Il Tirreno

Livorno

L’iniziativa

Portuali, mobilitazione per la pace

di Maurizio Campogiani
Portuali, mobilitazione per la pace

Usb, assieme ad altri sindacati europei e del Mediterraneo ha promosso una giornata di protesta per ribadire la richiesta di porre fine al genocidio del popolo palestinese e per respingere il piano di riarmo dell’Unione Europea

2 MINUTI DI LETTURA





Una giornata internazionale di mobilitazione dei lavoratori portuali per reclamare la pace. E’ quella promossa da una serie di sigle sindacali europee e del Mediterraneo per il prossimo 6 febbraio. L’Usb spiega che l’iniziativa prende spunto dalla dalla dichiarazione “I lavoratori portuali non lavorano per la guerra” sottoscritta a Genova lo scorso 26 settembre nella quale si chiede di porre fine al genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, apertamente sostenuto d dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, di aprire corridoi stabili per gli aiuti umanitari, di respingere il piano di riarmo della UE e di rivendicare i porti europei e mediterranei come porti di pace.

“”Il genocidio – sottolinea Usb - è ancora in corso, così come molte altre guerre, mentre è ormai chiaro come il piano di riarmo richieda la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche necessarie per i preparativi di guerra. Questi piani di riarmo sono accolti con favore dagli armatori e dagli operatori portuali, poiché consentono una forte spinta verso l'automazione, una riduzione dell'occupazione e un'erosione delle libertà sindacali, con l’economia di guerra che sta tagliando i salari, i diritti e le tutele in materia di salute e sicurezza dei lavoratori portuali, compresa la riduzione dell'orario di lavoro”.

Nella giornata del 6 febbraio i lavoratori portuali di tutta Europa e del Mediterraneo manifesteranno e sciopereranno insieme, ricorrendo a ogni forma di azione, Ciò, per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra,  per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali”.

Usb spiega che la mobilitazione è necessaria anche per opporsi al piano di riarmo dell'UE e per fermare l'imminente piano dell'UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche e per respingere i piani di riarmo come porta d'accesso a un'ulteriore privatizzazione e automazione dei porti e per opporsi agli effetti dell'economia di guerra sui nostri salari, diritti e condizioni di salute e sicurezza.

USB Porti Italia, Enedep Grecia, Organization Democratique du Travail Marocco, Liman-Is dalla Turchia e LAB dei Paesi Baschi lanciano un appello a tutti i sindacati portuali europei, mediterranei e internazionali che condividono queste preoccupazioni, invitandoli a partecipare a questa giornata di protesta.

Primo piano
I nostri soldi

Nuovo Isee 2026, rivoluzione in Toscana: chi ci guadagna e come funziona

di Redazione web
Speciale Scuola 2030