Livorno, malata di Sla: le rubano la borsa dalla sedia a rotelle. Lo sfogo: «Se mi incroci da qualche parte abbassa lo sguardo per la vergogna»
Rabbia e dignità, Annalisa Coli dipendente storica di Confesercenti racconta la sua disavventura: «Vedi cara, non è un'impresa facile mantenersi interessati alla vita in queste condizioni, ma io ci provo caparbiamente»
Cara signorina, mi rivolgo a te, proprio a te, che ormai una settimana fa hai rubato la mia borsa dalla sedia a rotelle e che credo ormai non mi renderai più.
Chissà, signorina, se sai cos'è la Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica), se puoi anche solo capire cosa vuol dire da un giorno all'altro e con una discreta velocità perdere prima le gambe, poi le braccia, poi pure la parola. Vedi cara, non è un'impresa facile mantenersi interessati alla vita se ti capita di dover imparare a condividere il proprio corpo con una coinquilina così dispotica e prepotente; continuare ad avere voglia di fare - tra mille barriere architettoniche - quello che si faceva prima. Ma io ci provo, caparbiamente, ogni volta che posso.
Martedì scorso era una di quelle volte: mi cambio, mi trucco, prendo il montascale, esco, carico la sedia a rotelle sul furgone e parto con mia sorella alla volta di Globo per fare shopping - sissignorina, pare incredibile, ma anche i disabili fanno shopping.
Ecco, hai aspettato il momenti giusto, quell'attimo che sono rimasta da sola senza mia sorella vicina e veloce ti sei presa la borsa alle mie spalle - hai avuto solo la sfortuna che la mia sedia a rotelle si muove col peso e mi sono resa conto del furto un secondo dopo, ho fatto in tempo a bloccare il bancomat e tu ti sei dovuta accontentare dei contanti dentro il borsello, non pochi ma poteva andare peggio.
Sei uscita di corsa, qualcuno (che ringrazio pubblicamente per la testimonianza fatta subito anche se risultata purtroppo inutile) ti ha anche vista rufolare nel borsello prima di salire in macchina coi tuoi compari e lasciare il parcheggio.
Vedi cara, per quei settanta euro che hai preso io ho perso: documenti (che mi costerà una gran fatica fisica ed organizzativa rifare), chiavi di casa (ho dovuto cacciare oltre quattrocento euro per rifare la serratura), rossetti (ben tre, che solo quelli mi costeranno quaranta euro), la chiave per usare il montascale, la scorta di pasticche per l'emicrania...giusto per citare le prime cose che mi vengono in mente.
Vedi cara, se me li avessi chiesti te li avrei dati i settanta euro pur di risparmiarmi non solo la profonda rabbia per il gesto (che non posso nemmeno esprimere lanciandomi in imprecazioni perché non parlo) ma soprattutto per mantenere la borsa. Mi sarebbe anche bastato che, presi i soldi, tu avessi mollato lì fuori la borsa ed il borsello (due oggetti bruttini e non di marca dei quali non ci fai nulla...figuriamoci col resto delle cose che c'erano dentro!) e invece niente nemmeno quello.
Allora non mi resta che rendere pubblica la mia piccola vicenda triste mettendoci la faccia, la borsa e pure la GennyZero nella speranza che tu un giorno di questi, incrociandomi da qualche parte - in fondo Livorno è piccola e baccarsi in giro è facile - e riconoscendomi almeno approfitterai dell'occasione per abbassare almeno lo sguardo per vergogna.
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire, se non hai capito già che la vita è fatta di rispetto e chi non ce l'ha deve almeno subire un po' di gogna mediatica, che non risolve ma aiuta.
(Ex dipendente storica di Confesercenti – referente sindacale area livornese)
