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Perdersi tra le colonne del Vescovado: a Livorno il Chiostro segreto voluto dai Lorena

di Maria Teresa Giannoni
Perdersi tra le colonne del Vescovado: a Livorno il Chiostro segreto voluto dai Lorena

Un’oasi di verde e pace: alla scoperta della storia del seminario vescovile Gavi. Zargani: «Nasce su quel che resta del Camposanto Nuovo del 1775 di Pellegrini»

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LIVORNO È sicuramente tra i luoghi meno conosciuti di Livorno, meno visitati, eppure è fortemente suggestivo. Stiamo parlando del Chiostro del Vescovado, in via del Seminario, che si può vedere una volta che si decida di entrare al Museo Diocesano per ammirare le collezioni di oggetti sacri e paramenti preziosi provenienti dalle chiese della diocesi (il museo, a entrata gratuita, è aperto la mattina).

È una sorta di viaggio alla scoperta di quello che per molti è un Chiostro segreto. Magari qualcuno lo ha intravisto, altri ne hanno sentito parlare. Altri ancora sicuramente lo avranno visitato: il Tirreno lo svela.

Il maestoso colonnato

Per prima cosa si rimane colpiti dalle grandi dimensioni di questo chiostro che è chiuso da un colonnato maestoso con al centro alberi e aiuole: siamo abituati ai chiostri antichi che hanno perimetri molto più ridotti. Il Chiostro è visitabile negli stessi giorni di apertura del Museo diocesano, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 (ingresso libero).


Il cimitero del 1775

Il colonnato è quello che resta del Camposanto Nuovo, un cimitero realizzato nel 1775 su progetto di Ignazio Pellegrini, che ebbe vita breve (aperto nel 1777): fu smantellato nel 1804. E tra il 1846 e il 1851 proprio lì, intorno al colonnato, fu edificato il prestigioso palazzo firmato dall’architetto Gaetano Gherardi che fu dedicato a monsignor Girolamo Gavi, quarto vescovo di Livorno (la diocesi prima era a Pisa) che volle fortemente la creazione del seminario a Livorno. Tale quadriportico, oggi monumento nazionale, circondava il sesto Camposanto di Livorno, appunto, fatto edificare dal granduca Pietro Leopoldo.

All’epoca dei Lorena

Andrea Zargani, diacono, storico insegnante di religione, si occupa dell’archivio diocesano come vicedirettore e sa tutto sulla storia del Seminario: «Rimase quest’area così bella – continua Zargani – che stava a cuore a figure importanti della chiesa livornese, come don Giovanni Battista Quilici o il vescovo Raffaello De Ghantuz Cubbe, siromaronita e arabofono che creò diverse parrocchie, cosa che dimostra come nell’ 800 la città si fosse ingrandita e popolata. Monsignor Gavi alla fine riuscì ad ottenere il permesso dai Lorena per la costruzione del Seminario». Alla scoperta del chiostro. Gli occhi guardano e Zargani racconta. «Le colonne marmoree del chiostro furono bombardate durante l’ultima guerra – continua il diacono e storico – ma poi furono recuperate così come le cappelle dell’ex cimitero e i loculi profondi che erano stati inglobati nel Seminario che poi divenne anche collegio laico».

Tra sepolture e acque

Zona di sepolture, di acque e di continui cambiamenti in una Livorno che si era fortemente espansa al di fuori del Pentagono. A fare il punto sull’urbanizzazione della Livorno fuori le mura ci aiuta l’architetto Riccardo Ciorli, attento studioso oltre che grande divulgatore della storia livornese.

«Alla fine del ‘700 e di preciso tra il 1776 e il 1780 decadono molte delle norme che vincolavano l’area delle mura e quella ad essa accostata. In questa maniera viene liberalizzata la concessione edilizia nei sobborghi e vengono riconosciuti i borghi dei Cappuccini e il Borgo Reale già esistenti da tempo in modo quasi abusivo. In quell’epoca il Governo lorenese vieta la inumazione delle salme dentro le chiese e quindi viene dato inizio a spazi esterni tra cui quello prossimo al Rio Riseccoli dove si insediano il cimitero degli Ebrei, quello dei Greci e quello cattolico».

L’ex funzionario dell’Archivio di Stato dipinge, a parole, una vera e propria tela della Livorno che fu. «Le autorità decisero – spiega Ciorli - di realizzare il cimitero lungo la via per Pisa nella zona identificabile con l’attuale piazza Due Giugno. Aperto nel 1759 il cimitero cattolico era denominato della “Palla al maglio” perché era vicino al campo in cui si praticava questo gioco. Fu utilizzato fino al 1777 anno in cui fu aperto il “Camposanto Nuovo” quello del quale si conserva ancora il colonnato all’interno del Seminario».

La città che cambia

Anni di grandi trasformazioni in questa parte di città spesso messa in ombra a livello di conoscenza storica dal successivo avvento del liberty e della stagione delle Terme del Corallo. Ma ancora oggi, dopo i restauri di Palazzo Gherardesca che ospita il conservatorio Mascagni e del Palazzo De Larderel sede del tribunale, si possono ammirare opere grandiose di un’architettura in stile neoclassico che testimoniano quanto in città nell’800 si fosse affermata una solida stirpe di imprenditori: Francois Jacques de Larderel arrivava dalla Francia e avviò lo sfruttamento industriale dei soffioni boraciferi di Montecerboli (Larderello ha preso il nome da lui). In questi ultimi mesi poi i lavori nella piazza davanti alla chiesa di Sant’Andrea dovrebbero aver liberato un altro pezzo dell’area del Cisternone fino ad ora usata soltanto come parcheggio: certo ne soffre la fame di posti auto ma anche l’occhio vuole la sua parte e tra un po’ si dovrebbe avere una visione migliore dell’intera area. A pochi passi c’è poi il Cisternone, progettato dall’architetto Pasquale Poccianti sulla direttrice che fu il viale degli Acquedotti, così grandioso con il suo colonnato e con la mezza cupola, sta lì a testimoniare – come dice ancora Ciorli – come «il territorio circostante la città murata di Livorno è pieno di polle d’acqua delle quali la più famosa è quella detta dei Secoli posta vicino al Seminario. Oltre naturalmente alle fonti che costituiscono il complesso delle Fonti del Corallo». Polle d’acqua in zona che confluivano nel Riseccoli oggi interrato che scorre sotto a via Galilei.l

 

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