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L'operazione

Sub-esploratori di Livorno in missione nel tunnel storico di Firenze sotto l’Arno

di Stefano Taglione
Parte del team di Subsea
Parte del team di Subsea

Il Comune vuole ristrutturare una “galleria-gioiello” Ha scelto Subsea: a fine febbraio l’immersione alla Torre della Zecca

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LIVORNO. Esploreranno l’antico tunnel subacqueo di Firenze per la prima volta nella storia da quando è allagato. Cioè da tempo immemore. A fine febbraio i sommozzatori livornesi della Subsea – già intervenuti all’isola del Giglio dopo il disastro della Costa Concordia e nella nostra città per ripulire gratuitamente i fossi dai detriti e per il recupero del Ca’ Moro – si immergeranno da una botola stradale vicino alla Torre della Zecca e attraverseranno i circa 250 metri della galleria risalente all’epoca medicea che lega la riva di piazza Piave al rione di San Niccolò, nella zona di piazzale Michelangelo, per capire se in futuro si potrà intervenire per restaurarla. Dovranno effettuare numerose fra riprese video e fotografie, con l’obiettivo di capire l’entità delle infiltrazioni e consentire agli ingegneri lo studio del restyling definitivo.

L’intervento

Non c’è altra possibilità: nell’Arno devono intervenire per forza i subacquei, visto che le idrovore a causa delle grosse falle aperte all’interno non riescono a svuotare lo storico tunnel. Che è quindi allagato. Un lavoro non semplice, quello del personale di Subsea, composto da dieci persone fra tecnici e sommozzatori, comunque abituato a imprese ardue, dato che il giorno dopo il naufragio dell’isola del Giglio (avvenuto la sera del 13 gennaio 2012) fu tra i primi a immergersi fra gli scogli e la nave per verificare come poggiasse sul fondo e dare la possibilità ai vigili del fuoco di entrare all’interno con il maggior numero di informazioni possibili sulla stabilità dello scafo per la loro sicurezza, operando anche nel giorno del raddrizzamento, il cosiddetto “parbuckling”, propedeutico al successivo viaggio verso Genova per la demolizione. Sa quello che deve fare il personale di Subsea, insomma, anche se questo sarà un unicum nella storia e ad affiancarli ci sarà un team di ingegneri, data la delicatezza della storia di Firenze. Nessuno, dall’allagamento della galleria, là sotto ci ha messo più piede. Nessuno, insomma, sa cosa c’è. Si sa solo che è stato progettato a canna di fucile e che in antichità era stato pensato per consentire alla famiglia nobiliare di scappare senza farsi vedere. Viene definito un “Corridoio vasariano subacqueo”, un passaggio segreto. È una meraviglia e l’obiettivo è renderlo nuovamente fruibile per i milioni di turisti che visitano il capoluogo toscano e la regione. Un motivo d’orgoglio che un’azienda labronica sia stata scelta, per il suo know-how, per effettuare un’ispezione del genere, per un restauro che entrerà nella storia del Paese.

Il finanziamento

È da 20 anni che si ipotizza l’apertura del tunnel, che corre cinque metri sotto al letto del fiume ed è tuttora inesplorato. Per metterlo in sicurezza è stato previsto un finanziamento di ben 7,5 milioni di euro nell’ambito del Fondo di sviluppo e coesione. «Questo intervento – aveva spiegato nei giorni scorsi il presidente della Regione, Eugenio Giani – ricostruirà il vecchio percorso pedonale dal lungarno della Zecca, in riva destra, fino a piazza Poggi: un percorso affascinante che permetterà ai turisti che arrivano con i bus sui lungarni, di riemergere, facendo pochi passi a piedi, in Oltrarno, visitando così una parte di Firenze meno battuta, ma altrettanto importante e suggestiva».

L’azienda livornese

Dell’intervento si occuperà il Comune: è proprio Palazzo Vecchio che ha contattato Subsea, che oltre ad aver collaborato in passato con “Titan Salvage” per la rimozione della Costa Concordia ha collaborato, fra gli altri, con Moby, i Cantieri Lorenzoni, Corsica Ferries, Grimaldi Lines, Porto 2000, Sales, 40 South Energy, Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale, Styron, Piacentini costruzioni, Akzo Nobel, Compagnia portuale, Saga Welco e Smit Salvage. «L’esperienza acquisita personalmente dai soci e i numerosi interventi eseguiti dalla Subsea – si legge nel sito web istituzionale – le hanno permesso la fiducia di clienti di spessore internazionale fra i quali la Smit Salvage e la Titan Salvage, azienda mondiale incaricata della rimozione della nave Costa Concordia, con la quale hanno collaborato fin dalle prime fasi di recupero».

«Siamo soddisfatti»

Poche parole, per il momento, quelle del socio fondatore dell’impresa con sede sulla calata Magnale, e che lavora in tutta Italia, Alessio Anguillesi: «Siamo molto soddisfatti per essere stati scelti per questo intervento così importante e delicato», le sue parole. L’imprenditore – la cui azienda è specializzata in numerosi interventi subacquei, fra cui saldature, visite per i registri navali, documentazioni fotografiche, perizie tecniche, bonifiche e demolizioni con esplosivi e carenaggi – preferisce però non entrare nel dettaglio dell’intervento, né indicare le tempistiche.

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