Il Tirreno

Il delitto di Massa

Omicidio Giacomo Bongiorni, il 17enne ai carabinieri: «Colpito d’istinto per difendermi»

di Melania Carnevali
I carabinieri sul posto
I carabinieri sul posto

L’interrogatorio: «Ho scoperto che era morto da una chat». Il messaggio della cugina della vittima: «Noi, travolti da una tragedia infinita»

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MASSA. Ha raccontato di non aver iniziato lui la discussione, di aver ricevuto una testata «sul lato sinistro del volto» e allora lui «d’istinto per difendermi», gli ha dato «due pugni in faccia». Solo che una volta che Giacomo Bongiorni cade a terra, gli dà altri due pugni in faccia e lui «è caduto all’indietro battendo la testa». Non nega quello che d’altronde è immortalato nelle telecamere di videosorveglianza, il 17enne accusato adesso di omicidio volontario e rissa aggravata insieme ad altri quattro giovani per la morte del 47enne avvenuta una settimana fa.

L’interrogatorio

Nell’interrogatorio, però, come farà in seguito davanti al giudice della procura dei minori, sostiene di non aver iniziato la rissa, di essere stato provocato e addirittura aggredito con una testata. Sostiene anche che il cognato del 47enne gli avrebbe tirato una bottiglia di birra di vetro. Una bottiglia di cui, gli inquirenti, il giorno dopo, non hanno trovato traccia in piazza Palma.

La sua ricostruzione coincide con quella degli altri giovani fermati e anche con quella di due testimoni estranei ai fatti. Non con quella di parte offesa.

La chat

Il 17enne ai carabinieri spiega di aver scoperto della morte dell’uomo da una chat che ha con gli altri amici del quartiere in cui vive, uno dei quartieri popolari di Massa dove, in passato, non sono mancati fatti di cronaca. «Già ieri sera (sabato 11 aprile di notte, ndr) un ragazzo non presente ai fatti ha scritto che un gruppo di ragazzi si era picchiato davanti al kebabbaro e che uno era morto. Io – continua – non ho scritto niente. Non so come facesse a sapere quello che era successo. Ho letto il messaggio mentre tornavo a casa e neanche ci credevo».

Poi il giorno dopo, la domenica, i carabinieri sono andati a casa sua e ha realizzato che il contenuto di quel messaggio era vero: Giacomo Bongiorni era morto, davanti agli occhi del figlio di 11 anni che invano gridava “babbo svegliati”.

La ricostruzione

Davanti al gip, come detto, il 17enne ha confermato la stessa versione. Il suo difensore, Nicola Forcina, ha contestato l’aggravante dei futili motivi della rissa dal momento che non sarebbe stata, stando alla sua ricostruzione, provocata dal giovane, e chiesto i domiciliari. Il giudice ha però convalidato il fermo e disposto il carcere. Rimangono in carcere anche gli altri due maggiorenni nonostante, nel loro caso, il giudice non abbia convalidato il fermo sostenendo che non ci fosse il rischio di fuga. Altri due minorenni risultano solo indagati.

Le parole della cugina

Intanto ieri, 19 aprile, a una settimana precisa dalla morte del 47enne, la cugina di Bongiorni, ha scritto un messaggio su Facebook per ricordarlo. «Sette giorni sono passati, sette giorni che viviamo sospesi, travolti da una tragedia infinita. Sette giorni che ha smosso le anime di tanti. Sette giorni l’Italia intera ha conosciuto i tuoi occhi blu. Ci lasci una vita intera senza di te. Una vita dove ti renderemo omaggio sempre».

Adesso rimane da attendere l’esame dell’autopsia. Si sa che la morte è stata provocata da un’emorragia cerebrale ma non quale colpo l’abbia provocata.

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