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Volontari aggrediti a Livorno, arrivano le scuse: «Ero preoccupata per mio figlio»

Volontari aggrediti a Livorno, arrivano le scuse: «Ero preoccupata per mio figlio»<br>

I soccorritori hanno raccontato di essere stati aggrediti dai genitori del paziente poi hanno deciso di non denunciare. La mamma: «Abbiamo esagerato, ma lui aveva bisogno subito della barella»

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LIVORNO. «Mio figlio perdeva molto sangue e noi eravamo preoccupatissimi. Ecco perché c’è stata quella spintarella, di cui chiedo scusa. Ma lui aveva bisogno di essere trasportato urgentemente al pronto soccorso e serviva una barella subito». A parlare è la mamma del ragazzo che nella serata del 12 dicembre è stato soccorso in casa dalla squadra della Misericordia di via Verdi. I volontari hanno raccontato di essere stati strattonati e spintonati dal padre del giovane e minacciati dalla madre.

I soccorritori, nello specifico, sono intervenuti alle Sorgenti dopo aver ricevuto una chiamata per un ragazzo sanguinante in casa. Quando sono arrivati sul posto hanno notato la presenza di un grosso cane e hanno fatto presente che non sarebbero entrati nella proprietà fino al ripristino delle condizioni di sicurezza. «Il padre del ragazzo a quel punto ha preso la volontaria per un braccio e l’ha tirata dentro – ha raccontato uno dei soccorritori presenti – e poi se l’è presa anche con me. Ci sono state anche minacce». Inizialmente intenzionati a sporgere denuncia, i volontari hanno poi deciso di lasciar perdere.

La mamma del giovane adesso racconta i fatti dal suo punto di vista perché, dice, «voglio far capire che non siamo impazziti all’improvviso cominciando a picchiare dei volontari». Intanto «non ci sono stati calci, pugni o schiaffi. Ma c’è stata una spintarella». La donna spiega che «mio figlio ha avuto un’operazione chirurgica e il medico ci ha detto di chiamare il 118 nel caso in cui si fossero verificati fenomeni di sanguinamento. Quel giorno è successo. La sua ferita sanguinava molto, c’era una emorragia e, per questo, abbiamo chiamato i soccorsi. Quando sono arrivati i ragazzi, abbiamo spiegato che il cane era buono e, comunque, avevo anche proposto loro di passare da un’altra porta accanto in un appartamento diviso per prendere il figlio con la barella facendolo uscire dal cancello». Poi, «di fronte al rifiuto», lo strattonamento e le minacce «di cui mi scuso. Avevamo l’ansia di far portare nostro figlio in ospedale e ci serviva urgentemente una barella. Poi lui all’ambulanza è arrivato a piedi». 


 

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