Salvetti: «A Livorno pochi poliziotti e la polfer di notte rischia di chiudere»
L'allarme del primo cittadino, dati alla mano: «In quattro anni perso l’11% del personale. Nelle ore notturne servirebbe almeno sei pattuglie, ma ne siamo ben lontani»
LIVORNO. Sul tavolo del sindaco Luca Salvetti i documenti sull’organico del personale della polizia di Stato dislocato sull’intera provincia. Ne fanno parte coloro che sono in servizio in questura – ufficio di gabinetto, Squadra mobile, divisione anticrimine, amministrativa e sociale, ufficio immigrazione, logistico, del personale, amministrativo contabile, prevenzione generale e soccorso pubblico e unità operativa pronto intervento – i commissariati distaccati di Cecina, Rosignano, Piombino e Portoferraio, così come pure la sezione di polizia giudiziaria in procura, la polizia postale, quella stradale di Livorno con la sottosezione di Rosignano e i distaccamenti di Cecina e Venturina Terme.
Nel dicembre 2021 gli effettivi erano 572 unità, a luglio 2024 si era già scesi a 536, che sono diventati 510 nel dicembre scorso. Con i pensionamenti stimati per il 2026 ne perderemo altri 30 con una previsione di personale in servizio fissata a 480. Si evince che in quattro anni, il dato negativo tocca una riduzione dell’11%. Sono invece previsti prossimamente in arrivo 27, di cui solo otto (ispettori) in questura. Due ispettori e cinque agenti per Portoferraio, cinque agenti a Rosignano, un ispettore e cinque agenti alla stradale di Livorno, un ispettore alla postale di piazza Benamozegh.
In più, il dato allarmante che riguarda la polfer, la polizia ferroviaria della stazione di Livorno centrale, con 20 addetti in tutto il territorio e gestita dal compartimento di Firenze e il rischio paventato che si potrebbe concretizzare entro qualche mese, della chiusura dell’ufficio alla stazione del capoluogo, in ore molto delicate: dall’una del mattino fino alle sette. Una voce questa, che circola ormai da mesi. Un presidio diretto in meno, una terra di nessuno a vantaggio di malintenzionati e una zona sensibile di città dove spesso poter garantire un veloce intervento fa la differenza, a ricadere su una o due volanti che devono intanto occuparsi anche di altro.
Il sindaco prende la palla al balzo, citando l’intervista di qualche giorno fa a Lilli Gruber della sindaca di Firenze, Sara Funaro. Ultima fra i molti omologhi a confrontarsi col problema sicurezza e sull’opera del Governo sul tema. Salvetti non nasconde preoccupazione: «Ai territori, alle città e quindi anche alla nostra Livorno in questa fase in cui si parla sempre di sicurezza serve nuovo personale dei corpi di polizia, carabinieri e guardia di finanza, supportati da nuovi mezzi e migliori tecnologie per un controllo efficace. Ma se i dati sono quelli che sento, mi sembra che si stia andando nella direzione opposta».
Un problema trasversale, sul quale l’Anci – l’Associazione nazionale dei Comuni italiani – ha voluto farsi sentire. L’organismo, con i suoi sindaci, è stato chiaro nel documento redatto in queste settimane. Sul fronte sicurezza e soprattutto sulla gestione della notte che è la fascia oraria più a rischio, serve una pattuglia ogni 25mila abitanti. A Livorno per esempio, ne servirebbero sei, mentre al momento siamo lontanissimi. «Credo che il nostro grido di allarme – prosegue Salvetti – sia non solo necessario ma pure opportuno. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, annuncia un pacchetto di nuove norme sulla sicurezza perché si è reso conto che la politica della destra in questi tre anni è stata deficitaria. Chi amministra, naturalmente, spera che queste nuove normative riescano ad affrontare il problema». Sta scorrendo alcuni dati il primo cittadino, ma scuote la testa: «I reati nel biennio 2023-2024 sono cresciuti di numero e il cittadino ha visto aumentare la propria sensazione di insicurezza. Io non penso che solo inasprendo le pene si risolvano le cose: occorrono scelte a 360 gradi che fino ad ora nessun Governo è riuscito a realizzare».
Guardando in casa nostra, fissa l’obiettivo su Livorno: «È una città media che ha problematiche identiche alle altre città delle medesime dimensioni. Anzi. Dal confronto con realtà simili, il livello di preoccupazione è pure minore. A fine anno il prefetto Giancarlo Dionisi ha pubblicamente dichiarato che i reati sono diminuiti e non esistono criticità particolari. Io sto a questi elementi e a queste considerazioni che ho già ascoltato anche nel periodo in cui il prefetto era Paolo D’Attilio e che sono lo specchio di un quadro non emergenziale. Il Comune dal canto suo sta continuando il lavoro che gli compete per migliorare la città e garantire in ogni quartiere vita, animazione, luce e decoro. Tutti elementi che possono aiutare il lavoro delle forze dell’ordine nel combattere i reati. Per Meloni, alcune volte, sono le scelte dei magistrati a complicare la lotta alla criminalità. Io penso invece che procure e magistrati a Livorno stiano facendo un’opera puntuale sia in fase d’indagine che nell’applicazione delle norme. Ecco, proprio sul tema norme a loro disposizione si potrebbe ampliare il ragionamento. Ma qui è di nuovo la politica a dover lavorare per creare un quadro più adeguato ai nostri tempi».
Il Comune, intanto, con la municipale è andato oltre il turnover, aumentando il personale: «La polizia locale di Livorno adesso è dal punto di vista dell’organico e dei mezzi in una situazione ottimale, sta portando avanti il lavoro con grande efficienza. Questo perché dal 2019 abbiamo impostato un programma che puntava a coprire tutto il fabbisogno. Il cambio del comandante ha creato alcune frizioni interne che abbiamo cercato e cercheremo di gestire. Ma la cosa significativa è che l’efficienza e l’operatività non ne hanno risentito”».
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