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Livorno

La sentenza

Professore di sostegno di Livorno condannato per violenze sessuali a due alunne disabili

di Stefano Taglione
Un'immagine di abusi sessuali (foto di repertorio)
Un'immagine di abusi sessuali (foto di repertorio)

Nove anni e mezzo di reclusione per un docente di 57 anni: è stato ritenuto responsabile anche di pornografia minorile per aver prodotto materiale pedopornografico

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LIVORNO. Un anno e mezzo fa era stato arrestato dai carabinieri per abusi sessuali verso un’alunna minorenne e disabile della scuola, di cui era insegnante di sostegno. Poi, nel corso delle indagini, è emerso un secondo caso: un’altra ragazzina, anche lei sotto i 18 anni e portatrice di handicap, che sarebbe stata violentata. Inoltre, avrebbe «videoregistrato – secondo l’accusa – alcuni degli atti, producendo materiale pedopornografico».

La sentenza

La giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze, Agnese Di Girolamo, ha condannato a nove anni e mezzo di reclusione (in rito abbreviato) un professore livornese di 57 anni. I reati contestati sono violenza sessuale pluriaggravata e pornografia minorile: l’insegnante – secondo la tesi della procura e ora anche a giudizio del tribunale – avrebbe «costretto le due ragazze a compiere atti sessuali all’interno della scuola». In un caso in un periodo compreso fra il febbraio del 2023 e il maggio del 2024, nel secondo «in un periodo antecedente al maggio 2024», è quanto si evince dagli atti. La pena, così come prevede il procedimento penale speciale scelto dal suo avvocato, a fronte di un processo più veloce prevede automaticamente lo sconto di un terzo del quantum, che altrimenti sarebbe stato vicino ai 15 anni. Disposte, come limitazioni accessorie, «l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e all'amministrazione di sostegno, nonché l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori», si legge nella pronuncia.

La ricostruzione

Questa la decisione nei confronti del docente, che Il Tirreno non identifica con nome e cognome al solo scopo di non rendere riconoscibili le vittime coinvolte, che sono minorenni. Motivo per il quale non viene reso noto neanche il nome dell’istituto superiore labronico. Dalla scuola erano arrivate, attraverso i custodi, le prime segnalazioni interne (giunte alla direzione dei servizi generali e amministrativi e alla dirigenza, con il preside che ha poi informato l’autorità giudiziaria) che il primo agosto del 2024 – dopo l’inchiesta della pubblico ministero Ezia Mancusi, delegata ai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Livorno – avevano portato all’arresto del docente, che in regime di custodia cautelare è stato recluso nelle carceri di Livorno e Prato e ora si trova ai domiciliari. «Nonostante i tentativi di celare elementi anche tramite un dispositivo criptato – spiegarono gli investigatori dopo il blitz di due estati fa – è stato estratto diverso materiale informatico, costituito da video e foto dal contenuto sessualmente esplicito, riferito a diverse occasioni, chiaro indice dell’assenza di qualsiasi, anche minima, forma di autocontrollo da parte del docente». Il tribunale ha disposto, inoltre, il pagamento delle spese processuali e quelle del mantenimento nel penitenziario. La pronuncia è al momento di primo grado, motivo per il quale non è chiaramente passata in giudicato. La giudice ha di fatto accolto le richieste della procura, che per il professore aveva chiesto la condanna a dieci anni per tutti i reati contestati. Il processo si è svolto a Firenze in quanto nel corso delle indagini sono emersi illeciti penali di competenza distrettuale, per i quali è competente la procura distrettuale fiorentina. In questi casi quest’ultima si occupa – oltre che di quelli distrettuali, nella fattispecie la pornografia minorile – anche di quelli ordinari per le quali la pm livornese aveva presentato la richiesta di misura cautelare.

Il suo ruolo oggi

Il docente – come anticipato – al momento si trova agli arresti domiciliari. In veste di docente dell’istituto è quindi in sospensione cautelare, a metà stipendio, così come prevede la legge. Se la sentenza diventerà definitiva il suo contratto con il ministero dell’Istruzione verrà sciolto, altrimenti, se dovesse essere assolto, rientrerà al lavoro e gli verranno restituiti tutti i soldi che non ha percepito durante questo periodo.

Il risarcimento

La giudice per le indagini preliminari ha previsto anche una serie di provvisionali da pagare, pari nel complesso a 80mila euro. A una delle vittime – entrambe assistite dall’avvocato Francesco Paglini – dovranno essere liquidati 50mila euro (25mila per la ragazzina, 12.500 ciascuno per i genitori), 30mila all’altra (metà all’alunna, 7.500 ciascuno alla madre e al padre). Ammontano invece a 3.025 euro le spese da rimborsare per le due costituzioni di parte civile, a cui dovranno essere aggiunte le spese generali al 15%, l’Iva e il contributo previdenziale avvocati. Contestualmente, il tribunale, ha disposto la restituzione di tutti i dispositivi sequestrati dagli inquirenti durante la perquisizione domiciliari disposta a Livorno nel momento in cui fu arrestato: il cellulare, il computer e le varie penne usb.

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