambiente gioca un ruolo determinante. L’aumento delle attività da vicino e la riduzione del tempo trascorso all’aperto sono elementi centrali. La luce naturale, ad esempio, stimola la produzione di dopamina a livello retinico, una sostanza che contribuisce a modulare l’allungamento dell’occhio. È stato osservato che i bambini che trascorrono più tempo all’aperto hanno una minore probabilità di sviluppare miopia o una progressione più lenta del difetto».

L’uso prolungato di telefoni e computer ha determinato anche un aumento di patologie più gravi, come il distacco di retina?

«Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino un rapporto diretto tra utilizzo di dispositivi digitali e distacco di retina. Il distacco è più frequente nei soggetti con miopia elevata, perché l’allungamento del bulbo oculare può rendere la retina più vulnerabile. Se nei prossimi decenni aumenterà la percentuale di miopie importanti, è plausibile che cresca anche il numero di complicanze retiniche. Ma si tratta di un effetto indiretto legato alla miopia severa, non all’uso del telefono in sé».

Quali consigli si sente di dare a ragazzi e adulti per proteggere la vista?

«Per i bambini e gli adolescenti è fondamentale trascorrere almeno un paio d’ore al giorno all’aperto, preferibilmente alla luce naturale. È altrettanto importante evitare un uso continuativo e prolungato degli schermi, facendo pause regolari durante lo studio o il tempo libero. Anche mantenere una distanza adeguata dai dispositivi e curare l’illuminazione dell’ambiente sono accorgimenti semplici ma efficaci».

E per gli adulti?

«Per gli adulti, soprattutto per chi lavora molte ore al computer, valgono gli stessi principi di igiene visiva: pause frequenti, postura corretta, illuminazione adeguata e controlli periodici».

Quando è opportuno fare i controlli oculistici?

«Il primo controllo dovrebbe essere eseguito prima dell’ingresso a scuola. In assenza di problemi, è consigliabile una visita ogni uno o due anni, ma se la miopia è già presente la frequenza deve essere maggiore, in base al singolo caso. Dopo i quarant’anni è opportuno effettuare screening regolari per individuare precocemente patologie come glaucoma, presbiopia o maculopatie iniziali. La prevenzione resta lo strumento più efficace. Intervenire presto significa poter gestire meglio il difetto visivo e ridurre il rischio di complicanze future».

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