«Ha detto “viva la razza bianca”», esposto in Procura contro consigliera toscana di FdI
Presentato da esponenti del suo stesso partito: per alcuni militanti la consigliera avrebbe pronunciato la frase a una cena elettorale
LIVORNO. «Viva la razza bianca». È questa la frase alla base di un esposto che alcuni militanti di Fratelli d’Italia hanno presentato alla Procura della Repubblica di Livorno. A pronunciarla sarebbe stata la consigliera comunale e regionale di FdI, Marcella Amadio, lo scorso 19 settembre nel corso di un incontro elettorale a Montescudaio, organizzato in vista delle ultime elezioni regionali del 12 e 13 ottobre: a seguito delle consultazioni in Toscana, Amadio, già in passato consigliera regionale toscana e consigliera politica dell’ex ministro Gianni Alemanno, ha ottenuto uno scranno in Consiglio regionale, facendo il pieno di preferenze (3.436) e contribuendo così a portare Fratelli d’Italia in testa alla coalizione di centrodestra.
L’episodio scatenante
Secondo quanto segnalato nell’atto depositato in Procura, la consigliera, al termine di un intervento pronunciato durante una cena con simpatizzanti e militanti, avrebbe concluso il suo discorso con l’espressione «viva la razza bianca». Una frase che, a giudizio dei firmatari dell’esposto, meriterebbe ora un approfondimento sotto il profilo giuridico e politico.
L’episodio risalirebbe a più di quattro mesi fa e si sarebbe verificato nel corso di un evento organizzato da Fratelli d’Italia di Livorno in un ristorante di Montescudaio. Secondo il programma, la serata si è articolata in due momenti: una prima parte ufficiale, dedicata alla presentazione (anche alla stampa) della lista dei candidati in Consiglio regionale, e una seconda più informale, una cena definita “interattiva”, alla quale hanno partecipato una cinquantina di persone tra iscritti e sostenitori del partito di Giorgia Meloni.
Ed è proprio durante questa seconda fase, stando alla ricostruzione contenuta nell’esposto, che Marcella Amadio avrebbe pronunciato la frase contestata. La circostanza, va precisato, non è stata accertata in sede giudiziaria e rappresenta al momento l’oggetto di una segnalazione su cui sono in corso di svolgimento le opportune verifiche.
I probiviri
Ma intanto, nei giorni successivi all’iniziativa elettorale, alcuni militanti di Fratelli d’Italia hanno deciso di attivare subito i canali interni al partito, presentando un esposto ai probiviri di Fratelli d’Italia: la procedura prevede che sia inviata una segnalazione via pec alla commissione di garanzia. Ma non si sono fermati qui: in un secondo momento, infatti, ritenendo la questione di possibile rilievo penale, si sono rivolti anche alla Procura di Livorno.
In pratica, alla base dell’iniziativa vi sarebbe la convinzione che l’espressione attribuita alla consigliera possa configurare una violazione dei principi fondamentali della Costituzione, in particolare di quelli che ripudiano ogni forma di discriminazione e di odio razziale. Secondo i firmatari dell’esposto, la frase sarebbe inoltre in contrasto anche con l’articolo 1 dello statuto di Fratelli d’Italia, che richiama esplicitamente i valori di libertà, democrazia, uguaglianza e il rifiuto di ideologie fondate sull’odio razziale, etnico o religioso.
L’esposto è ora all’attenzione del pubblico ministero Ezia Mancusi, che dovrà valutare se i fatti segnalati presentino profili di rilevanza penale o meno: la Procura ha già disposto accertamenti e acquisito testimonianze da parte di alcune delle persone presenti alla cena per chiarire quanto effettivamente accaduto nel corso della serata. Si tratta di un passaggio iniziale, che non comporta automaticamente l’attribuzione di responsabilità né valutazioni di colpevolezza e che, di fatto, potrebbe anche concludersi con l’archiviazione: come previsto dall’ordinamento, infatti, ogni decisione spetterà esclusivamente alla magistratura, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.
Una frattura sempre più evidente
La vicenda apre, tuttavia, anche un fronte politico delicato, dal momento che l’esposto è stato presentato da esponenti dello stesso partito della consigliera coinvolta. Un segnale di tensione interna che si intreccia con una questione particolarmente sensibile, destinata ora a essere esaminata nelle sedi competenti, sia politiche che giudiziarie.
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