Livornina d’Oro a Igor Protti: «Quarant’anni d’amore amaranto» – Video
La giornata speciale: cori, fumogeni, striscioni, applausi e tanta emozione. Il gemello del gol Lucarelli: «Una città intera vuole festeggiare la vittoria più importante nella partita che sta combattendo»
LIVORNO. «Per i suoi baldi e gloriosi campioni». Una delle motivazioni per cui Igor Protti ha meritato la Livornina d’Oro è scritta nell’inno amaranto che i tifosi cantano a fine cerimonia davanti a Palazzo Comunale. Ma non può bastare per l'onorificenza più importante della città. Oltre al calciatore che ha regalato gioie indimenticabili al popolo livornese, dietro c’è l’uomo: educazione, rispetto e signorilità apprezzate in tutta Italia. L'appartenenza e l'amore verso una città.
Che, da ieri, 3 gennaio, una volta di più, è casa sua. Nato a Rimini, ma livornese per sempre. Per Protti si è riempita la Sala Consiliare di Palazzo Comunale. Oltre al sindaco Luca Salvetti, c’era la giunta al gran completo, il consiglio comunale, la famiglia, gli amici di sempre, i compagni di mille battaglie sul campo e una marea di tifosi.
Il signore delle Reti e i tifosi
Tutti lì, tutti per lui, il Signore delle Reti. Protti arriva in piazza del Municipio intorno alle 15,45. Ad attenderlo sotto alla scalinata del Comune ci sono almeno 300 tifosi, diventati poi 500 a fine cerimonia. “Senso di appartenenza, per te la meritata riconoscenza, forza Igor”, lo striscione della Curva ad attenderlo. Fumogeni, bandiere e quel coro che ogni volta che un livornese intona, nonostante lo faccia da quarant’anni, non può non fargli venire i brividi. “Quando Igor Protti segnerà, un boato al cielo s’alzerà e sotto la curva correrà: Igor Protti capo degli ultra”. Il magico 10, che sta lottando contro la malattia, prova a nascondere l’emozione sotto alla mascherina, si intravedono le lacrime e gli occhi rossi. Ringrazia la sua gente e sale in Comune insieme al sindaco Luca Salvetti.
«Non ho mai visto la sala così piena, soprattutto di sentimento – esordisce il primo cittadino -. In 45 anni da quando è stata istituita la Livornina d’Oro, è stata assegnata a grandi personaggi della nostra città che hanno operato per il bene di Livorno e dei suoi cittadini. Igor è stato il calciatore più forte e importante della storia amaranto, ha regalato ai noi livornesi imprese straordinarie e ha dimostrato quanto si possa amare una città e la sua gente».
Il gemello del gol
Grande emozione anche per il presidente del Consiglio Comunale Pietro Caruso. «Protti la Livornina d’Oro la porta cucita addosso già da anni. In un mondo come quello del calcio senza più bandiere, Igor è invece emblema di appartenenza e amore verso una maglia e una città». Spazio quindi a Cristiano Lucarelli, altra metà dei Gemelli del gol, loro due che hanno riportato il Livorno in A e fatto sognare la città a suon di reti. «Il sindaco ha detto che questo premio è stato dato a persone che si sono distinte in ambito sociale, culturale-sportivo ed economico. Faccio una battuta, perché il rapporto tra me e Igor ormai lo conoscete, sapete tutti ciò che ci lega in modo indissolubile. Sul lato sociale è stato un orgoglio e una speranza per chi come me andava in Curva e sperava di vestire l’amaranto. Sul lato sportivo nessuno più di lui lo merita. Però non mi torna l’aspetto economico (sorride, ndr). Piange fisso miseria».
E giù risate, prima della precisazione di Salvetti. «Era abituato a parlare con Spinelli». Poi Cristiano si fa serio: «Parlo a nome di una città. Vogliamo festeggiare insieme a Igor la sua vittoria più importante in questa partita così difficile che sta combattendo. C’è una città, ci sono 160mila persone disposte a buttarsi nel fuoco per lui e pronte ad aiutarlo se ne ha bisogno». Il momento di Protti è solenne. Dalle retrovie arriva una sciarpa: non poteva iniziare il discorso senza l’amaranto al collo. Lo aveva già addosso, col colore del maglione, ma con la sciarpa è come se per un attimo avesse indossato di nuovo la 10. Sugli schermi della sala sono appena scorse le immagini di Treviso, del gol più importante della storia del Livorno.
Le parole di Igor
Igor prende la parola, con il suo aplomb, velato però da tanta emozione: «Grazie a tutti. Alle istituzioni, ai tanti amici e alla mia Curva, mi permetto di dire, che mi fa piangere ogni volta. Non immaginavo di trovarmi in una situazione così coinvolgente». Il nastro dei ricordi si riavvolge. «Quella di oggi è una giornata che comincia quarant’anni e sei mesi fa. In una cucina di Rimini, insieme alla mia famiglia, quando mi dissero che ero stato venduto dalla squadra della mia città, o alla Primavera del Milan o al Livorno in Serie C e io scelsi l’amaranto. Di questa città non sapevo niente, solo che fosse un posto di mare. Una volta arrivato è scoccata una scintilla, mi chiamavano “il bimbo”. Mi sono innamorato della città, della gente, della maglia. La società però nel 1988 era in difficoltà e mi vendette per incassare soldi, poi fallì l'anno dopo».
La Livornina d’Oro
Nel 1999 il ritorno in amaranto. «Era una promessa che avevo fatto. Avevo vinto tre anni prima il capocannoniere in A, ma io volevo solo tornare a Livorno. Presi la macchina, andai a Genova da Spinelli e firmai il contratto come era, non c’era margine di trattativa (ride, ndr). E quella scintilla è diventato un fuoco. C’è un filo che ci lega, un patto d’acciaio. Abbiamo vissuto momenti difficili e straordinariamente belli». Uno sguardo, quindi, alla Livornina d’Oro. «È un premio di un’importanza pazzesca, è il massimo. Ci sono dentro quarant’anni della mia vita. Vi dico grazie. È una parola piccola, spesso utilizzata anche in modo banale per essere gentili. Per me dentro ci sono rispetto, stima, affetto e amore. E un grande senso di responsabilità: dovrò esserne sempre all’altezza, in onore vostro».
