Livorno, due grandi misteri dietro la morte del pilota nell'incidente con lo yacht
Inspiegabile l'impatto che ha ucciso a 30 anni Niko Ulivieri. Perché il conduttore ha accostato e perché il comandante del panfilo non ha cambiato rotta?
LIVORNO. Due punti oscuri. Due dilemmi che al momento non trovano spiegazione e sui quali gli inquirenti, da giorni, si stanno interrogando. Perché Niko Ulivieri, il conduttore della pilotina martedì scorso morto sul lavoro a 30 anni nell’impatto contro uno yacht, ha virato a dritta verso il porto (attraversando la rotta del Calypso, 62 metri di lunghezza) quando in realtà doveva proseguire verso nord, quindi senza modificare il suo percorso, per andare a riprendere un collega in uscita da una nave della Msc? E soprattutto perché il comandante del panfilo, con il pilota del porto accompagnato lì dalla vittima e salito a bordo all’incirca da due minuti, non ha visto la pilotina davanti a lui centrandola in pieno senza variare velocità e rotta nei circa 400 metri di spazio che lo separavano dalla collisione? È solo rispondendo a questi due interrogativi, al secondo soprattutto, che i militari della capitaneria di porto – coordinati nell’inchiesta penale dal sostituto procuratore Niccolò Volpe – potranno risolvere il mistero attorno al gravissimo incidente costato la vita al giovane livornese, un trentenne orgoglioso di quel lavoro sognato da tempo e in procinto di diventare padre.
L’ipotesi di un malore
Al momento la procura ha aperto un fascicolo contro ignoti, quindi senza persone indagate, con le ipotesi di reato di omicidio colposo e naufragio colposo. Il pubblico ministero ha disposto l’autopsia sul corpo di Ulivieri (già eseguita) proprio per escludere l’eventualità di un malore improvviso. La manovra del trentenne, in quel momento solo a bordo del mezzo, risulta inspiegabile. Non tanto perché pericolosa, visto che lo yacht si trovava a circa 400 metri di distanza e in condizioni normali ci sarebbe stato tutto il tempo di evitare la collisione, quanto perché lui non doveva accostare a dritta ed entrare in porto. Doveva, infatti, proseguire la sua rotta, andando verso una nave della Msc in uscita dallo scalo – la “Prelude V” – per riprendere il pilota precedentemente salito a bordo in ausilio al comandante della portacontainer.
La ricostruzione
Ma facciamo un passo indietro, partendo dall’inizio. Ulivieri, che sta conducendo la pilotina, è da poco uscito dal porto per accompagnare a bordo dello yacht Calypso – 62 metri di lunghezza, 11 di larghezza, battente bandiera delle Isole Cayman, in quei giorni di stanza ai Cantieri Benetti e in quel momento in navigazione di prova – il pilota. Siamo a circa mezzo miglio a sud della Vegliaia. Il collega, senza alcun problema, sale a bordo. Ulivieri, con il mezzo del corpo, torna indietro verso il porto e prosegue la navigazione davanti al panfilo, leggermente a sinistra rispetto alla sua prua, a circa 400 metri di distanza. Poi, a un certo punto, ne attraversa la rotta virando a dritta, in direzione dell’imboccatura, quando in realtà dovrebbe proseguire la navigazione lungo la rotta precedentemente impostata. Il comandante dello yacht, non è chiaro se con il pilota già in plancia, nei 400 metri di distanza che lo separano dall’impatto con la pilotina non modifica mai né la sua rotta né la sua traiettoria: diverse decine di secondi, forse addirittura un minuto, durante il quale si comporta come se il mezzo condotto da Ulivieri non esistesse. O comunque come se non lo vedesse, in una giornata comunque limpida e di mare calmo. Poi l’impatto, con lo yacht che dopo aver letteralmente sovrastato la pilotina e averla capovolta prosegue per circa 100-150 metri e poi vira, tornando indietro, per andare a soccorrere il trentenne, poi deceduto annegato.
Il nodo della velocità
Ma a che velocità andava lo yacht? I militari della capitaneria, che oltre a quelli radar hanno sicuramente a disposizione i tracciati “Ais” – il sistema di tracciamento automatico via radio utilizzato in nautica per prevenire collisioni e monitorare il traffico marittimo – potranno stabilirlo abbastanza facilmente. Nel cono di avvicinamento al porto, in ogni caso, c’è un limite ben preciso: dieci nodi, equivalenti a 18,52 chilometri orari. La pilotina, questo è certo, viaggiava a una velocità inferiore. Il panfilo non è chiaro. In ogni caso, 400 metri di distanza, non si percorrono in un attimo. Il tempo per cambiare rotta ed evitare l’impatto forse c’era. Cosa sia successo, insomma, non è chiaro. E gli inquirenti stanno lavorando per stabilirlo.
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