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Livorno-Vis Pesaro, scontri fuori dallo stadio: due tifosi in ospedale – Raffica di Daspo in arrivo

di Martina Trivigno

	Gli scontri fuori dallo stadio
Gli scontri fuori dallo stadio

Tutto è durato alcuni secondi prima del match valido per il girone B di Serie C: intervenuti la polizia e i soccorritori del 118

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LIVORNO. I cappucci calati sulla testa e gli ombrelli, stretti tra le mani, che non servono a ripararsi dalla pioggia. No, in pochi istanti si trasformano in armi. È così che nel pomeriggio di domenica 25 gennaio, intorno alle 16, la tensione del pre-partita è esplosa in violenza tra via dei Pensieri e via Machiavelli, a pochi passi dallo stadio Armando Picchi di Livorno.

I gruppi avversari

Da una parte una ventina di tifosi del Livorno, dall’altra un gruppo di pari dimensioni arrivato da Pesaro al seguito della Vis. Si fronteggiano per pochi secondi, si studiano, poi l’innesco improvviso: volano i primi oggetti, gli ombrelli diventano clave improvvisate, partono calci e pugni. Una rissa rapida ma feroce, consumata in strada sotto gli occhi increduli di chi passava in quel momento. È il volto più cupo del calcio, quello che riaffiora lontano dai tornelli e dalle tribune, dove l’adrenalina si mescola all’odio e prende il sopravvento.

Gli scontri

Gli scontri durano poco, ma abbastanza da lasciare il segno. Quando arrivano le pattuglie della polizia, i livornesi si dileguano velocemente, disperdendosi nelle vie della zona e facendo perdere in fretta le loro tracce. I tifosi marchigiani, invece, vengono fermati e identificati dagli agenti in servizio. Sono momenti concitati tra sirene e grida. A restare feriti sono due giovani, entrambi appartenenti alla tifoseria ospite: hanno tra i 25 e i 30 anni, e hanno bisogno di cure mediche. Uno ha un taglio al volto, l’altro una ferita alla testa, con una copiosa perdita di sangue, dovuta probabilmente a un colpo sferrato con un ombrello o un bastone. Sono coscienti, ma scossi, come scosso è il clima che avvolge la zona anche dopo la fine della rissa.

I soccorsi

Subito scatta l’allarme e, con lui, la chiamata al 118. Sul posto intervengono un’ambulanza della Misericordia di Montenero e un’altra della Croce Rossa: così i feriti vengono trasportati in codice giallo al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno per gli accertamenti del caso. L’intervento delle forze dell’ordine è immediato e deciso. I venti tifosi della Vis Pesaro fermati sul posto saranno denunciati per rissa e nei loro confronti scatterà il daspo, il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per impedire a persone considerate pericolose per l’ordine pubblico di accedere a stadi e altri luoghi di eventi sportivi. Ma non finisce qui: intanto proseguono le indagini per risalire all’identità dei tifosi livornesi che sono riusciti a fuggire. La polizia sta visionando le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, nella speranza di ricostruire con precisione la dinamica e attribuire le responsabilità. Resta l’amarezza per un pomeriggio che avrebbe dovuto parlare solo di calcio e che invece si è tinto di violenza. Un copione già visto troppe volte, che si ripete lontano dagli spalti ma che nulla ha a che fare con lo sport. Con ombrelli trasformati in armi, volti coperti, rabbia cieca: frammenti di una storia che gli stadi di tutta Italia conoscono fin troppo bene e che, ancora una volta, riporta al centro il tema della sicurezza e del senso stesso del tifo. Perché fuori dallo stadio, ieri, non c’erano colori né passione: solo uno scontro senza vincitori.

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