Orti urbani di Livorno, nuovo conto alla rovescia: il valore all’asta è già dimezzato
Il consiglio comunale il caso di via Goito: «L'amministrazione Salvetti compri l’area e azzeri l’edificabilità». Atto presentato da "Buongiorno Livorno"
LIVORNO. L’area degli orti urbani di via Goito torna al centro del consiglio comunale. Ci torna con un atto che è stato presentato da Buongiorno e che sarà discusso nel corso della seduta di domani. Ma soprattutto ci torna in vista della terza asta di vendita che è stata fissata per il 24 febbraio, quindi tra una quindicina di giorni, dopo che le prime due sono andate deserte.
Pochi giorni fa è tornata a riunirsi l’assemblea degli occupanti dei terreni: oggi gli orti urbani sono poco meno di 130, per un’occupazione che nella grande area privata (più di sei ettari) tra via Goito, via dell’Ambrogiana, via dell’Erbuccia e via Cecioni va avanti quasi da quindici anni.
Giovanni Ceraolo, uno dei volti storici del comitato, riassume le richieste che vengono fatte al Comune: «Compri l’area. La compri direttamente il Comune e la mantenga a verde pubblico. Oppure l’amministrazione faccia una scelta di coraggio, si esponga anche al rischio di contenziosi da parte dei creditori (quindi al rischio di pagare) e con una variante urbanistica cancelli del tutto la possibilità di costruire nell’area».
«Ci sarebbe – chiosa – anche una terza via, ovvero spostare gli indici edificatori da un’altra parte, considerando che quello spazio è uno dei pochi polmoni verdi rimasti in centro. Detto questo, per noi è meglio non costruire da nessuna parte». «Lo abbiamo già detto altre volte», chiosa: «Una volta che c’è la certezza che lì non si costruisce più, noi siamo disponibili a lasciare l’area perché venga riutilizzata, assegnata con bandi, data in mano ad associazioni o altre realtà, purché si mantenga il verde e non si consumi altro suolo». E questo per forza, se lo spazio dovesse mai diventare pubblico.
Intanto c’è da sottolineare che il valore di tutta l’area, finita all’asta dopo la crisi di Clc, è di fatto già dimezzato: si partiva da un valore di mercato intorno ai tre milioni e 420mila euro, si è arrivati a un prezzo a base d’asta di poco superiore a 1,7 milioni, con offerta minima ferma a un milione e 298mila euro. La scadenza per presentare eventuali offerte è fissata questa volta per il 23 febbraio. «Dobbiamo sperare che vada ancora deserta, o che appunto il Comune...», ripetono dal comitato.
Nel frattempo anche l’atto che sarà discusso domani dal consiglio comunale, firmato dal capogruppo di Bl Pietro Panciatici, chiede al sindaco e agli assessori di «intraprendere con urgenza ogni iniziativa utile, inclusa l’apertura di un’interlocuzione formale con il curatore giudiziario, finalizzata all’acquisto dell’area». Quindi «rivedere gli strumenti urbanistici vigenti, eliminando ogni previsione edificatoria», «promuovere un processo partecipativo che coinvolga residenti, associazioni, comitati, scuole, università e realtà del terzo settore per progettare insieme il futuro dell’area, in un’ottica di bene comune, sostenibilità ambientale e solidarietà sociale». Infine «sviluppare un progetto organico di valorizzazione dell’area, che includa attività di agricoltura urbana, percorsi educativi, iniziative culturali e spazi di comunità». Secondo la forza politica di sinistra, «considerati gli obiettivi prefissati dalla giunta e dal consiglio comunale in materia di rigenerazione urbana e transizione ecologica, esistono le condizioni di acquisto per ragioni di pubblica utilità».
