Livorno, ancora niente tessere: flop bidoni intelligenti - Costati un milione e mai funzionanti
Annunciati due anni fa come rivoluzionari vengono usati da tutti e diventano spesso piccole discariche
LIVORNO. Sono passati esattamente due anni da quando Comune e Aamps presentarono in pompa magna i 350 nuovi cassonetti (spesa un milione) destinati al centro della città: centro allargato, Pentagono e la Venezia. Cassonetti «intelligenti, di ultima generazione», come li definì Raphael Rossi, allora alla guida dell’azienda insieme a Raffaele Alessandri (amministratore e direttore). Era il 22 febbraio del 2024: per mostrarne le potenzialità, i contenitori furono anche esposti sotto alle finestre del Comune, in piazza Civica. Potevano essere aperti con la tessera o con il cellulare, perfetti per registrare i rifiuti prodotti da ogni singola utenza in caso di partenza dell’auspicata tariffazione puntuale.
Del resto fino a quel momento il centro era stato il vero neo della raccolta differenziata in città. Un disastro, con cassonetti rotti, forzati, sempre aperti, calamita per ogni genere di rifiuto. Anche i 5 Stelle in precedenza avevano definito “intelligenti” i cassoni riadattati. Così quel giovedì di due anni fa la domanda della cronista fu d’obbligo: in cosa sarebbero stati diversi i nuovi contenitori? Perché Comune e Aamps erano convinti che sarebbe andata diversamente? Rispose Rossi: «Perché sono nati per fare questo, non sono stati adattati. Diciamo che gli altri erano intelligenti ma non robusti. I nuovi hanno un sistema di apertura diverso e non possono essere bloccati in posizione aperta».
Ecco, due anni dopo in tutto il centro ci sono effettivamente i contenitori di ultima generazione, ma le tessere per controllarne l’apertura non si sono mai viste. I cassonetti sono sempre aperti, in qualunque momento della giornata e per chiunque, residenti e non. Nella maggior parte dei casi basta allungare la mano e tirare verso di sé il portello per gettare dentro di tutto; qualche volta l’entrata risulta già bloccata in posizione di apertura. Così non esagera chi dice che in alcune strade, in particolare del cosiddetto centro allargato (come Corso Amedeo o via del Corona) di fatto la raccolta differenziata non c’è, o quasi.
Ieri abbiamo fatto qualche test. In via Maggi, nonostante il passaggio recente degli operatori di Aamps, c’era già chi aveva abbandonato due bustoni, con tanto di casse e stereo, accanto al cassonetto dell’indifferenziato. Per la serie: il bocchettone è piccolo? Lascio tutto fuori. Idem in Corso Amedeo: sacchi e sacchetti abbandonati accanto alla batteria dei cassonetti, con i pedoni a fare zig zag sul marciapiede. Aprendo invece il cassone di carta e cartone in via Mentana si poteva trovare la sorpresa (ma neppure troppo): interi sacchi di bottiglie di plastica. Scene simili in via del Corona.
Perché immondizia chiama immondizia. In più, quando tutte le zone intorno hanno la raccolta porta a porta, è facile immaginare che i cassonetti stradali superstiti, di antica memoria, possano attirare non solo residenti e commercianti della zona, ma anche qualcuno fuori porta.
Davanti alla batteria di via Maggi, per esempio, ieri mattina si è palesata questa scena: un automobilista ha accostato, ha aperto il bagagliaio e ha scaricato un saccone nero. Residente qui o in arrivo da altre parti della città?
Contattata dal Tirreno, l’assessora Giovanna Cepparello ha risposto in sostanza che a oggi le tessere non sono ancora state attivate perché «il livello di rispetto delle regole e adesione al servizio non è abbastanza avanti, non vorrei fare come in altre città vicine che hanno chiuso le postazioni stradali e poi hanno dovuto riaprirle perché la situazione peggiorava». Ma «non mi sento di dire che questi cassonetti si sono rivelati inutili. Quelli vecchi, riadattati, si aprivano completamente, riempiendosi di rifiuti. Poi con questi cassonetti la qualità merceologica di alcune frazioni è migliorata, in particolare la frazione organica, che era pessima e che ora deve essere tenuta sotto controllo per la prossima entrata in funzione dell’impianto Fanghi-Forsu al Picchianti. In più i nuovi contenitori ci danno la possibilità, quando vorremo applicare la Tarip, di farlo».
«Non li abbiamo messi in funzione prima – riprende – anche perché in realtà abbiamo finito da pochi mesi di posizionarli in tutto il centro e l’idea è comunque di chiuderli quando sarà più vicino l’avvio della tariffazione puntuale, anche come forma di premialità per i residenti». «Le assicuro – chiosa – che abbiamo messo in campo tutte le armi che l’amministrazione ha a disposizione per migliorare la situazione: facciamo girare le fototrappole, abbiamo aumentato gli ispettori ambientali e ho fortemente voluto un progetto che riguarderà le utenze non domestiche. Per ridurre l’inciviltà serve la collaborazione di tutti». I punti più critici risultano via del Corona, via Mayer («dove abbiamo provato varie soluzioni ma c’è un abbandono costante»), via Terrazzini («dove abbiamo spostato recentemente le batterie»), corso Amedeo, via Maggi, «in Venezia invece le cose vanno abbastanza bene».
Anche l’amministratore di Aamps, Aldo Iacomelli, cita i dati sulla frazione organica: «La frazione estranea è sotto al 9 per cento dove ci sono i cassonetti, si arriva a un 5 dove c’è il porta a porta». «Quello di cui soffre molto Livorno – chiosa – sono gli abbandoni, soffriamo di questa inciviltà diffusa e ci sono postazioni in cui è ricorrente, nella zona centro. A maggio ripartiremo con una grande campagna di comunicazione perché abbiamo bisogno che i livornesi ci aiutino».
Va detto che è in arrivo («entro l’estate») un progetto interessante che riguarda le utenze non domestiche e che potrebbe migliorare la situazione ai cassonetti, almeno questa è la speranza: «Abbiamo individuato cento utenze, tra bar e ristoranti, che stanno aperti fino a tardi e per questi andremo a fare personalizzazioni, con un circuito serale e una squadra dedicati». Gli operatori passeranno dalle 22 alle 2, per evitare che qualcuno lasci tutto fuori da cassonetti. Da vedere con quali costa in bolletta. l
